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Barcelona, Spain

House of Convexities

Flamenco y arquitectura

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Se l’architettura è musica di pietra i suoi “arti” possono danzare? L’architettura è ferma solo nelle immagini. Nella vita la sua condizione naturale è quella dell’attraversamento. E’ attraversata dagli uomini ma anche dalla luce.

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Dentro una casa tra incolte radure mediterranee e corrugate pareti di roccia, una luce attraversante, traforata da innumerevoli e strette lame reiterate, scrive e descrive con la sua grafia delebile e mutevole dei muri. Quanti possibili racconti racconterà questa luce durante un anno di vita?

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Un muro curvo prende in giro la luce. La luce bagna il muro, ma giunge il momento e il luogo in cui, oltrepassando la curvatura, prende la tangente, decidendo cosa sarà luminoso e cosa sarà oscuro. E questo passaggio suggerisce indefinitezza, mutevolezza, sfumatura, ineffabilità.

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Così l’architettura diventa luce interpretata attraverso gli “arti” dell’architettura. Come ombre della carne sulla carne, le cui forme sono al tempo stesso definite e definenti.

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Qui, come una danza di flamenco, il corpo si scompone, invade lo spazio attraversandone le sue potenziali articolazioni senza tuttavia definirlo, oppure, interpretandone le molteplici possibilità di attraversamento: carnoso e sensuale, ma al pari tagliente e preciso. Segreto ma luminoso. Racchiuso ma aperto a molteplici possibilità. Un corpo dentro un altro corpo. Compresso, sospeso e continuo nelle sue traiettorie curvilinee.

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Eppure, come in una danza di flamenco, lo sviluppo del movimento, il suo indefinibile ardore, è reso significante dall’istante successivo. Quell’istante immobile, ieratico, che sembra sfidare l’eternità.

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Così, liscio, alto e immobile, un muro oppone silenzio. E tale immobilità supporta paradossalmente il movimento precedente, dando senso al suo esistere.

Bottmuse