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Civita di Bagnoregio (VT), Italia - Concorso - Febbraio 2008
Stefano Villani, Amelia Blundo, Daniela Pastore, T SPOON
Riqualificazione dell'accesso all'abitato di Civita di Bagnoregio (VT)
Segnalazione del concorso: Riqualificazione dell'accesso all'abitato di Civita di Bagnoregio (VT)
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Pubblicato il 08 Luglio 2008

Civita città sospesa

Civita di Bagnoregio è una città sospesa. Sospesa nello spazio, dove sembra fluttuare solitaria al di sopra del “mare increspato dei calanchi”, e sospesa nel tempo, che inesorabilmente erode le sue rocce e con esse la certezza della sua esistenza. Solida, resistente e tenace, e al contempo fragile, friabile e instabile, l’immagine di Civita esprime con forza il precario equilibrio tra elementi contrastanti, che è la chiave di lettura del carattere straordinario di questi luoghi. Il paesaggio, unico e surreale, è l’elemento essenziale col quale confrontarsi, e attraverso il quale misurare la qualità dell’intervento dell’uomo sulla natura. La sfida del progetto, in questi luoghi in particolare, è quella di trovare un linguaggio capace di confrontarsi in maniera forte con il paesaggio ma senza prevaricare il delicati rapporti costruiti nel tempo dall’uomo per abitare la natura.

L’attuale ponte che collega Civita a Bagnoregio appare invece privo della sensibilità necessaria verso l’ambiente in cui è inserito: la linea rigida e spezzata che descrive nello spazio non trova rispondenza alcuna nelle geometrie e nei segni forti del territorio. È questa indifferenza verso il paesaggio, ancor prima delle discutibili scelte formali e materiche, che rendono oggi necessario un ripensamento complessivo del ponte. Anche confrontando le diverse forme che ha assunto questo collegamento, nel corso della sua storia travagliata, emerge chiaramente che, a fronte di un miglioramento tecnico che ha permesso una maggiore sicurezza, stabilità e quindi funzionalità, sia stato completamente sacrificato il rapporto con il luogo che, sia le fragili passerelle in legno, che la possente struttura in muratura, esprimevano in maniera chiara ed inequivocabile. La presenza di un ponte nel paesaggio in ogni caso non è messa in discussione a favore di un possibile intervento paesaggistico che risolva la connessione attraverso strumenti differenti. Nella proposta progettuale infatti l’elemento ponte assume, oltre ad un valore funzionale, un valore simbolico e percettivo fondamentale. Il ponte è quell’anello mancante nel paesaggio capace di restituire simbolicamente e percettivamente il significato di Civita città sospesa nello spazio e nel tempo.

Il ponte: una geometria variabile

A partire da queste premesse concettuali e metodologiche il progetto del nuovo sistema di collegamento tra Bagnoregio e Civita trae origine da due scelte fondamentali che rispondono all’esigenza di coniugare le difficoltà tecniche con le possibilità espressive. Innanzitutto si è stabilito di abbattere il vecchio ponte conservando però i plinti di fondazione come punti di appoggio della nuova struttura. In secondo luogo si è scelto di restituire l’unità formale della connessione disegnando il ponte attraverso una linea continua e diretta.

La geometria del ponte è costituita quindi dalla composizione planimetrica di due linee: una curva che si sovrappone alla spezzata disegnata dai plinti originari, ed una retta che traccia un collegamento diretto. Nello spazio queste linee giacciono su un piano curvato che disegna una traiettoria morbida che stabilisce una relazione chiara con l’andamento del terreno. Questa geometria complessa trova il suo corrispettivo nella soluzione strutturale: una trave scatolare in acciaio che segue la linea curva disegnando un bordo dell’impalcato, sostenuta da pilastri a geometria variabile che assorbono le differenze di altezza imposte dall’andamento irregolare del suolo. L’impalcato si protrae a sbalzo dalla trave principale longitudinale, che segue la linea originaria dei plinti, così da assorbire, attraverso la variazione del pilastro e delle travi trasversali secondarie, l’eccentricità dell’asse verticale dei plinti rispetto all’asse mediano del tracciato del ponte. Questa soluzione tecnica permette quindi di coniugare la necessità di limitare al minimo l’intervento sul suolo con un linguaggio fortemente espressivo, capace di ritrovare un rapporto chiaro con il paesaggio.

L‘attacco del ponte a Bagnoregio

Nell’ambito dell’intervento un ruolo fondamentale è svolto due punti di attacco del ponte. La parte terminale di Bagnoregio costituisce l’ultimo “baluardo della civiltà”, il punto estremo da cui ammirare il paesaggio dei calanchi e l’immagine iconica della rocca di Civita, irraggiungibile e solitaria. Da un punto di vista funzionale è invece necessario dare una risposta convincente rispetto alle necessità di parcheggio per i visitatori. Il progetto prevede quindi la costruzione di un parcheggio interrato, coperto da un sistema di piazze e spazi verdi digradanti verso valle. La soluzione della circolazione veicolare prevede di spostare lateralmente la rampa di accesso al parcheggio sotterraneo, liberando lo spazio dalla presenza delle auto e restituendolo quindi alla mobilità pedonale. Il sistema di terrazzamenti, che si estende nell’area dell’attuale parcheggio, segue il pendio attuale e permette alla natura selvaggia di penetrare all’interno del sistema di spazi pubblici. La sistemazione disegna quindi un nuovo profilo che si protende verso il paesaggio come un molo nel mare, dal quale ammirare la vista della rupe e del profilo sottile del ponte che morbidamente la raggiunge.

L’arrivo a Civita

L’arrivo a Civita si propone invece di risolvere il problema della risalita al paese, garantendo un’accessibilità completa oggi impedita dall’eccessiva pendenza della rampa. Il progetto prevede di inserire un percorso scavato nella roccia che permetta di risalire all’interno del banco tufaceo attraverso una rampa e un ascensore. Il punto di arrivo è collocato all’interno di un rudere in prossimità della porta Santa Maria di accesso alla città. Si tratta di un percorso dai connotati espressivi e simbolici molto forti che vuole “liberare” il visitatore dall’immagine surreale della rocca, e stabilire un contatto fisico con la nuda pietra, con il ventre duro che sostiene Civita. La rampa elicoidale scavata nella roccia permette quindi di percorrere la sezione del banco tufaceo e di apprezzare nell’ascesa la sequenza dei vari strati geologici.

Capogruppo
T SPOON
Progettisti
Stefano Villani, Amelia Blundo, Daniela Pastore
Immagini (7)
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verso Civita
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verso Bagnoregio
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l’arrivo a Civita
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l‘attacco del ponte a Bagnoregio