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Modena (MO), Italia

Riqualificazione urbanistica ed architettonica dell'area "ex Fonderie Riunite" D.A.S.T. Modena

Tecnicoop, Arch. Stefano Silvagni (Tecnicoop), Maurizio Pavani, Arch. Carla Ferrari, Arch. Irene Esposito

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Nel 2006 il Comune di Modena ha dato avvio ad un’esperienza di progettazione partecipata relativa al recupero del complesso delle Ex Fonderie Riunite attive dal 1938 al 1983 in quanto luogo con un particolare significato storico per la città di Modena: in primo luogo per il tragico eccidio dei sei operai uccisi dalle forze dell’ordine durante lo sciopero del 9 gennaio 1950; in secondo luogo come ultima testimonianza di architettura industriale della città negli anni trenta; in terzo luogo per la strategica posizione urbanistica in rapporto alla vicinanza con il Centro Storico e alle aree di grande traformazione. Delle Fonderie Riunite è rimasto un edificio lungamente disabitato, vuoto, tuttavia mai abbandonato dal pensiero, divenuto simbolo per tutta una comunità che si ribella concorde alla sentenza del suo disfacimento e che domanda di dare forma alla memoria, che non sia mera esposizione di una relìquia, vuota contemplazione di un cenotafio, scaramantico esorcismo di un amuleto. La trasmissione della memoria anche attraverso la conservazione dei luoghi, in particolare, dì questo luogo; la realizzazione fisica di un ponte fra passato e futuro di cui la memoria sia struttura portante: questo è il compito reclamato dalla Comunità modenese, prima assegnato al Tavolo di Confronto Creativo, oggi al Concorso. Preservare un simbolo per non perderne il significato, sentimento altissimo dì un romanticismo che non si rassegna a morire in questa nostra cultura occidentale, per quanto mutata e mutante. II DAST, delimitato su due lati e quasi costretto fra il ponte di Via Menotti ad Ovest e il fascio dei binari ferroviari e delle Gronde a Sud, si espande fuori dai suoi muri e si apre alla Città stabilendo una relazione organica con i nuovi insediamenti previsti nel comparto. Ad Est l’edificio del DAST genera una prima piazza giardino, che si dilata liberamente fino ad integrare un edificio con destinazione prevalentemente residenziale; a Nord un ulteriore grande spazio pubblico attrezzato è il luogo in cui tutte le funzioni proprie del DAST incontrano e dialogano con le strutture commerciali e di servizio, collocate al piede del secondo edifico residenziale che prevediamo nei lotti “C”. Una specie di asse ordinatore, molto più che un percorso, attraversa tutto il comparto in direzione Est-Ovest e di fatto ricompone i due spazi in un unico elemento urbano che vuoi essere la proiezione all’aperto di tutto il DAST e che proprio per questo ne usa anche il linguaggio simbolico, evocandone ì significati attraverso segni permanenti e mutevoli, fiori e frutti di un giardino che di volta in volta evocheranno il lavoro, le arti, le scienze, le tecniche. Un ulteriore luogo sarà tuttavia generato dal DAST, più riservato, riflessivo, separato, quasi celato che abbiamo chiamato luogo della memoria ed è lo spazio nel quale in origine le Fonderie e la Città si incontravano, lo spiazzo antistante l’ingresso, oggi soffocato, coperto, negato dalla struttura del cavalcavìa. Qui, proprio davanti al portone della fabbrica, impossibile da riproporre oggi come convincente accesso principale al DAST quale dovrebbe essere, ma che non può esser relegato a mera funzione di passaggio di servizio, il progetto si riappropria di ogni spazio ancora libero, di fronte alle Fonderie, fin sotto il ponte, tra una pila e l’altra e lo trasforma da luogo di abbandono e di degrado in luogo della memoria, una memoria vivida, non museografica o cimiteriale, proiettando in questo spazio, aperto ma coperto, alcune delle attività e degli eventi del DAST.

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Tavola 1

Dati dell’opera: Superficie area di concorso: 40.339 mq Superficie Utile Lorda DAST: 25.009 mq Superficie Utile Lotto C: 9.500 mq Autorimessa DAST: 19.240 mq Costo DAST: 44.818.810 €

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Tavola 3

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