© Ipostudio Architetti . Pubblicata il 10 Luglio 2008.
Questo progetto è un omaggio a Terragni; al suo Danteum. Un omaggio alla cultura italiana, alle sue stratificazioni e contaminazioni. Alle nostre cento città. Alla città romana che si fa medioevale, barocca e ancora rinascimentale. Al nostro cibo, alla nostra cucina, capace di centinaia di declinazioni, su un motivo di fondo elementare. Al Rapporto tra Oriente e Occidente. Alle assonanze tra domus romana e siheyuan cinese. Un omaggio a Venezia, città sull’acqua, porta d’Oriente, modello insuperato. Ai giardini all’italiana, al Teatro Marittimo di Villa Adriana, alla città ideale. Un omaggio al grande cinema italiano, alla Dolce vita, a Mastroianni. Al melodramma e a Pavarotti e, perché no! alla Ferrari e alla Nazionale. Un omaggio al pensiero, al mondo delle idee, alle visioni e all’intelligenza, le sole opere che possono rendere migliori le nostre città, la nostra vita, il nostro futuro.
© Ipostudio Architetti . Pubblicata il 10 Luglio 2008.
Dalla premessa emerge la scelta di realizzare un padiglione espositivo il cui carattere simbolico sia prevalente su quello dimostrativo ed esemplificativo. La ragione è duplice: l’una riferita al fatto che questo padiglione è il Padiglione Nazionale e quindi carico di significati complessi e articolati, l’altro legato alla natura del tema di questa edizione dell’Esposizione Universale, cioè “better city, better life”. Il modo migliore per descrivere il progetto del Padiglione Italiano per l’Esposizione Universale a Shanghai del 2010, è quello del racconto di un avvicinamento e di un’immersione. Potremmo cominciare dicendo che da lontano – dall’altra sponda del fiume – il padiglione italiano si mostrerà netto, semplice e rigoroso, in opposizione all’inevitabile caos visivo. Di notte sembrerà una lanterna. Ma mano a mano che ci si avvicinerà al padiglione, questa compattezza verrà dissolta in una nuance che sempre di più, avvicinandosi, rivelerà una serie di immagini in cui sarà sempre più riconoscibile la città ideale, Pavarotti, la Nazionale, la Ferrari, il giardino all’italiana, la moda italiana, Mastroianni… Tutto ciò ottenuto da un semplice gesto costruttivo dato dalla serialità della palificata, capace di giochi di pieni e vuoti, di dissimulare qualsiasi immagine dietro ad essa rappresentata. A tal punto che posti di tralice negherà le immagini stesse. Questo gioco ottico di compattezza e dissimulazione è proprio l’essenza del padiglione Italiano.
© Ipostudio Architetti . Pubblicata il 10 Luglio 2008.
La matrice geometrica alla base della struttura tipologica del padiglione è rappresentata da due quadrati intersecati e sfalsati. Questo altro gioco rompe la compattezza generale apparente e determina gli ingressi alla struttura. L’unica altra apertura verso il fiume è una grande finestra che rompe la successione ordinata dei pali, dietro alla quale si annuncia un grande spazio che scopriremo solo dopo, entrando. In altri termini il padiglione italiano è pensato come un’opera narrativa. Un’opera la cui struttura narrativa funziona come le scatole cinesi: uno spazio stereometrico semplice racchiude un sistema di altri spazi stereometrici semplici, in un gioco di effetti e di dissimulazioni, di riflessioni e di rispecchiamenti, che accompagna il visitatore alla scoperta del contenuto: la cultura e lo stile italiani.
© Ipostudio Architetti . Pubblicata il 10 Luglio 2008.
Tutto questo si scoprirà solo dopo una fase di compressione, della zona di ingresso, entreremo nello spazio aperto della corte. Lì cominceremo ad intuire la complessa articolazione del gioco tra spazi interni ed esterni, di percorsi, di rampe, di scale. L’accesso principale al Padiglione Italia, previsto dal lato sud verso il viale pedonale, avviene tramite un percorso che in maniera progressiva guida il visitatore a scoprire lentamente il cortile centrale, caratterizzato dalla presenza dell’acqua da cui emergono le stanze dell’esposizione: piccoli spazi chiusi, illuminati dall’alto, serrati e uniti da passerelle, che come isole affiorano casualmente dal reticolo semisommerso del tracciato delle rovine della Casa del fauno.
