© Paola Galante . Pubblicata il 15 Settembre 2008.
Per una attualità dell’arredo urbano sull’asse centrale di Avellino, il Corso Vittorio Emanuele II
© Paola Galante . Pubblicata il 15 Settembre 2008.
È ben caratterizzato il Corso con il suo asse dritto, agglutinante i vari episodi della città, sicché lo si percorre colla sensazione di una scansione ordinata per varie unità d’emozioni urbane. Corrispondono ad episodi di diverse qualità abitative e funzionali, segnate fortemente da improvvisi tagli per lo più ortogonali al Corso stesso, quasi come tappe ben precise del percorrere. Esso ha un inizio ed una fine ben segnati sicché è possibile aver ben presente la strada come unità precisa, sia pure sufficientemente varia per la presenza di elementi fortemente differenziati tra loro. Non perché sia oggi di moda, ma vien subito da parlare di cellule fotovoltaiche, di energia solare ed eolica (di lampade autoalimentantesi) per gli elementi di arredo urbano in una città come Avellino, già per altri versi caratterizzata da un diffuso intervento di edifici moderni. Il Corso è la spina dorsale di tutto il tessuto più antico, nella sua prima e determinante espansione a partire dal piccolo nucleo, ellittico e fortificato, che era la “Terra”così ben rappresentata nella pianta topografica di Federico Amodeo nella seconda metà dell’800. Vettore di scambi e di intelligenze, da sempre, ha mantenuto ed amplificato nel tempo questo suo particolare carattere di “centro-lineare” su cui si confrontano gli edifici di interesse collettivo e di pubblica utilità. La pedonalizzazione della strada ne ha confermato la natura di piazza lineare, di luogo dello scambio ma anche di struttura monumentale tesa tra la piazza trapezoidale di testata ed il bellissimo viale dei platani lungo la direttrice est-ovest.
© Paola Galante . Pubblicata il 15 Settembre 2008.
La prima esigenza che nasce è quella di individuare zone di alberature, inderogabili in un percorso ad alta frequenza pedonale al fine di raggiungere quel senso di salubrità e di indubitabile comfort protettivo in ogni stagione. Il ritmo di alberature ,proposto, non vuole competere con quello senza soluzione di continuità del filare di platani, pertanto il senso di unità e di continuità ,ora perduto per l’eterogeneità delle presenze architettoniche, specie le più recenti in buona parte di modesto valore espressivo, è riconquistato attraverso un attento posizionamento di gruppi di alberi che “dialogano” tra di loro per contrappunto ed indicano ,nel contempo, le direttrici trasversali al Corso e le nuove potenzialità determinate dalla sequenza di “ camere urbane”. Per questa stessa ragione è avvertita anche l’esigenza di elementi caratterizzanti, dotati cioè di capacità espressiva oltre che funzionale, che per comodità chiameremo pixel o anche rivelatori/rilevatori , dislocati nei punti nodali dell’intero percorso ed in particolare in prossimità delle “gallerie” urbane recentemente realizzate sul fronte meridionale della strada. Essi possono segnare le presenze collaterali urbane (monumenti, insiemi, piazze), rilevanti dal punto di vista della funzione, del valore storico e delle percorrenze, ma anche segnare il vento, che percorre il corso o i bagliori improvvisi del sole o le mutazioni temporali. Si attua così una evidenziazione delle parti costitutive salienti, dei tratti significativi e nello stesso tempo si dà un certo ritmo, necessario in una lunga percorrenza pedonale sufficientemente unitaria ed omogenea. Gli elementi individuati sono 7: torri d’aria strutture snelle che sostengono i generatori eolici info-point moduli con funzione informativa e di vetrina ; ma anche corpo illuminante corollario ai lampioni esistenti e contenitore per la raccolta differenziata di rifiuti. inserti in bronzo dorato incastrati nella pavimentazione in pietra lavica determinano imprevedibili bagliori di luce solare riflessa e segnalano la corsia di transito del Bus. figure- sculture- segnali di un racconto fontanili strutture ludiche contribuiscono con la loro sonorità alla armonia dell’habitat sedili elementi standard composti con la logica di costruire spazi di incontro fermata del Bus. – architettura dell’attesa e protezione per l’accesso al Bus Il senso di tali ipotesi di intervento acquista il valore simbolico di un connubio tra antico e moderno in cui quest’ultimo ha oltretutto la funzione di esaltazione del primo; tale si vuole che sia il senso di tutto l’intervento arredativo di una strada strutturalmente e urbanisticamente a tutti gli effetti antica. In più di un caso gli elementi suddetti sono intrecciati divenendo parti di una unica figura. Ad esempio i componenti dei “moduli “info-point”, elementi cavi con inseriti vetrinette, cestello per i