Interno della Vetreria Bordoni di San Paolo nel 1917. (Amedea Sartoris, nonna del sottoscritto, è la quinta da sinistra sul fondo, di profilo).
© Alfredo Passeri . Pubblicata il 06 Luglio 2008.
IL RETTORATO E LA FACOLTA’ DI GIURISPRUDENZA DI ROMA TRE A DIECI ANNI DALL’INIZIO LAVORI di Alfredo Passeri
Giorgio Passeri, olio su tela della Vetreria (1955).
© Alfredo Passeri . Pubblicata il 06 Luglio 2008.
Eredità, memoria e interpretazione dell’Architettura di “fabbrica”: il caso delle ex Vetrerie Riunite di Angelo Bordoni di San Paolo
Le condizioni dell’ex Vetreria negli anni Settanta.
© Alfredo Passeri . Pubblicata il 06 Luglio 2008.
Del caso Vetreria, nel tempo, si sono occupati numerosi studiosi e in diverse epoche. Pur non avendo notizie sicure dell’appartenenza dei progettisti al mondo degli ingegneri o degli architetti romani operanti negli anni Dieci e Venti, il richiamo a canoni tipologici analoghi è evidente sia nelle scelte operate nel disegno delle facciate, sia nell’uso dei materiali. Molti dei decori si riallacciano, infatti, alle architetture note e molto pubblicate nei manuali specialistici. Queste architetture industriali sembrano indulgere, poi, verso alcuni motivi ricorrenti nell’arte del costruire del tempo, con quella perizia non scritta ma ricca e compiuta. La ripartizione, rispetto ai canoni classici dell’opificio romano è fortemente segnata da marcapiani, da lesene, dall’uso discreto del mattone che, quando non c’è l’intonaco, inquadra la continuità delle finestre. Il gioco dei volumi arretrati, che permettono la distribuzione di grandi luci, era studiatissimo, per esempio. Il cemento armato che si sperimentava in quegli anni, rappresentava il segno più caratteristico dei grandi manufatti della Vetreria Bordoni, alti perfino 15-18 metri, accostati alle due ciminiere che svettavano per altezza anche doppia. Il complesso non aveva alcuna peculiarità specifica se non quella di essere estremamente funzionale alla produzione. Era dotato di uno scambiatore merci per permettere ai vagoni ferroviari di penetrare dentro l’area e occupava per gran parte il fronte di Via Giulio Rocco lasciando a quello della Via Ostiense l’accesso migliore e più consono agli uffici che si anteponevano, così, ai manufatti industriali veri e propri più arretrati. Ampi spazi liberi costituivano il deposito a cielo aperto dei vetri colorati, delle bottiglie e delle lastre trasparenti. Il loro luccicare era così attraente da rendere questa fabbrica la più nota perché essa accoglieva da sempre anche le lavorazioni considerate “artistiche” e, quindi di per se stesse, ad appannaggio di categorie di clienti benestanti. Negli anni Settanta, quando la fabbrica aveva ridotto notevolmente la produzione, già si parlava di nuova destinazione a terziario e di compatibilità con il “direzionale”. Ricerche sulla possibile nuova destinazione produssero un’attenzione sconosciuta per questa sorta di reperto archeologico industriale, difficile da collocare nel contesto urbano di allora – tutto votato al residenziale – e ancor più difficile da manutendere e gestire. Tra il ’70 ed il ’90 il declino della fabbrica, il degrado, la fatiscenza dei manufatti (soprattutto delle ciminiere) indussero la proprietà ad iniziare graduali demolizioni, fino al risultato dell’abbattimento integrale e senza appello di tutti i resti (1989), ad esclusione della palazzina degli uffici.
© Alfredo Passeri . Pubblicata il 06 Luglio 2008.
Il Rettorato, la Facoltà ed il Dipartimento di Giurisprudenza di Roma Tre
© Alfredo Passeri . Pubblicata il 06 Luglio 2008.
L’esigenza primaria dell’Università, bisognosa di espandersi, ha utilmente permesso di recuperare un comparto di città altrimenti perduto, o lasciato a casuali interventi di riempimento. Tale comparto è certamente da annoverare tra le più importanti iniziative del Rettore Biancamaria Tedeschini Lalli ed è unanimemente indicato come una delle “grandi opere” volute da Roma Tre, dal Comune di Roma, da un’imprenditoria “illuminata”. Il complesso della ex Vetreria, divenuta oggi sede universitaria moderna, ha perseguito il tracciato di una sorta di projet financing ante litteram. Il privato ha finanziato totalmente l’opera dando la possibilità all’Istituzione pubblica di accantonare i fondi per l’acquisto, una volta che essa fosse stata completata. Oggi tutto ciò è materialmente visibile nella dimensione di un’Architettura costruita. L’immaginario considera da tempo il complesso della ex-Vetreria (fin dalla sua nascita) una “moderna fabbrica del sapere” perché, tra l’altro, tutti sanno dell’impegno notevole profuso per realizzare l’opera da parte di Roma Tre, del Comune di Roma e dell’Imprenditore ing. Alberto Ginobbi. La qualità architettonica è stata il motivo conduttore; la bellezza l’obiettivo per una vera modificazione-creazione-innovazione. L’ex Vetreria ha il sapore di un razionalismo rivisitato, più propriamente connotato in termini attuali, di post-razionalismo. Con il suo Rettorato e con la sua Facoltà di Giurisprudenza, Roma Tre rievoca le architetture chiare, trasparenti, luminose e tecnologiche di tutte le Capitali d’Europa. A dieci anni dall’inizio del cantiere (luglio 1998) ha mantenuto integro tale sapore.
