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Berchidda (OT), Italia

Riqualificazione dello spazio pubblico del centro storico

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Nella sua struttura urbana sono evidenti i segni del radicale mutamento di rapporti avvenuto nei decenni di passaggio dal XIX al XX secolo, quando da un sistema territoriale dall’infrastrutturazione debole, nel quale la rete viaria era in larga misura equipollente, isotropa, costituita dalle maglie di connessione locale tra i villaggi – e dunque Berchidda era attraversata, era un ganglio nella rete dei percorsi – si passa ad una situazione nella quale i nuovi elementi infrastrutturali, strada e ferrovia a fondovalle, mutano i rapporti del sistema insediativo, costituendo l’asta principale rispetto alla quale si risulta marginali. Alla quale ci si collega, senza esserne attraversati…

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Ma gli episodi di progressiva modificazione o sostituzione edilizia non hanno introdotto nel nucleo storico eversivi mutamenti nei rapporti tipo-morfologici. Gli isolati, molto compatti, privi di spazi aperti al loro interno, definiscono i fronti stradali con cortine murarie continue ma frequentemente variate e articolate nella direzione di giacitura – essendo sostanzialmente immutato il profilo di primo impianto – e necessariamente permeabili, essendo la strada unico affaccio possibile.

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La permanenza dei rapporti tra strada e edificio è in forte relazione con i caratteri tipologici originari. Sono i caratteri del nord della Sardegna, dove risultano determinanti distanza e alterità tra luogo dell’abitare e luogo della produzione e del lavoro: se nella casa non esistono spazi strumentali, non si pone il problema della relazione di questi con lo spazio domestico e lo spazio pubblico. Il passaggio dalla casa alla strada non conosce dunque mediazioni – qualunque spazio semipubblico interno alla casa (corte o cortile) non avrebbe senso – per di più in una situazione nella quale per evidenti ragioni orografiche non si dispone di ampie superfici in piano. E dunque gli unici fronti sui quali aprire finestre sono quelli stradali.

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La conseguenza di tutto questo è un’edificazione compatta, estroversa anche se severa (si pensi, per l’opposto, alla introversione dei centri agricoli di pianura dove il tipo è la casa a corte), con la strada che è spazio collettivo e luogo di scambio. Sono rapporti e caratteri, come si vede, già marcatamente urbani, ab origine.

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I progetti per Berchidda riguardano, appunto, il suo centro storico, e sono compresi in un “Programma integrato” per il cui studio l’analisi urbana è stata indispensabile punto di snodo. Tanto più per il disegno delle nuove pavimentazioni stradali, che, forse in maniera più urgente rispetto ad altri temi, pone la questione del rapporto tra le scale. La pone anche fisicamente, operativamente… Non sai su quale dimensione di carta devi disegnare: lastra per lastra, ogni taglio e dettaglio, su un foglio sterminato; o sull’impianto urbano, sulle determinanti ambientali, e dunque su una carta al 500 o al 1000, che racchiude in un colpo d’occhio le ragioni di una struttura tipo-morfologica… Ma pone, soprattutto, la questione della attualità del segno, ovvero di come si possa essere contemporanei (doverosamente, consapevolmente, e senza alibi conservativi né rimozioni epocali…) senza essere intrusivi. Rispetto a spazi urbani che sono un mondo, con una stratificazione possente e insieme vulnerabile, che esigono garbate ma vitali attenzioni. Cotture a fuoco lento…

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Marcatamente anticlassiche, le geometrie irregolari dei tracciati e le continue variazioni dei fronti, morbide o sincopate che siano, non sono compatibili con stereotipi anacronistici legati alla “magnificenza civile”, con quelle modalità ordinatrici e quegli apparati decorativi così estranei per provenienza e dimensioni dei modelli, seppure apparentemente così rassicuranti. Piuttosto, le originarie “necessarie” irregolari complessità possono rivelarsi matrice di una declinazione attuale, di una modernità altrettanto necessaria, fatta di segni – e materiali, e costruzione – tanto radicati nella concretezza del luogo quanto ammiccanti all’altrove…

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