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Ginevra, Switzerland

The extension of the Centre William Rappard

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L’analisi del contesto è stata condotta parallelamente alle valutazioni delle trasformazioni possibili. Così la ricerca sul paesaggio non ha implicato solo valutazioni estetiche ma ha messo in gioco fattori diversi: il verde, la luce, i colori, così sono emersi i “vincoli” poi diventati risorse dalle quali è stata ricavata la soluzione di progetto proposta. In un’area collinare, a ridosso del LAKE GENEVA, il progetto si colloca sul crinale della collina aderente al suolo, rispettando così la condizione contestuale, ma presentandosi nello stesso tempo con una precisa identità. La porzione di area oggetto del concorso è ubicata in posizione di passaggio tra due scale insediative, quella più precisamente urbana e quella del paesaggio; l’attaule utilizzazione a parcheggio ne ha sfigurato tutte le originarie connotazioni, lasciando una ferita nel paesaggio del tutto evidente nella sua drammaticità. Dunque la prima operazione d’indagine è stata quella di ricostruire l’orografia. Dopo avere individuato tale tracce, il progetto cerca costantemente una soluzione che prende atto dell’originaria orografia del suolo e dell’edificio esistente, senza però fare rinunce. La matrice compositiva dell’edificio proposto risulta data dalla sovrapposizione di fasce monoliti orizzontali intervallate da fasce vetrate trasparenti tali da garantire, in ogni momento di vita interna, straordinari ritagli prospettici sul lago, sul parco e sulle altre realtà circostanti. L’edificio è costruito in calcestruzzo armato, per la parte strutturale e per quella facciavista. L’edificio è staccato in maniera intesso dal suolo, l’attacco a terra è garantito da lastre di vetro trasparente, dunque l’edificio con la sua forte massa, è virtualmente sospeso, quasi a sfidare le leggi della gravità. In tal modo si rende possibile quella continuità tra spazio interno ed esterno tanto desiderata in questa parte del progetto. Massima permeabilità è stata favorita all’accessibilità pedonale. Un accesso diretto dall’esterno è posto lungo il lato nord-ovest del nuovo edificio ubicato sul punto focale della prospettiva posta sull’asse longitudinale dell’edificio esistente. Dunque chi arriva dall’esterno viene accompagnato all’ingresso principale dalla quinta prospettica dell’esistente. Un ulteriore accesso è posto nel punto di contatto fisico tra il nuovo e l’esistente. Entrambi gli accessi pedonali conducono in uno straordinario spazio interno dove un sistema di collegamenti verticali garantisce l’accesso ai vari livelli. Il piano “terra”, perfettamente in quota con quello dell’edificio esistente è perimetrato per tutta la sua lunghezza da un sistema vetrato continuo che accoglie una reception, una lounge area ed una serie di uffici di primo contatto, dislocati su quote differenti.tale spazio, di primo accesso, si presenta molto chiaro nella sua fruizione, ma decisamente complesso nella sua spazialità. Due pozzi di luce sfondano verticalmente l’edificio, apparentemente compatto, proprio in corrispondenza dei due ingressi pedonali. In particolare nel punto nodale tra il nuovo e l’esistente, in corrispondenza dei collegamenti verticali, una sottrazione di volumi scava il corpo di fabbrica dando vita ad uno svuotamento verticale all’interno del quale, come scolpite nella massa, si avvolgono rampe di scala per garantire un rapido collegamento tra i diversi livelli. Questo spazio di grande suggestione assume un’atmosfera surreale e rarefatta nel quale come contrappunto ha luogo un’accelerazione verticale generata dalla tensione dinamica delle rampe. Ai successivi tre livelli trovano posto a nord-est, verso il lago, la biblioteca spazio libero con una enorme flessibilità di utilizzo e con vedute dirette sul lago; al lato opposto sono ubicati gli uffici, postazioni singole, sale riunioni, sale proiezioni secondo le direttive del bando; spazi con grande flessibilità di utilizzo sia immediate che future. All’ultimo piano, lato lago, è ubicato il ristorante, quindi si è preferito porre le due funzioni, biblioteca e ristorante, a contatto diretto con questa eccezionale presenza. Al lato opposto trova posto l’ultimo piano degli uffici organizzato, per chiarezza compositiva e di fruizione, sostanzialmente come i precedenti. Al primo livello interrato sono ubicati i locali tecnici, l’archivio e il centro di riproduzione documenti. Ai successivi due piani interrati è stato previsto il parcheggio. Le scelte progettuali sono state improntate alla luce del controllo delle tecnologie e dei processi di trasformazione fisico-spaziale dell’ambiente volti alla realizzazione di concetti di sostenibilità ambientale dell’intervento. Tale processo ha come obiettivo la realizzazione di un progetto sostenibile, che si pone in un rapporto di tipo osmotico, da un punto di vista energetico, con l’intorno; sia di quelle condizioni di confort termoigrometrico. In contrasto con l’austerità esterna, l’interno è fortemente illuminato dalle due grandi corti che bucano il tetto e oltre a permettere il passaggio di luce naturale, fondamentale per la qualità interna dell’edificio, favoriscono il convoglio dei flussi d’aria tramite appositi sensori posti sulle vetrate in copertura. I risultati progettuali sono scaturiti da una profonda e consapevole riflessione sul fatto che lo sviluppo fondato sulla dilapidazione delle fonti energetiche irriproducibili appartiene al passato; mentre serve la capacità di costruire i parametri economici e tecnico-scientifici per una concezione diversa degli spazi, organizzati per valorizzare le potenzialità nuove e antiche tecnologie, capaci di assicurare il minimo impatto ambientale. Qualità ambientale e innovazione tecnologica costituiscono il binomio sul quale fondare il processo di evoluzione e trasformazione del territorio. La forza di tale proposta è nell’impianto generale del manufatto, nella sua concezione strutturale spinta al punto da raggiungere una sintesi tra forma e tettonica. Qui i materiali di finitura sono ridotti all’essenziale tale da ottenere una ottimizzazione dei costi ma anche un alto livello di qualità della costruzione. Utilizzando una soluzione strutturale di una certa complessità, lo spazio si è “liberato”, le esigenze funzionali sono accolte con enorme flessibilità fino a raggiungere un risultato di grande efficacia e chiarezza. Da lontano l’edificio sembra sprofondare nel terreno ma in maniera del tutto inattesa è totalmente staccato dal suolo, si presenta come un volume definito in maniera netta; è un masso con “volontà cubica”. La percezione dell’edificio da distanze diverse definisce piani di lettura sovrapposti, proprio come un testo letterario. Ponendoci ad una distanza media, osserviamo come il bordo, il limite che prima profilava una forma quasi perfetta, lascia spazio all’eccezione con i due bordi che si dilatano per segnalare la presenza eccezionale della biblioteca e del ristorante. Appare così il tratto di una linea irregolare che deforma gli spigoli e una vibrazione superficiale di luce sulle masse di calcestruzzo, materia ed ombre si alternano in modo differente durante le ore del giorno. Avvicinandosi ancora, finalmente la forma si rompe, i pezzi saltano esprimendo la loro materialità abrasiva e definendo vuoti che ci indicano la scala costruttiva dell’edificio. Incisioni di luce che tagliano la facciata e che, percepita a distanza trasformano il vuoto in un’ombra che parla si sottrazioni di massa ad opera della luce. Il segno inizialmente tellurico assume in sé il significato di un contenuto senza perdere la sua originaria forza generatrice.

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