© Alfredo Passeri . Pubblicata il 06 Luglio 2008.
Progettato dal sottoscritto con il collega Giuseppe Pasquali, il complesso ex Vetreria rappresenta una vera anomalia, non solo perché rispetta fedelmente i contenuti e le prescrizioni del Secondo Accordo di Programma, ma per la qualità realizzata. Il tracciato compositivo posto a base del progetto preliminare, nel definitivo e nell’esecutivo, è stato rigorosamente assunto quale base di partenza. Tali decisioni hanno comportato l’accettazione di rigide regole sulle quali il progetto iniziale si attestava: ogni deroga a simile condizionante impostazione avrebbe rappresentato una nuova progettazione integrale, senza dare continuità ne formale ne intellettuale alla politica culturale dell’Ateneo. La convenienza che ha prodotto una simile iniziativa è tutta legata al mondo imprenditoriale: un ottimo affare per l’Università e per il privato imprenditore. L’Ateneo, in un tempo impensabile con le procedure ordinarie, ha acquisito un bene ricco di spazi universitari differenziati che incrementano notevolmente il patrimonio; il privato (proprietario e costruttore) oltre al ricavo ottenuto in tempi da record, ha rilanciato l’immagine dell’imprenditoria romana, dimostrando che con le pubbliche amministrazioni si può lavorare in reciproco accordo, producendo qualità. Un’esperienza unica, che è possibile fare a consuntivo di un’opera, in “concordia” forse inusuale tra enti pubblici, privati imprenditori e costruttori, architetti liberi professionisti. In qualità di progettista ho toccato con mano che nessuno vuole più progetti di scarso valore. Perfino le Istituzioni parlano di “marchio doc sui progetti”. Ovvero chiedono obbligatoriamente la certificazione definitiva. L’impegno economico per essa è stato di 61.600.000.000 di vecchie Lire, pari a circa 32 milioni di € per una superficie di mq. 26.275.
© Alfredo Passeri . Pubblicata il 06 Luglio 2008.
Un strano destino mi lega a questo luogo, evidentemente. Mia nonna Amedea Sartoris madre di mio padre, durante la Prima Guerra Mondiale, lavorò ventiduenne come operaia alla Vetreria Bordoni (1917). Mio zio Giorgio Passeri dipinse nel 1955 una tela raffigurando la Vetreria con i suo colori originali: rosso, bianco, grigio, ocra. Essendo nato alla Garbatella, ho frequentato negli anni Sessanta l’allora Liceo Scientifico “Castelnuovo” di Via Libetta, vivendo quotidianamente gli odori forti ed acri della Conceria di quella strada, i rumori del traffico per i Mercati Generali e, soprattutto, i bagliori, i riflessi e le luminosità dei prodotti della Vetreria che guardavo con curiosità ogniqualvolta percorrevo Via Giulio Rocco per andare a casa, passando per Piazza Benedetto Brin fino al Largo delle Sette Chiese. Infine, l’incarico di progettare la sede del Rettorato, della Facoltà e del Dipartimento di Giurisprudenza (1996-97, fino al 19 ottobre del 2000 giorno dell’inaugurazione) della mia Università, dove lavoro come Docente di Estimo, costituisce una straordinaria filiera di eventi, sicuramente non casuali.
© Alfredo Passeri . Pubblicata il 06 Luglio 2008.
Lo scritto che precede è stato pubblicato in forma più ampia in: (a cura di E. Torelli Landini) Roma, memorie della città industriale, storia e riuso di fabbriche e servizi nei primi quartieri produttivi (in particolare: Alfredo Passeri “Le Vetrerie Riunite Bordoni, oggi Rettorato e Facoltà di Giurisprudenza di Roma Tre”, pp. 191-195), Palombi Editori, Roma, 2007
© Alfredo Passeri . Pubblicata il 06 Luglio 2008.
“Un ringraziamento ad Oreste Vartellini per averci concesso le foto del complesso”.
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