“Costruire, Abitare, Pensare” la laguna di Venezia
”L’antica parola altotedesca per bauen, costruire, è buan e significa abitare che vuol dire rimanere, trattenersi” (1)
La laguna è il luogo in cui sperimentare l’equilibrio del rapporto tra uomo e natura, attraverso l’attivazione di forme di urbanità integrate in grado di sviluppare nuove relazioni con il territorio. E’ uno spazio abitato, e quindi uno spazio costruito. Nella città sull’acqua l’uomo modifica l’ambiente ma ha il compito di verificare costantemente l’equilibrio tra naturale e artificiale, dal quale dipende in modo inscindibile la sopravvivenza del suo insediamento, assumendo il ruolo di custode. Nel farlo costruisce paesaggi nuovi, abita il territorio attraverso una costante opera di cura tesa a predisporre uno spazio in costante mutamento ad accogliere la sua presenza stanziale. Le modifiche che la presenza dell’uomo ha apportato hanno trasformato la struttura ecofunzionale della laguna da continua a frammentata, rendendola assimilabile ad un mosaico. Gli ambiti sono le unità complesse di questo puzzle, dei tasselli aventi un carattere di ibridazione tra naturale e artificiale. Negli ultimi anni questa azione si è intensificata, generando variazioni irreversibili e compromettendo la complessità del sistema lagunare. Alcune parti della laguna sono infatti state travolte ma non coinvolte dall’opera dell’uomo. Il presupposto per abitare la laguna è però proprio quello di garantire l’equilibrio dinamico tra tutte le sue parti e la valorizzazione dei paesaggi che questo complesso sistema di relazioni è in grado di generare. Ciò appare possibile solo nel momento in cui ogni singola parte ritrova il suo ruolo nel quadro complessivo. “Un puzzle non è la somma di elementi che bisognerebbe dapprima isolare e analizzare, ma un insieme, una forma cioè una struttura:…non sono gli elementi a determinare l’insieme, ma l’insieme a determinare gli elementi.” (2). Da questo punto di vista il progetto assume la funzione di cornice ed ha il compito di mettere in evidenza il valore della diversità e della convivenza. La laguna può essere considerata un extra spazio, all’interno del quale costruire forme di “urbanità debole e diffusa” che “fanno riferimento a un concetto di reversibilità e di attraversabilità tipiche dell’agricoltura…dove l’architettura diventa una libera disponibilità di componenti, e non coincide più con il concetto di edificio e di tipologia stabile” (3). Questa architettura diventa struttura, dispositivo spaziale complesso in grado di attivare campi di relazione e funzioni mutevoli permettendo una costante contestualizzazione rispetto al fattore tempo e ambiente.
LANDSCAPE FACTORY
“Sono ore che avanzi e non ti è chiaro se sei già in mezzo alla città o ancora fuori. Come un lago dalle rive basse che si perde in acquitrini, cosí Pentesilea si spande per miglia intorno, in una zuppa di città diluita nella pianura” (4)
il progetto è fondato sulla lettura della laguna come un sistema diviso in ambiti, microcosmi distinti ma connessi tra loro da un rapporto di interdipendenza. L’attivazione di questo mosaico ambientale può generare paesaggi fisici e sociali inediti in grado di convivere all’interno dello stesso sistema territoriale. LANDSCAPE FACTORY è la costruzione di una struttura cognitiva e funzionale, un meccanismo in grado di fare da ponte tra la natura del territorio e la creazione di luoghi intesi come habitat sostenibili. Si tratta di un’infrastruttura complessa che ha l’obiettivo di attivare il potenziale racchiuso all’interno degli ambiti attraverso la realizzazione di una soluzione di continuità dei dispositivi dell’energia, della depurazione, della mobilità, dell’orientamento e dell’abitabilità. L’infrastruttura agisce a diverse scale ed è costituita dei seguenti elementi: la rete, che comprende il sistema dell’energia, della depurazione e della mobilità, agisce alla scala della laguna, sviluppandosi nei canali; i bordi attorno agli ambiti, dispositivi che segnalano, proteggono e orientano, costituendo, inoltre, il punto di contatto con la rete; i prototipi, unità di superficie abitabile mobile e flessibile all’interno degli ambiti. La rete, i bordi ei prototipi sono appendici delle seguenti trame territoriali.
ENERGIA: la laguna si configura come un sistema autonomo da un punto di vista energetico. Le isole dei forti acquisiscono un nuovo uso e diventano le batterie, punti in cui produrre energia e distribuirla all’intera superficie lagunare attraverso una ramificazione che viaggia lungo i canali e raggiunge puntualmente il bordo degli ambiti. Da questi punti dipartono ulteriori diramazioni che alimentano le parti degli ambiti dove è possibile sostenere la presenza di insediamenti temporanei. Le unità abitative si allacciano alla presa pubblica e si strutturano come catene energetiche che non si limitano a ricevere e trasmettere energia ma la restituiscono grazie ai pannelli solari di cui è composta la loro attrezzatura. il sistema dell’energia si delinea come un circuito autonomo al cui interno la distribuzione è capillare e direzionabile in caso di una particolare concentrazione di eventi in un determinato punto della laguna.