rifiuti minimi, lampade, vasi da fiori, sono disegnati in modo da accogliere elementi scultorei e da costituire come le spalle di portali urbani da posizionare ad esempio a destra e a manca di una strada laterale cui si vuol dare risalto per segnare così il percorso urbano con elementi qualificanti e funzionali ad un tempo. La vetrinetta illuminata può servire per sottolineare la presenza di un’attività commerciale qualificata, di prodotti che di per sé hanno valore decorativo, e nello stesso tempo è segnale, punto particolare del percorso e ne costituisce una sorta di spina dorsale. Tale sistema per “pilastri attrezzati” e moduli costituisce un modo attuale, moderno di arredare uno spazio urbano. È flessibile, accrescibile e nello stesso tempo può segnare, nella sua componibilità, i vari punti caratteristici del lungo percorso, diversificandosi opportunamente sia per i prodotti diversi da esporre, sia per i decori, sia per l’efficienza legata alla luce e per la presenza discreta dei cestelli non più messi qua e là. Essi costituiscono, nei casi più ricchi e complessi, delle occasioni di luoghi articolati con sedute multiple raccolte. Lungo i due lati del Corso, infatti, hanno sede alcuni edifici storici di prestigio, una delle maggiori chiese della città, il Convitto Nazionale, la Villa Comunale con annesso il costituendo polo del cinema, alcune banche e le numerose ed importanti attività commerciali cittadine. Ognuna di queste presenze può essere dovutamente segnata ed in qualche modo se ne può esaltare la qualità, la particolarità fino a creare nel tempo una forte caratterizzazione di tutta la strada.
© Paola Galante . Pubblicata il 15 Settembre 2008.
Ai fini del concorso stesso e delle disponibilità economiche si è pensato, per quanto attiene al sistema del verde ( alberi isolati o raggruppati in un insieme o in filari – aree a parterre o a frammenti tipo “zolle “- pareti in rampicanti e/o tappezzanti ), di indicarne l’importanza ed il posizionamento utilizzando, tuttavia, altre possibilità economiche. Tutta la somma disponibile si considera destinata , pertanto, agli elementi di arredo veri e propri, all’illuminazione e alle presenze d’arte, sia pure queste ultime solo in parte individuate e segnate per l’impegno cospicuo che richiedono.
La funzione della scultura In realtà anche se ciò richiederà un particolare impegno economico che va al di là di quanto indicato dal bando, si ritiene di descrivere quale possa esserne l’effetto e di rappresentare ciò che deriverebbe dalla accorta installazione di vere e proprie “statue” ben scelte. Si tratta di un concorso di idee e lo stesso bando esprime come due livelli. Il primo assai impegnativo e circostanziato che ha in sé l’invito a non badare a limiti di spesa per lasciare liberi i concorrenti. Il secondo livello che si desume è un limite di spesa che interpretiamo come una prima fase di impegno e di intervento. Va subito evidenziato che tutti gli elementi di arredo urbano previsti dal lungo elenco del punto 6 del bando, ovvero: chioschi, dehors, gatzebi – panchine – pensiline per ombreggiamento – paline e pensiline per fermata metropolitana leggera – espositori per pubbliche affissioni – espositori pubblicitari – insegne e targhe – transenne pedonali – deviatori e dissuasori di sosta – fioriere e fontanine, portabiciclette – cestini porta rifiuti, gettacarte e posacenere – impianti di segnaletica stradale non pubblicitaria con pannelli solari -impianti e sistemi per la sicurezza dei cittadini – eventuali sistemi per la rimozione e l’abbattimento delle barriere architettoniche – distintivi urbani – manufatti artistici che per le loro qualità spaziali e/o figurative concorrono a configurare il quadro urbano – barriere di protezione per la corsia riservata a bus e metropolitana leggera – eventuali alberature – ulteriori elementi di arredo urbano la cui installazione sia ritenuta significativa possono essere tra loro legati da un discorso comune, da immagini ricorrenti, ad esempio dalle sculture stesse in vari modi estrapolate od essenzializzate con omogeneità decorativa. Lo stesso dicasi per i materiali e i sistemi di produzione e di elaborazione dei singoli elementi, che rispetteranno la prevista condizione di omogeneità. Non si ritiene in questa fase di dover presentare gli elaborati relativi ad ogni elemento progettato, cosa che richiederebbe un impegno esorbitante dai limiti di un concorso di idee. I disegni dei moduli e delle colonne progettate allegati lasciano comunque intendere come tutto l’insieme risponderà alle caratteristiche richieste dai punti 6 e 7 del bando. Per quanto riguarda gli interventi pensati nelle “camere urbane” a destra e a manca del Corso l’idea è quella di segnare anche queste con elementi