© Fabrizio Rossi Prodi . Pubblicata il 24 Giugno 2008.
Il nuovo edificio del Dipartimento di Biotecnologie Agrarie sorgerà nel Polo Scientifico e Tecnologico di Sesto Fiorentino, allineandosi ad altri dipartimenti di Agraria in 4 lotti contigui, che suggeriscono una disposizione prevalentemente longitudinale dei corpi di fabbrica, sui fianchi di un giardino che attraversa tutto il complesso. Il Dipartimento di Biotecnologie Agrarie interpreta questa divisione in due corpi paralleli unendoli con un ponte al piano primo, completamente libero a piano terra e sorretto da esili pilastri. E’ composto da 3 piani fuori terra con studi e laboratori, più un piano tecnico in copertura per gli impianti tecnologici e un piano interrato per depositi. Le due ali dell’edificio sono suddivise al loro interno in 4 fasce: sulla strada si trovano i laboratori, più internamente è collocato il corridoio per la distribuzione orizzontale, poi i servizi e i locali tecnici e nella fascia interna, prospiciente il giardino, gli studi e le sale riunioni. Il giardino e gli studi sono fortemente connessi. L’ingresso è posto sotto al ponte e comprende un grande spazio con un triplo volume completamente aperto su cui si affacciano i ballatoi degli ascensori e una sala comune. E’ un volume vetrato su tre lati a cui sono affidati quei valori di rappresentanza tipici di un edificio pubblico. Le teste dei due corpi esterni presentano delle logge su tutti i livelli, denunciando e mettendo a nudo la sezione trasversale dell’edificio. Alcune fasce planimetricamente identiche sono sfalsate e leggermente ruotate. I piani disassati delle facciate interne enfatizzano la profondità del giardino con un effetto cannocchiale e ne moltiplicano le visuali inflettendone gli spazi con angolature differenti, esaltandone il ruolo come vero protagonista del progetto e ideale completamento degli studi. Il vuoto, le sue misure e i suoi ritmi sincopati generano l’ordine compositivo di questo progetto. I volumi si replicano e variano, sono interrotti ancor prima di raggiungere il confine e mostrano nella sezione la propria organizzazione interna, esprimendo la propria virtuale disponibilità a dilatarsi senza più limiti. Anche i volumi affacciati sul giardino sono pensati come cavità virtuali che trovano compimento nel vuoto interposto degli sguardi, degli alberi e dei percorsi esterni. Per questo le facciate non esistono più come tali e sono semplici diagrammi dello spazio interno costruito. Per questo non è concepibile ciascun singolo fabbricato – o padiglione – concluso in se stesso, ma solo come fattori di un’unità compositiva più vasta, di ordine paesaggistico, che trova il suo luogo centrale nello spazio collettivo esterno dal disegno variato, proprio come ricomposizione di frammenti di paesaggio. Nei laboratori e studi di Biotecnologie, il principio della visione dello spazio aperto, viene rafforzato dal tema funzionale specifico, che il progetto assume su un piano direttamente metaforico: le biotecnologie studiano e manipolano la natura, imitano e ricostruiscono, ogni elemento trova il suo doppio, come nelle clonazioni, ma le ripetizioni non sono mai identiche a se stesse, e la serie risulta variata in questo gioco di osservazioni reciproche fra soggetto e oggetto di studio, fra uomo e natura, fra ordine e caos. Il progetto cerca di esprimere questa dualità e poi sviluppa la serie variata e mai completamente uguale a se stessa, la disseziona e ne studia il punto di crisi. Ma il compimento del progetto non rimane negli edifici: è piuttosto nello spazio vuoto interno che dà loro vita e fissa l’alleanza fra massa cava e spazio, realizzando un unicum che copre l’intero isolato, e oltre. In questo sistema di visioni incrociate e di esperienza spaziale multidirezionale e riflessa, si conferma e si sfrutta la crisi dei principi tradizionali della prospettiva e della composizione.
© Fabrizio Rossi Prodi . Pubblicata il 24 Giugno 2008.
© Fabrizio Rossi Prodi . Pubblicata il 24 Giugno 2008.
© Fabrizio Rossi Prodi . Pubblicata il 24 Giugno 2008.
© Fabrizio Rossi Prodi . Pubblicata il 24 Giugno 2008.
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