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Portici (NA), Italia

Riqualificazione Del Porto Del Granatello E Della Fascia Costiera Di Portici Da Pietrarsa Fino Al Confine Del Comune Di Ercolano

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RELAZIONE DESCRITTIVA

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Le scelte progettuali trovano origine nell’analisi del territorio vesuviano. Un’area ricca di qualità storiche e ambientali, stretta tra l’incombente presenza del Vesuvio ed il litorale; sottoposta a trasformazioni cicliche nella morfologia dei suoli che hanno condizionato i modi dell’antropizzazione nel ripetuto avvicendarsi di distruzione e ricostruzione. Dal punto di vista insediativo l’elemento principale è costituito dal Miglio d’Oro, l’antica Strada Regia delle Calabrie, che attraversa longitudinalmente l’area misurando e controllando, attraverso l’architettura delle Ville, i rapporti trasversali tra mare e Vesuvio. La prevalente linearità obbligata che ne deriva, ha dato luogo ad un reticolo ortogonale congestionato negli ultimi decenni dalla forte pressione demografica che ha determinato un progressivo affievolirsi del legame ville-vulcano. Ciò che ne consegue è un flebile rapporto tra litorale ed il vulcano, segnato dalla frattura della ferrovia che ha definitivamente separato la città dal suo perimetro. Il lavoro da fare per restituire l’arenile al centro cittadino consiste, quindi, nel ricucire lo strappo attraverso il recupero della originaria continuità fisica. Il dialogo fra il mondo astrattamente architettonico dell’impianto urbanistico Porticese e quello empaticamente naturale del sistema orografico del Parco del Vesuvio, è il principio generatore che è alla base del progetto. Il primo rappresenta metaforicamente la ragione storica dell’uomo contemporaneo, la dimensione logica, informato da geometrie elementari basate sulle dinamiche cartesiane proprie della cultura illuminista e della stessa storia urbana della città. Esso viene assunto come principio fondante di tutti gli interventi di nuova edificazione. Di qui la spiccata linearità del nuovo bacino portuale, del centro conferenze e di tutte delle sistemazioni superficiali. Il secondo rappresenta l’empatia, la dimensione naturale, con la sue forze sotterranee, le sue logiche diversissime da quelle umane con le quali l’uomo deve misurarsi e ri-apprendere a sentire insieme. È l’assenza di regole ferree a cui si attiene il sistema-parco.

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Il ripristino della trasversalità mare-vulcano trova compimento nell’area dell’ex scalo ferroviario. Si prevede la realizzazione di una quota costantemente digradante dalla Reggia al mare. Una modellazione organica del suolo che configura un parco urbano all’interno del quale, ma ribassate rispetto ad esso, emergono testimonianze di un passato recente, come fossero reperti affioranti da una quota archeologica. È il caso dell’edificio dimesso delle FF.SS., la cui volumetria viene alterata per emergere rispetto alla quota di progetto e divenire, testimone della nuova spazialità, Museo delle trasformazioni urbane. Allo stesso criterio risponde il centro ENEA, anch’esso sottomesso rispetto alla quota del parco, questa volta con l’intento di ricucire una profonda ferita, stretto tra l’impianto di muri di contenimento e le fitte alberature.

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La ramificazione di Corso Umberto I dà luogo ad un sistema costituito tre distinti tronchi in grado di differenziare i flussi e garantire fluidità al traffico. Il primo conduce al Granatello; il secondo sottopassa la ferrovia e serve il litorale; il terzo distribuisce i parcheggi pertinenziali ed il Museo delle trasformazioni urbane. La fascia a valle della ferrovia è occupata da un centro congressi, relativi servizi e parcheggi. Ulteriori parcheggi ipogei in prossimità del Granatello e a servizio dei musei.

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Un sistema di terrazze investe la parte terminale del litorale. Pavimentazioni lineari in pietra arenaria e vulcanica ne scandiscono la superficie individuando ambiti e funzioni. Perfettamente integrati con l’arredo urbano risultano i chioschi temporanei. Edicole rivestite in lamiera stirata lasciano filtrare la luce a mo’ di lanterne animando la fascia costiera. Il principale pregio risiede nella duttilità che le rende idonee ad opzioni diversissime.

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La dilatazione dello spazio pubblico prosegue con la realizzazione di un nuovo molo che, dal centro congressi muove verso il Granatello definendo un secondo bacino portuale capace di ca. 300 posti barca. Fedele al principio ispiratore del progetto, il nuovo molo si configura come segno strutturante, orientato secondo la consueta giacitura afferente al sistema cartesiano piuttosto che a quello organico della natura. Il progetto avviato dall’Amministrazione viene recepito nelle linee essenziali con la variante del riscatto ed assimilazione delle aree residuali al sistema del verde.

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