che vanno dal semplice colore e materiale idoneo , alla unificazione della pavimentazione, pur con le opportune variazioni di texture, alla assunzione delle anomalie formali come elementi recuperabili sul piano espressivo ( cfr. la ridefinizione delle gallerie di accesso o le soluzioni interne alle “corti”) sino alla sistemazione di elementi di verde e pannelli scultorei che richiamino ciò che si prevede per il Corso stesso ed una fondamentale attenzione al lighting design in considerazione del fatto che tali camere urbane hanno di fatto una forte componente residenziale e dunque la necessaria privacy da tutelare contro ogni tipo di inquinamento acustico e visivo. Ove ancora possibile, inoltre, i vuoti urbani suggeriscono straordinarie possibilità di inserimento di aree verdi come pausa “ morfologica” alla densità edilizia esistente. Il Corso rinnovato ha bisogno di questi fondamentali “drenaggi” visivi e lo sfondo,intrecciato con il verde dei rampicanti o dei tappezzanti, ancora una volta appare quello della scultura: si potranno immaginare ad esempio le figure di re medievali secondo la tradizione irpina ed altro che la evidenzi in vari modi. Come a far riemergere un passato che appartiene in pieno alla realtà di Avellino. Alcuni punti nevralgici del tessuto circostante possono essere segnati, qualificati in modo deciso da statue (ad esempio poste in alto ed opportunamente dimensionate). Queste ultime possono essere anche di espressione indipendente dalle altre come a raccontare una vicenda più attuale. È come se affiorassero due storie parallele che si incontrano. Tale è il senso anche del contrappunto architettonico creato nel disegno futuro di Piazza della Libertà; ove una nuova torre funzionale ai servizi futuri dialoga con la vicina Torre dell’Orologio. In questo modo Avellino con la sua strada si porrebbe all’avanguardia nella concezione dell’arredo urbano.
Il ruolo del racconto nell’iter di una riqualificazione e dell’arredo del Corso Il racconto nasce dal tessuto della città, dai suoi monumenti, dalle strade, dalla sua storia. Per esempio l’ex carcere, assimilabile per il suo impianto ad un’antica fortezza, ad un castello, suggerisce figure di re antichi seduti su troni medievali e di guerrieri a cavallo o ben ritti in piedi con grandi spade. La storia possibile può generarsi dal centro del “castello” come se da lì si sprigionasse una storia cavalleresca visualizzata in sculture appositamente ed accortamente situate fino ad “affiorare” sul Corso e poi ancora altre lungo uno dei suoi lati. Le sculture saranno figurativamente ben leggibili e come un po’ consunte dal tempo. C’è il senso dell’emergere dalle profondità del passato nel gesto ispirativo del disegno. Cavalieri, re e dame, cavalli e cani. Anche la sagoma di un castello potrà essere appositamente studiata. Ne diamo un saggio. E certo, per la complessità (leggera) e per l’impegno anche economico che richiede, come già accennato, tutto ciò è rimandato alle possibilità future. Anche l’altro racconto potrà nascere o procedere poi sull’altro versante del Corso ed essere come generato dall’angelo del futuro impostato più sulla trasparenza, sulla leggerezza, sulle forme incerte del sogno. Le due storie non potranno che incontrarsi. Gli antichi cavalieri e le dame animeranno brevi e fuggevoli storie come due sogni che si intrecciano e come in realtà è possibile soltanto in due casi, nella poesia e nell’architettura- In quest’ultima le tettoniche antiche si mescolano, si accostano a quelle moderne ed attuali quasi naturalmente, coesistono, come spesso vediamo e come vistosamente si noteranno proprio lungo il Corso, più spesso in modo casuale e del tutto estranee le une alle altre (specie le più recenti espressioni lasciano spesso assai a desiderare). La presenza delle alberature contribuirà a sfumare il tutto in una atmosfera propizia alla fantasia del racconto che ognuno potrà far sgorgare da se stesso e che le figurazioni scultoree, da un lato e dall’altro, potranno suggerire. La storia può raccontare la lotta tra il disordine e la bellezza, tra l’episodicità casuale e stridente e la capacità di racconto, di unità che si snoda come lungo una strada che altro non è che il tempo che si distende in contemporaneità e che si può ripercorrere in lungo e in largo, più e più volte come a ripercorrere il passato, il presente e il futuro. E forse questo è il senso più vero e profondo del nostro progetto. La bellezza di una storia può molto di contro al disordine, al male di certe forme che respingono e che sono messe lì per un tempo indefinito. Si potrà cominciare col dire: “C’era una volta…”. mentre dall’altro lato si dirà: “Ci sarà quella volta, nel futuro…”.
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