L’intervento si vuole collocare nell’ambito delle strategie intraprese dalla Regione Piemonte in termini di sostenibilità che vedono le questioni ambientali nell’uso delle risorse locali (risparmio energetico, depurazione delle acque, ecc.) e le questioni della mobilità e l’accessibilità, al centro dell’attenzione. In questo senso, il territorio in esame intercluso tra l’abitato di Bardonecchia e le alpi, è un territorio di margine definito dalle infrastrutture ed strettamente connesso da una parte, ad una dimensione locale e delle comunità montane; dall’altra ad un sistema infrastrutturale che agisce su scala comunale e regionale. Queste caratteristiche contraddittorie ne fanno uno spazio ibrido di forte potenzialità per lo sviluppo delle risorse locali, ma anche per la sperimentazione di pratiche innovative nell’ottica di un nuovo rapporto tra città, verde, energia e mobilità che può indurre di nuove relazioni tra sistema urbano, siatema infrastrutturale e sistema naturale.
L’area d’intervento inizia nel km 71+595 (Viadotto di Bardonecchia), attraversa lo Svincolo autostradale che porta all’abitato di Bardonecchia e consente l’accesso allo Jafferau e agli impianti di risalita, collegando la parte abitata alla montagna vera e propria e finisce nel piazzale antistante il Traforo del Frejus. E’ rinchiusa da una parte, dall’Autostrada Torino-Bardonecchia e dall’altra dalla Ferrovia Torino-Bardonecchia, formando una sorta di “isola infrastrutturale” che confina ad Ovest con l’area antropizzata e ad Est con le catene montuose e la natura incontaminata. Appaiono quindi due sistemi prevalenti che sono il sistema NATURALE e il sistema ARTIFICIALE formato dal sistema infrastrutturale autostrada/ferrovia e dal sistema urbano di Bardonecchia. Tra di loro si fa luogo un sistema IBRIDO che coniuga le caratteristiche intrinseche dei due sistemi, creando un nuovo palinsesto nel territorio. Il progetto, che ha lo scopo principale di migliorare l’inserimento ambientale dell’ultimo tratto dell’A32 attraverso la mitigazione degli impatti che l’autostrada ha creato sia a livello visivo che acustico e delle componenti ambientali interferite, è costituito da cinque sistemi che sono:
- Sistema lineare autostradale; - Rimodellazione del terreno; - Sistema di muri; - Sistema di coperture e illuminazione; - Sistema del verde.
Sistema lineare autostradale L’autostrada si propone come una linea che da identità al territorio attraversato. E’ perciò che viene connotata da un elemento caratterizzante del paesaggio ibrido: la fascia continua, che la distingue dal resto delle opere infrastrutturali (muri di contenimento, svincoli, strade connesse, sottopassaggi, ecc.). Significa, rendere immediatamente percepibile all’utente la sensazione di trovarsi all’interno di uno spazio “altro” rispetto al tessuto urbano, di disegnare un vero e proprio tappeto di spazi pubblici e di percorrenze ciclabili e pedonali (luoghi di sosta e percorsi lungo il Torrente Dora, sentieri di attraversamento, zone ricreative sotto il viadotto) che possano avvicinare in termini di accessibilità e di percorrenze la città alla montagna. La nuova fascia autostradale, che ha inizio nel viadotto e termina nel piazzale antistante il traforo, è costituita da pannelli modulari in lamiera stirata filigranata e ha l’obiettivo di controllare la diffusione delle sorgenti luminose lungo l’asse autostradale.
Rimodellazione del terreno L’orografia montuosa del terreno circostante (sistema naturale) entra fortemente nell’area di progetto e si confronta con la presenza delle strutture autostradali (viadotto, svincoli, piazzole), modificando l’andamento dei terrapieni e delle zone in rilevato;
Sistema di muri Muri cellulari di contenimento: la rimodellazione del terreno viene alternata da un sistema di muri a celle contenente vegetazione che crea un primo filtro visivo e acustico all0autostrada. Si vuole così dare risposta alla presenza di sorgenti acustiche dovute al passaggio di veicoli sul viadotto e alla sosta di mezzi pesanti sul piazzale. Infatti, i muri cellulari in legno, sono manufatti artificiali opportunamente trattati insieme a materiale vegetale sostenuto ed alimentato da sofisticati substrati. Il muro vegetale basa la sua capacità di abbattimento del rumore sulla presenza, insieme alla terra e alla vegetazione, dell’elemento artificiale.