DEPURAZIONE: il paesaggio lagunare può accogliere in maggior misura la presenza umana solo se questa è in grado attivare processi di smaltimento e riuso dei suoi rifiuti. la natura del territorio suggerisce la possibilità di applicare sistematicamente il metodo della fitodepurazione, basato sulla capacità di diverse specie di piante acquatiche di separare l’acqua da una serie di agenti inquinanti. Questo dispositivo agisce a due scale: alla scala dell’intera laguna, gli impianti si concentrano nella zona a nord ovest e costituiscono un meccanismo che raccoglie, purifica e distribuisce l’acqua sui bordi degli ambiti; alla scala del singolo insediamento l’infrastruttura agisce attraverso il tassello della fitodepurazione che si pone come elemento inscindibile da quello abitativo.
MOBILITA’: Attualmente la mobilità è limitata ai bordi fra gli ambiti, lungo i canali, costantemente dragati. Muoversi all’interno degli ambiti significa raggiungere un approdo posizionato sul bordo. Qui è collocato un punto di scambio intermodale che fornisce una zattera, sistema di trasporto più lento che può avventurarsi all’interno di aree con profondità superiore ai 75 centimetri. In prossimità di fondali più bassi la mobiltà diventa molto meno diffusa, ed è affidata a dei moduli fissi (ZM) che collegano tra loro dei punti focali. Alcuni di questi percorsi sono posizionati al di sotto del livello medio del mare, emergendo solo nei periodi di bassa marea, raccordando i tempi dell’abitare la laguna ai tempi delle sue variazioni paesaggistiche naturali.
ORIENTAMENTO: l’orientamento è ciò che all’interno di paesaggi caotici resta costante, riconoscibile. Nella laguna questo compito è affidato ad un linguaggio preciso che si manifesta attraverso dispositivi sottili, che implicano un’attenta osservazione del territorio all’interno del quale ci si muove. le bricole sono il fattore di orientamento principale, in quanto segnalano i canali. Attraverso un ribaltamento del loro significato, mantenendo esattamente la loro posizione, le bricole diventano il dispositivo che segnala la presenza degli ambiti che si estendono attorno ai canali, e che ne comunicano sinteticamente alcuni tratti caratteristici. Gli ambiti si trasformano così negli elementi principali della struttura della laguna e il loro bordo si dota di una soglia, un punto di passaggio e trasformazione che permette di accedere ai loro singoli microcosmi funzionali. Alla scala dell’orizzonte, gli ambiti sono nuovamente segnalati dalla presenza degli osservatori i quali, stagliandosi nel cielo, costituiscono da lontano uno strumento per misurare il territorio e dalla loro vetta il luogo dal quale comprendere il ruolo che il singolo ambito riveste nel più ampio sistema lagunare.
ABITABILITA’: per abitabilità si intende l’insieme di strumenti che la laguna mette a disposizione diretta dei suoi utenti, le zattere o prototipi che costituiscono le superfici sulle quali ci si muove, si agisce a e si trova rifugio. I prototipi sono modulari e differenziate in unità private ZB (bedroom), attraverso le quali aggregare i rifugi , unità di servizio ZS1 e ZS2 (wc, cucina, piccole attività) che possono essere aggregate tra di loro e supportare attività a varie scale, unità di spazio pubblico ZPS attrezzabile e aggregabile per accogliere eventi e usi differenti, agendo come catalizzatore di urbanità e le unità connettive ZM (mobili) che oltre a poter essere aggregate in pontili e percorsi costituiscono le zattere sulle quali è possibile muoversi più agilmente. Ognuna di queste unità è caratterizzata da un differente potenziale di legami che regola la flessibilità delle aggregazioni e permette la creazione di configurazioni molteplici caratterizzate dalla continuità dello spazio pubblico.
La LANDSCAPE FACTORY veicola una forma di urbanità che si esprime attraverso l’integrazione con la natura e la flessibilità dell’occupazione del territorio. Queste due istanze apparentemente inconciliabili definiscono un campo di sperimentazione applicabile alla città contemporanea intesa nella sua estensione territoriale come paesaggio urbano.
Riferimenti Bibliografici
(1) Saggi e discorsi, Martin Heidegger
(2) La vita istruzioni per l’uso, Georges Perec
(3) Le città invisibili, Italo Calvino
(4) Modernità debole e diffusa, Andrea Branzi