© Gianluca Littardi . Pubblicata il 30 Ottobre 2008.
L’area ci appare da subito, confusa, difficile da comprendere. Ci arriviamo in macchina da via Palmiro Togliatti, lasciamo l’auto in via dei Meli. Davanti si intuisce appena il Parco Alessandrino, a lato la dura recinzione dell’Istituto tecnico che limita,da una posizione sopraelevata, l’area d’intervento. Si prosegue su un percorso che al di là della scuola costeggia interamente il Parco e dalla parte opposta osserva da lontano un abitato che si arresta bruscamente al limite dell’area, un tessuto disomogeneo con case basse, qualche edificio più alto e il tentativo per tutti di riappropriarsi di un po’ di verde. Si prosegue ancora, si attraversa via degli Olmi, in cui si “sente” fortissima la presenza dell’ Acquedotto Alessandrino di cui due degli archi sopravissuti al degrado anticipano la piazza omonima. Qui ci fermiamo e da qui comincia il percorso del progetto. E’ proprio a partire da qui che si colloca l’intervento. Nel tentativo di ricucire il “pezzo mancante”. (Nell’area terminale dell’acquedotto posta lungo via degli Olmi, a ridosso del parco Alessandrino, l’obiettivo è di determinare nuove relazioni tra le aree edificate e il corridoio del tracciato (aree di proiezione e spazi contigui), funzioni di percorso che possono innanzitutto determinare, e dove già esistono rafforzare, legami trasversali interni alla borgata, rielaborando la gerarchia di connessione viaria intorno all’acquedotto e riannodando i vuoti che nel corso del tempo sono rimasti “appesi” al tracciato…) Facciamo dunque marcia indietro. La piazza si colloca alla fine di un percorso che costeggerà l’Acquedotto Alessandrino tentando di ridisegnare un tessuto degradato che ha via via perso la sua propria identità pur trovandosi in un tessuto storico fortemente caratterizzato: l’Acquedotto, una torre medievale, il parco. Il progetto fa dunque suoi gli obiettivi dell’intervento di riqualificazione del quartiere Alessandrino ponendosi come elemento di cucitura di quella delicata zona posta tra piazza dell’Acquedotto Alessandrino e via dei Meli. Un elemento di cucitura che ha tuttavia la forza di creare un luogo capace di trasformare l’intorno, e di riconsegnarlo ai suoi abitanti ricco di nuovi significati. Dalla piazza prosegue il percorso pedonale e la pista ciclabile in direzione di via dei Meli. C’è solo da attraversare la strada. Un attraversamento pedonale è sufficiente. Alla sinistra immediatamente in mezzo agli alberi c’è il parcheggio. Qui si potrà lasciare l’auto e proseguire perché da qui le auto sono bandite. Si cammina, si prosegue a piedi. A destra lasciamo la strada di accesso all’istituto tecnico che si ricongiungerà più avanti con via dei Meli. Forse qualcuno potrà superarci in bicicletta, nessun fastidio, noi andiamo avanti camminando. Il percorso verde prosegue, si può scegliere se proseguire o salire . Attraverso una rampa infatti saliamo e ci impossessiamo dell’edificio, del paesaggio, dell’intorno. Qui è il vero nodo centrale del progetto, questa è la piazza vera e propria sull’edificio, antistante la scuola di cui raggiunge visivamente la quota. E intorno il parco alessandrino, l’Acquedotto, la torre medievale, la Storia e il Paesaggio all’incontro tra Tor tre Teste e il quartiere Alessandrino, poco più in là Torre Spaccata. Arriviamo qui, immersi nel verde e nel sole. E’ la piazza che genera il tutto. Da essa sembra nascere, o forse è meglio dire spingere, l’intero edificio. Si sentono le masse dell’edificio, che cingono la piazza, la proteggono. Una scala, e scendiamo. Arriviamo in una sorta di “ventre” scoperto da cui si entra.
© Gianluca Littardi . Pubblicata il 30 Ottobre 2008.
Da una parte gli uffici e le sale di formazione, dall’altra parte la sala di lettura della biblioteca che si snoda sinuosa, quasi a seguire il movimento della terra. Davanti a noi uno spazio da cui la luce filtra attraverso un traforo nel muro, tavoli, un bar, la gente che parla, la gente del quartiere si ritrova qui. Facciamo una pausa. Si sta bene qui. Riprendiamo. Da qui si puo’ uscire. Andiamo alla scoperta del modo esterno. Fuori è verde, un frutteto. Tanto verde, tutto qui è verde. Il centro sportivo è più in là. La piscina, la palestra. Nascosti, protetti da una rete metallica, su cui cresce l’edera, che sembra fargli da scudo, uno scudo verde. D’estate la piscina sarà possibile scoprirla. E si starà lì: l’acqua e attraverso le foglie il cielo. Usciamo da qui, immaginando il caldo dell’estate. E proseguiamo, in basso questa volta, verso via dei Meli. Qui l’edificio sembra conquistare una dimensione paesaggistica. Sembra far parte esso stesso del paesaggio. E’ terra e cielo. Andiamo avanti. Non si vedono macchine qui. Continuiamo a passeggiare, andiamo avanti e siamo nel parco. Improvvisamente. E non ce ne siamo accorti. Si sta bene qui.
© Gianluca Littardi . Pubblicata il 30 Ottobre 2008.
© Gianluca Littardi . Pubblicata il 30 Ottobre 2008.
© Gianluca Littardi . Pubblicata il 30 Ottobre 2008.
© Gianluca Littardi . Pubblicata il 30 Ottobre 2008.
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© Gianluca Littardi . Pubblicata il 30 Ottobre 2008.
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