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Granarolo dell'Emilia (BO), Italia

Light Studio

Atelier di progettazione e design nella campagna bolognese
Tomas Ghisellini Architetti, Alessandro Gaiani, Gianluca Cattoli

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Il recupero e la ristrutturazione di un edificio incluso nell’ambito di una pregevole corte colonica della campagna bolognese, offre l’occasione per una riflessione sul rapporto di possibile coesistenza tra eredità della tradizione locale ed innovazione dei linguaggi architettonici contemporanei. All’interno di una porzione dell’edificio su strada trova collocazione la nuova sede di ++ARC srl, società di Architettura, Ricerca e Comunicazione fondata nel 2001.

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Le essenziali scelte progettuali prevedono per l’edificio non soltanto un’indispensabile azione di “mantenimento” formale, ma pure un intervento di “ripristino” tipologico. Quando si interviene su architetture esistenti non basta soltanto e semplicemente salvaguardarle, proteggerle od aggiustarle, ma è necessario procedere oltre, prendendo coscienza della necessità di inscrivere le dimensioni di ‘permanenza’ e ‘continuità’ nel processo di modificazione dell’edificio per allocare nuove funzioni, soprattutto attraverso la comprensione del ‘carattere’ dell’edificio stesso. Se ci si interroga allora sulle modalità di trasformazione di una costruzione esistente risulta certamente chiaro come essa debba generare una forma, ma è altrettanto vero che essa deve originare un sistema continuo, in qualche modo confermare quella stessa continuità in cui s’inscrive. L’approccio morfo-tipologico ha rappresentato il principio guida nel procedimento di trasformazione della casa colonica all’interno della corte stessa. La casa oggetto di trasformazione è un edificio a pianta quadrata, con tetto a padiglione e struttura portante in legno, sviluppata su due piani. Così come in passato gli edifici residenziali rurali disponevano di una serie di dotazioni comuni (il camino, l’angolo cottura, ecc.), nel caso del progetto in esame, i caratteri della contemporaneità trovano espressione proprio nelle differenti dotazioni interne: un blocco scala, il nucleo servizi, lo spazio continuo. L’edificio è interessato da un intervento in cui viene mantenuta l’impostazione tipologica di base con alcune modifiche che la contemporaneità ha introdotto nel vivere dell’oggi (bagni ai piani e nuovo dimensionamento degli spazi). Il progetto prevede in particolare l’inserimento di due blocchi “funzionali” contenenti i servizi, concepiti come “oggetti” posizionati all’interno dello spazio preesistente. In questo senso i nuovi elementi aggiunti che suddividono e strutturano lo spazio sono concepiti come entità indipendenti dal recinto strutturale delle murature portanti. Al piano terreno un unico grande spazio fluido è ripartito in ambiti conclusi da piani di vetro opalino; grandi superfici semitrasparenti, in parte mobili, che consentono di disegnare ingresso, sala d’attesa, sala riunioni e studiolo per mezzo di quinte luminescenti; diaframmi permeabili che assorbono e diffondono la luce naturale mescolandola continuamente, in un gioco di alternata supremazia, a quella artificiale che piove dagli apparecchi illuminanti sospesi. Il colore chiaro delle pareti, la presenza diffusa del vetro ed il pavimento in battuto di cemento lucidato conferiscono allo spazio qualità tattili e metamorfiche; la sala riunioni, avvolta da riflessi, bagliori e luminosità gentili, fa propri i cambiamenti meteorologici restituendoli agli abitanti sotto forma di differenti e mutevoli “allestimenti atmosferici”. In posizione rappresentativa, ed in diretta connessione con l’ingresso, una scala ad unica rampa conduce al piano sopraelevato riservato alle attività operative. Qui, a rendere esplicita l’indipendenza funzionale e fruitiva rispetto al piano terra, il pavimento in cemento si tramuta in legno, e il vetro in massa opaca. Pochi elementi partitivi, che accolgono pure, integrandole, tutte le componenti d’arredo e le dotazioni tecniche, suddividono il grande open space in due ambiti precisi: uno studiolo ed una sala di lavoro in cui tutti gli operatori possono comunicare ed interagire costantemente. Le pareti guadagnano spessore per accogliere dotazioni e strumenti di lavoro; impianti tecnici e strumentazione tecnologica scompaiono fra scrivanie simili a cubi di legno. Il contatto fra superfici e materiali diversi è risolto nella tensione degli avvicinamenti, delle fughe e dei “vuoti tecnici” intagliati da profili metallici. La luce naturale penetra dalle finestre perimetrali e da aperture praticate sulla copertura a falde; lo spazio, luminoso ed ammorbidito dalla presenza dominante del legno, offre agli abitanti un ambiente di lavoro gradevole e percettivamente interessante.

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