Seconda sala.
© Sandro Ranellucci . Pubblicata il 08 Novembre 2005.
Nel 1967 l’avvocato Luigi Signorini Corsi a testimonianza dell’affetto per la sua città, affidava al Comune di L’Aquila tutti i mobili d’arte, i quadri e l’intera collezione di monete esistenti nelle sale di rappresentanza del suo palazzo di via Patini in L’Aquila ponendo, come unica condizione, che tutti gli oggetti restassero in loco per costituire un “tipico esempio di appartamento di rappresentanza di famiglia aquilana”. Dopo il superamento di inevitabili difficoltà burocratiche, venne avviata pertanto la trasformazione dellabitazione nella Casa Museo Signorini Corsi, dando luogo ad un interessante fruizione pubblica di collezionismo privato.
Terza sala.
© Sandro Ranellucci . Pubblicata il 08 Novembre 2005.
Dopo circa trent’anni il Comune di L’Aquila affidava all’Università Internazionale dell’Arte di Firenze la progettazione dell’adattamento a Museo della Casa Signorini Corsi. Il prof. Carlo Ludovico Ragghianti si rivolse inizialmente al Prof. Sandro Ranellucci, docente da parecchi anni in quellUniversità, per lo svolgimento dell’incarico. In virtù degli ottimi rapporti tra questi e il Prof. Minissi, con il quale erano già in comune diverse attività accademiche e scritture di testi universitari, apparve gratificante e produttivo procedere in unesperienza comune. Il gruppo di lavoro veniva completato, in merito al restauro delle opere pittoriche appartenenti alla collezione, della consulenza del Prof. Baldini..
Terza sala.
© Sandro Ranellucci . Pubblicata il 08 Novembre 2005.
Nelle sei sale da cui era costituita la porzione di rappresentanza dell abitazione risulta oggi impostato il percorso museale. In esse le opere sono disposte senza un apparente criterio espositivo, sia esso cronologico sia tematico, ma nellintento di restituire, compatibilmente con problemi tecnici o di fruizione delle stesse opere, il gusto e la sensibilità degli originari residenti.
Quinta sala
© Sandro Ranellucci . Pubblicata il 08 Novembre 2005.
In particolare dellarredo fanno parte due trumeaux settecenteschi; un secretaire neoclassico appartenuto a Napoleone Bonaparte; consolles ed arredi barocchi; una scrivania con alzata appartenuta al papa Clemente XIV; un cassettone seicentesco in ebano ed avorio con lo scrigno da viaggio; la camera da letto lasciata inalterata nei suoi arredi.
Quinta sala
© Sandro Ranellucci . Pubblicata il 08 Novembre 2005.
Tra le opere pittoriche una Natività della Vergine, rara opera pittorica di Baccio Bandinelli; una Deposizione realizzata da un valente allievo di Annibale Carracci; una Natività di stretto ambito botticelliano; dipinti di Scuola Napoletana ed il Martirio di San Lorenzo, attribuito a Battistello Caracciolo, allievo del Caravaggio; il bozzetto del Priamo chiede ad Achille il corpo di Ettore, l’Ecce homo di Fenzoni ed altri dipinti su tavola fra cui una peruginesca Madonna con Bambino.
Sesta sala.
© Sandro Ranellucci . Pubblicata il 08 Novembre 2005.
Lungo il percorso sono conservate le icone, i gioielli, gli avori appartenuti alle donne della famiglia, oltre al monetiere progettato per proteggere ed esporre le monete storiche delle zecche abruzzesi.
