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Concesio (BS), Italia

Casa Patio

residenza unifamiliare a Concesio

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Il tema del recupero è sempre stato terreno carico di implicazioni spinose per la professione dell’architetto. E’ evidente che il risparmio del territorio debba passare innanzitutto dal riuso dell’ingente patrimonio edilizio dismesso, laddove sia possibile l’aggiornamento agli usi ed alle esigenze contemporanei. Tuttavia una parte cospicua di quanto realizzato negli ultimi 50 anni, sebbene enormemente carente per caratteristiche tecnologiche e per valore architettonico, viene trattata con il rispetto proprio dei manufatti più nobili della tradizione costruttiva italiana. Da questo enorme ed indifferenziato “parco dell’usato” si potrebbe invece attingere per ridefinire i tratti del territorio italiano, lasciato in balia di una progettazione troppo spesso interessata essenzialmente al “metrocubo”. La villetta con portichetto, archi e colonnato, che punteggia il panorama delle periferie, è arrivata finalmente, con la sua stortura stilistica, ad infastidire anche la committenza, ormai attenta al senso complessivo dell’abitare. Il caso illustrato rappresenta, a nostro modesto parere, l’esempio di una prassi che vorremmo diventasse una costante della nostra professione. I committenti, dopo avere realizzato negli anni ’90 una villetta nello stile descritto, si accorge, nell’uso quotiano, di una serie di limiti, di pretenziosità antieconomiche, formalismi, incongruità spaziali che la portano a ripensare l’intero manufatto. La progettazione tentenna su un tentativo di “ristrutturazione” pesante per poi virare definitivamente sulla “tabula rasa”, cogliendo così l’opportunità di ricominciare da zero.

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Un muro cieco in cemento armato a vista esclude ogni confusione con le villette circostanti. L’edificio è un corpo stretto e lungo disposto su un piano con una sola apertura vetrata sul fronte sul quale si affaccia il soggiorno, ed un patio nella parte centrale che illumina la zona notte. Si tratta di un edificio totalmente “introverso”, usa il “fuori” come un ulteriore spazio domestico, una stanza a cielo aperto attorno alla quale ruota la distribuzione estremamente semplice dell’appartamento principale. Sul retro si eleva un piccolo appartamento di servizio sul tetto del quale è collocata la selva dei pannelli solari. La demolizione ha consentito, oltre alla massima libertà espressiva, anche la possibilità di realizzare un efficiente impianto geotermico altrimenti impossibile mantenendo l’edificio preesistente. La geotermia serve al riscaldamento e raffrescamento dell’abitazione, i pannelli solari alla produzione di acqua calda sanitaria e i pannelli fotovoltaici per la produzione di energia elettrica. La struttura della copertura è un tetto piano con travi lamellari e doppio assito termoventilato con il manto in sassi bianchi di fiume con il compito di riflettere i raggi solari abbassando la temperatura del tetto. La committenza è una giovane coppia senza figli per la quale ogni spazio della casa deve rispondere alle loro esigenze quotidiane, mantenendo tutte le funzioni di servizio come lavanderia e dispensa su un solo piano ed eliminando spazi sottoutilizzati o collocandoli, come nel caso della stanza degli ospiti, nella dependance sul tetto.

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