© Ipostudio Architetti . Pubblicata il 10 Luglio 2008.
In questo spazio della corte si concentrano e si sedimentano tutti gli elementi simbolici citati nella prima tavola di progetto; sarebbe troppo facile per un architetto citare le innumerevoli suggestioni che questo spazio evoca, ma rimane il fatto che l’acqua rimanda all’inizio, alla memoria. E sarà proprio quel carattere di luogo fatto di rispecchiamenti e di riflessioni che più colpirà il visitatore. Uno spazio intimo e calmo contrapposto un’altra volta al caos inevitabile della vita fuori dal padiglione, di tutto ciò che sarà la vita dell’Esposizione Universale.
© Ipostudio Architetti . Pubblicata il 10 Luglio 2008.
La scelta di una tipologia a cortile, che riconduce alla struttura del palazzo italiano rende la circolazione interna al Padiglione Italia estremamente semplice. Il livello terreno è immaginato come uno spazio dove il visitatore può muoversi liberamente e scegliere tra l’opzione di percorrere lo spazio intorno alla vasca d’acqua oppure salire lungo la rampa che conduce al livello superiore. Intorno al cortile invaso dall’acqua corre, come lungo una fondamenta, un percorso sul quale si aprono gli spazi destinati ai negozi e che conduce agli ingressi dell’auditorium e del ristorante. Al termine, a chiudere il lato est, si apre la Sala delle cento città, dedicata alle 110 città italiane capoluogo di provincia a ricordo de “Le cento città d’Italia”, supplemento mensile illustrato del Secolo dal 1887 al 1902. L’idea è che ogni città possa essere chiamata a rappresentarsi attraverso una piazza, l’elemento urbano che più di altri raffigura e simboleggia la vita e la struttura delle città italiane: 110 modelli in scala di piazze, ognuna significativa delle differenze, della storia e delle peculiarità delle città italiane. La piazza italiana vista come il simbolo della memoria e della biodiversità antropologica e culturale delle diverse realtà italiane.
Un’ampia rampa che percorre i tre lati dell’edificio conduce al livello superiore e alle gradinate superiori dell’auditorium, allo spazio promozioni e alla grande sala espositiva, la basilica, che occupa tutto il lato est, aperta verso la vista del fiume. Chiude il lato sud dell’edificio la loggia delle esposizioni, una sorta di loggia-galleria affacciata sul cortile interno e le stanze nell’acqua. La stessa rampa si offre non come semplice percorso, ma esso stesso spazio espositivo. L’ultimo livello, cui si accede tramite un duplice sistema di scale e ascensori posti sugli angoli nord-ovest e sud-est del padiglione, ospita sul lato sud alcuni uffici e sul lato nord una serie di ambienti destinati alla sala multimediale e a laboratori per il restauro. La proposta dei laboratori di restauro s’inquadra nella volontà di unire la promozione delle attività culturali italiane con le grandi possibilità offerte dalla realtà cinese nel campo delle collaborazioni e delle ricerche sui beni culturali, con particolare riferimento al tema del restauro in tutte le sue forme. “Better city, Better life” può quindi assumere una valenza particolare, assolvendo al compito di dimostrare che è possibile operare nella realtà urbana conservando l’equilibrio tra il rispetto dell’ambiente e la capacità di controllo sulle trasformazioni, fortemente caratterizzate dalle innovazioni tecnologiche, e considerando che la complessità delle tradizioni umane è un patrimonio da comprendere e salvaguardare ma che è anche disponibile alla progettazione contemporanea. L’attività del progetto urbano, nell’agire in una realtà caratterizzata dai diversi parametri di tempo e di spazio dettati dalla globalizzazione delle informazioni e delle merci, dalla velocità degli spostamenti e dal generalizzarsi e stratificarsi di culture diverse nello stesso luogo e nello stesso tempo, deve rispondere alle nuove esigenze date da una società multi-culturale e deve difendere le tradizioni consolidate ora poste in discussione dalle nuove caratteristiche globali e omogeneizzanti della società tecnologica-scientifico-industriale.
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