Terra rinforzata: svolge un’azione di consolidamento nei suoli detritici e rupestri e su pendii di frana, soprattutto sui monti a matrice calcarea e dolomitica.
Sistema di coperture e illuminazione Si propone come risposta alla necessità di avere una visione complessiva dall’alto che traduca il sistema infrastrutturale come facente parte di un territorio montano. Il sistema di coperture abbinato ad una illuminazione artificiale efficiente, vuole affrontare la questione illuminotecnica nell’area del piazzale antistante il Traforo del Frejus;
Sistema del verde Filari ad alto fusto in corrispondenza ai muri di contenimento: a contraddistinguere la vegetazione dell’area montana circostante Bardonecchia sono dominanti le peccate ovvero le foreste di Abete rosso. Si consideri che all’altezza della Val di Susa cessa ogni influenza atlantica e, di conseguenza, il Faggio (che altrove è presente a queste quote) viene a mancare del tutto. Pertanto in corrispondenza si suggerisce di piantumare le seguenti specie: Picea excelsa (abete rosso o peccio) e Abies alba (Abete bianco), trattandosi di una pecceta montana di altitudine modesta (1300 m s.l.m.) che ricreano l’ambiente naturale e, in particolare, si ricollegano idealmente all’ambiente incontaminato del vicino Parco Naturale del Gran Bosco di Salbetrand. La pecceta si presenta in natura (tra i 1000 e 1200 m sui versanti a nord, a 1400 m sui versanti esposti a sud) in fustaie dense con alberi sottili, frondosi solo in alto a chioma stretta con il sottobosco talvolta quasi deserto. Tuttavia nel caso in esame, anche per fattori estetico-percettivi (visivo e acustico) si può procedere ad affiancare alcune specie arboreo-arbustive o arbustive quali: Mirtillo nero (Vaccinium myrtillus); Mirtillo rosso (V. vitis-idaea); Lampone (Rubus idaeus); Sorbo degli uccellatori (Sorbus aucuparia); Acero di monte (Acer pseudoplatanus). Le essenze infatti vanno a formare una fascia arboreo-arbustiva che permette di realizzare una quinta schermante posta lungo l’autostrada in modo da schermare le strutture murarie esistenti.
Muri vegetali: per i muri di contenimento a celle, si propone di piantumare specie della famiglia delle Crassulacee quale “sempervivum” che predilige le posizioni molto aride, su rupi, pietraie e pascoli aridi e sassosi, sempre su silice. Nonostante amino la luce diretta del sole essi temono il caldo eccessivo, soprattutto se unito ad umidita’ ambientale, mentre le gelate non arrecano loro alcun danno. Per queste caratteristiche i semprevivi sono confinati prevalentemente nelle zone montane. Prediligono terreni poveri e ben drenati. Le cure da riservare a queste piante sono estremamente limitate, la loro natura rustica rende sconsigliabili le concimazioni frequenti e le innaffiature abbondanti.
Zona umida del Torrente Dora: nelle zone pianeggianti più prossime al greto della Dora di Bardonecchia dove la vegetazione risente notevolmente delle caratteristiche proprie dell’area alluvionale (con zone sabbiose, tratti ciottolosi o ghiaiosi al variare del tipo di roccia originaria, della posizione rispetto ai letti che il torrente ha formato nel tempo e ancora della velocità delle correnti che hanno deposto il materiale alluvionale), si può piantumare Ontano bianco (Alnus incana) e Pino silvestre (Pinus sylvestris), specie pioniera (conifera con gli aghi corti ed appuntiti, disposti in gruppi di due, la pigna è piccola e conica e predilige gli ambienti aridi).
Ripristino e potenziamento specie esistenti Foresta mista ad Abete Rosso e Bianco: nella zona antistante il viadotto in corrispondenza con il muro esistente, attualmente coperto da reti di protezione alla caduta del terreno, si prevede di ripristinare la foresta mista di peccia. Inoltre si vuole recuperare per la comunità, l’area al di sotto del viadotto come zona ricreativa protetta da un muro in terra rinforzata. Il muro in questione viene schermato dalla parte di Bardonecchia, dalla specie di Pino mugo (Pinus Mughus) e al di sopra, si prevede sia di potenziare e continuare la macchia già esistente di foresta ad Abete Rosso. Le scarpate esistenti si intendono riverdire attraverso la piantumazione di macchie di Rododendro ferrugineo (Rhododendron ferrugineum).