© Antonino Cardillo architect . Published on March 24, 2011.
Se l’architettura è musica di pietra i suoi “arti” possono danzare? L’architettura è ferma solo nelle immagini. Nella vita la sua condizione naturale è quella dell’attraversamento. E’ attraversata dagli uomini ma anche dalla luce.
© Antonino Cardillo architect . Published on March 24, 2011.
Dentro una casa tra incolte radure mediterranee e corrugate pareti di roccia, una luce attraversante, traforata da innumerevoli e strette lame reiterate, scrive e descrive con la sua grafia delebile e mutevole dei muri. Quanti possibili racconti racconterà questa luce durante un anno di vita?
© Antonino Cardillo architect . Published on March 24, 2011.
Un muro curvo prende in giro la luce. La luce bagna il muro, ma giunge il momento e il luogo in cui, oltrepassando la curvatura, prende la tangente, decidendo cosa sarà luminoso e cosa sarà oscuro. E questo passaggio suggerisce indefinitezza, mutevolezza, sfumatura, ineffabilità.
© Antonino Cardillo architect . Published on March 24, 2011.
Così l’architettura diventa luce interpretata attraverso gli “arti” dell’architettura. Come ombre della carne sulla carne, le cui forme sono al tempo stesso definite e definenti.
© Antonino Cardillo architect . Published on March 24, 2011.
Qui, come una danza di flamenco, il corpo si scompone, invade lo spazio attraversandone le sue potenziali articolazioni senza tuttavia definirlo, oppure, interpretandone le molteplici possibilità di attraversamento: carnoso e sensuale, ma al pari tagliente e preciso. Segreto ma luminoso. Racchiuso ma aperto a molteplici possibilità. Un corpo dentro un altro corpo. Compresso, sospeso e continuo nelle sue traiettorie curvilinee.
© Antonino Cardillo architect . Published on March 24, 2011.
Eppure, come in una danza di flamenco, lo sviluppo del movimento, il suo indefinibile ardore, è reso significante dall’istante successivo. Quell’istante immobile, ieratico, che sembra sfidare l’eternità.
© Antonino Cardillo architect . Published on March 24, 2011.
Così, liscio, alto e immobile, un muro oppone silenzio. E tale immobilità supporta paradossalmente il movimento precedente, dando senso al suo esistere.