Tra i principali criteri di carattere museologico in funzione dellallestimento sono stati considerati primariamente quelli identificabili con la valutazione critica delle opere pittoriche eseguita autonomamente dal professor Baldini. Sulla base di essa, per ciascuna opera, è stata dedotta la collocazione più idonea. Il metodo seguito ha tenuto conto di due fattori fondamentali: l’impatto visuale lungo la percorrenza di visita e l’equilibrato rapporto dei dipinti con gli elementi di arredo, sia sotto il profilo dimensionale che sotto quello cromatico. Nel complesso, pur nella ridistribuzione dei contenuti artistici della casa, il progetto ha perseguito contemporaneamente il soddisfacimento di due obiettivi fondamentali della museografia moderna. La conservazione della memoria storica della casa come tale, nel suo valore di documento nel suo insieme; e contemporaneamente la valorizzazione dei contenuti, singoli e associati, nellintento di mettere in luce di essi con la massima chiarezza le “qualità”, anche al fine di facilitarne la comprensione, evitando equivoci interpretativi e valutativi. E stato ricercato in sostanza, e l’operazione sarebbe stata completata con la più opportuna utilizzazione della luce artificiale qualora i progettisti avessero proseguito il loro impegno anche nella direzione dei lavori, di realizzare lungo l’itinerario di visita una serie di “episodi” più o meno sottolineati in relazione al loro maggiore o minore valore. E stato mirato pertanto ad una attenuazione del legame degli oggetti e delle situazioni esclusivamente allantico proprietario, in una forma di spersonalizzazione controllata. In tal senso sono stati utilizzati in senso museologico i contenuti, sulla base dell analisi critica condotta, tenendo conto dei giudizi di valore attribuiti nei singoli casi. All’interno di questa logica, per gli elementi costituenti l’insieme della casa, sono state conciliate collocazioni e identità contemporaneamente domestiche e museografiche.
Quali uniche occasioni esterne alla suddetta logica sono state considerate due opere pittoriche di valore eccezionale ed una campionatura della raccolta numismatica. Per quanto concerne tali tre elementi è stato adottato un criterio esclusivamente “espositivo”, estraendoli dal contesto “arredativo”. Per la collocazione delle due opere pittoriche, dato l alto valore storico-artistico di esse, tali sfondi di carattere domestico non sono stati considerati idonei a sottolinearne opportunamente il valore. In effetti la collocazione dei tre pezzi al di fuori del contesto arredativo, ponendo al visitatore l’interrogativo del perché di tale trattamento anomalo dell’opera, suggerisce quasi automaticamente per essa una qualche eccezionalità.
Oltretutto, nel mantenimento sostanziale della fisionomia di “casa”, i tre episodi, mantenuti in estraneità al contesto generale, identificano un opportuno “segno” dell’avvenuto cambiamento d’uso complessivo, da quello privato dell’abitare a quello pubblico del “visitare”.
Per quanto riguarda la collezione di antiche monete, per la quale dal progetto è proposta l’esposizione di una campionatura in un supporto ruotante, che ne consenta la visione frontalmente e nel retro, i criteri sono chiaramente gli stessi; la raccolta resta conservata nel mobile ad essa destinato (in una conservazione del significato privato); il supporto espositivo si pone come traduzione museografica della raccolta stessa; l’inevitabile estrazione dal contesto è anch’esso segno evidente del processo di musealizzazione subito dalla casa.
In merito poi alle caratteristiche specifiche dei supporti espositivi il criterio seguito è quello di evitare qualsiasi tentativo di introdurre anomali elementi di arredo nel contesto esistente, riducendo al minimo l’invenzione formale ed evitandone al massimo l’ingombro visuale mediante l’uso pressoché totale del cristallo.
Per quanto si riferisce alle opere di pavimentazione e di rivestimenti parietali anche a questo proposito il riferimento permane duplice. Il pavimento è stato pensato e realizzato in bianco p, in modo da avere nel contempo sia il riferimento ad uno sfondo puro, adatto gestalticamente a far da sfondo il singolo oggetto, Mentre le pareti sono state foderate con un tessuto da tappezzeria, a righe bianche accompagnate a loro volta da tonalitò pastello differenziate caso per caso, fissato con mollettone, capace di rievocare modalità tradizionali.
Complessivamente il tema dellallestimento a Casa Museo di un edificio antico si presenta assai ricco di sfumature dogni tipo. Benché la dimensione quasi mai risulti consistente, ugualmente la compresenza di aspetti critici numerosi ben rende complessa la conduzione del progetto e poi del cantiere.
Nel caso del Museo Signorini Corsi alla omogeneità di vedute tra Sandro Ranellucci e lanziano maestro si contrapponeva l’approccio del tutto disomogeneo da parte dellIngegnere Capo comunale. Le dimissioni furono offerte dai progettisti quale copertura per il dissenso; cosicché la Casa Museo Signorini Corsi dovette acccontentarsi di una Direzione dei Lavori meno sfumata rispetto a quanto la delicatezza del tema avrebbe richiesto.
cfr.S:Ranellucci. Allestimento museale in edifici storici, Ed.Kappa, Roma.
http//h1.ath.cx/muvi/signorinicorsi/pianta/pianta.html
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