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Reggio Calabria (RC), Italia

Centro Televisivo sperimentale e didattico-culturale negli stabilimenti dell’ex-Italcitrus a Reggio Calabria

Uno scenario desolato. Edifici in rovina. Tracce di un’attività, anche fiorente, bruscamente interrotta. Eppure un fascino irresistibile attira ancora a guardare in profondità, spinge a oltrepassare le recinzioni e il muro di cinta, lascia intuire che anc

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Vista a volo d'uccello

Uno scenario desolato. Edifici in rovina. Tracce di un’attività, anche fiorente, bruscamente interrotta. Eppure un fascino irresistibile attira ancora a guardare in profondità, spinge a oltrepassare le recinzioni e il muro di cinta, lascia intuire che ancora esista energia dietro a quelle pareti. L’articolazione dello spazio, il rapporto con un territorio magnifico e qui così potente, la luce abbacinante che a forza passa attraverso qualunque fessura e che magicamente accende le indispensabili ombre. Un’area grande, quasi un frammento di città sulla quale fare incontrare due sistemi di manipolazione dell’immaginario moderno: l’architettura e la sua ambizione di trasformazione del mondo delle idee in mondo reale e la televisione con la brama, quasi diametralmente opposta, di lasciare credere che sia reale tutto quello che spesso ci è solo lasciato immaginare. I vari pezzi lentamente trovavano un disegno: i fabbricati dei diversi comparti avevano scala, qualità, tipologia, stato di conservazione e orientamento sul suolo diversi. Alcuni di essi andavano demoliti, altri conservati. Nuovi edifici andavano costruiti. Il programma funzionale non contribuiva a allentare la complessità: spazi per la vita professionale e spazi di relazione, spazi di lavoro e di studio; spazi di rappresentanza e spazi semplicemente utilitari, magazzini, studi. Diversi sistemi si tentavano di volta in volta per unire, connettere, collegare, cucire insieme le varie parti per renderle organiche quasi appetibili ma lentamente un immagine sovrastava le altre e prendeva autonomia, si rendeva visibile per proporsi come trait d’union di tanti pensieri: una trama di pixel, un sistema per l’ombra, un nastro che si disponeva prima in orizzontale, poi si impennava a seguire un tetto e un prospetto, fasciava un intero piano e si disponeva morbidamente a contenere una copertura. Una trama a triangoli e rombi, un tessuto di colori, una geometria di luce ombra capace di dare spessore, mutevolezza e movimento: una sorta di maschera, anzi proprio il costume di arlecchino. Un costume infatti nel quale ogni pezzo (inizialmente una semplice toppa) concorre a definire un risultato unitario, è stata la metafora perfetta per descrivere la strategia di un progetto che si confrontava con tutte queste contraddizioni. Come ogni metafora innescava altri suggerimenti, si prestava a nuove riletture, più o meno dirette, più o meno ironiche: la televisione altera la percezione della realtà, la trasforma come Arlecchino con verità e bugie; la televisione ha troppe sfaccettature per essere ricompresa in una immagine univoca; come Arlecchino ci restituisce la realtà solo deformata, facendola esplodere per ricomporla in un mosaico. Che in parte è vero e in parte è finto. L’incontro tra architettura e televisione non poteva avvenire che attraverso una maschera: la prima ha entrambi i piedi ben piantati nella realtà, la seconda della realtà è gia una deformazione. Il più forte punto di contatto con la realtà (e tra loro) è che entrambe per farsi usano – con scopi e responsabilità diversissime – grandi quantità di denaro. Il complesso del Cetes sarà come una grande fabbrica che produce un bene di grande valore, eppure immateriale. Il suo rapporto con il contesto è da un lato fortissimo, perché è un complesso che sorgerà lì e non altrove, sarà concreto e dovrà durare, come ogni architettura. Però le sue produzioni, le sue trasmissioni (i suoi veri obiettivi in fondo) la legheranno con fili invisibili, digitali con un altrove indefinito, potenzialmente infinito. Anche il rapporto con il territorio del costume di arlecchino ha un destino curiosamente simile: La maschera di Arlecchino ha origine dalla contaminazione di due tradizioni: lo Zanni bergamasco e popolare da una parte, e personaggi “diabolici” (di nuovo la televisione!) e farseschi della tradizione popolare francese, ma diviene già nel ‘600 una maschera internazionale, passa per Goldoni nel ‘700, per Boccioni, Picasso, Cezanne e Klee nel ‘900, per la cultura pop/punk nel dopoguerra e ritorna finalmente ai costumi dei bambini a Carnevale. Come ogni stratificazione era ricca di significati riletture possibili e rimandi infiniti al nostro mondo, al territorio, al mediterraneo. Si poteva fare.

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Vista frontale

L’inserimento nel territorio.

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Prospetto principale

Tre cannocchiali sono puntati verso il mare: è lo stretto di Sicilia, è il mare Mediterraneo, sono i punti di riferimento del futuro di questo centro di produzione sono gli obiettivi di formazione cui deve mirare questa scuola. Dalle grandi vetrate si potranno vedere alternativamente: la prospettiva lontana della costa est della Sicilia con Catania e l’Etna, Messina e il Canale, Scilla e Cariddi. Dalle terrazze si potranno annusare i nuovi agrumi posti a ridosso degli edifici, si ammirerà la costa che degrada dolcemente verso il bianco della battigia e poi l’azzurro dell’acqua, si osserverà il profilo verde marrone dei monti che a ripide spezzate punta verso Scilla, si sentirà il grigio calore di pietra delle vicine fiumare. Questa somma di sensazioni è una miscela unica e straordinaria di colori, odori e temperature che i nuovi edifici assorbono e restituiscono attraverso la propria geometria, i materiali, le aperture, le finiture. La speranza è che interno ed esterno si fondano in un’esperienza di immersione nel territorio potente e unico. Di nuovo la trama di Arelecchino ci permette di leggere in modo nuovo la realtà: i colori sono quasi una tela mimetica che in questo caso non serve a nascondere ma a deformare. Si mette in atto un sistema che permette agli edifici di apparire ogni volta diversi a seconda dell’angolo da cui li si guarda. Quando la prospettiva va da monte a mare gli azzurri e i grigi sulla torre piuttosto che sugli edifici tendono a scompare confondendosi con il mare e con il cielo: si perdono gli angoli, i contorni diventano imprecisi le masse si allegeriscono perdendo peso. Quando la prospettiva cambia allora sono i verdi, gli arancio e ancora gli azzurri che cercano l’erba, le arance, il cielo e le ombre per sgretolarsi e smaterializzarsi sotto la luce. La trama che sostiene la geometria degli edifici, il sistema delle connessioni che li rende sistema radica il complesso in modo vigoroso sulle linee, sia fisiche, sia solo visive del territorio. Allo stesso modo le linee della viabilità, della ferrovia dei servi extraurbani alimenteranno i percorsi di chi dovrà raggiungere il centro di produzione e la scuola con i mezzi più diversi. La città di Reggio Calabria, strategica nell’area del mediterraneo, ha tutte le caratteristiche per accogliere un Centro finalizzato alla produzione televisiva e alla formazione degli operatori. Collocata nell’area dello Stretto di Messina, densa di storia e di cultura fin dagli anni più remoti, può godere sia delle relazioni via mare che via terra e via aria. I collegamenti marittimi, aeroportuali, ferroviari e autostradali sono tutti nel raggio di pochi chilometri, funzionali e tutti in corso di ammodernamento, in una visione strategica che vede Catona (citata da Dante quale testa di ponte a Sud delle grandi vie di collegamento della penisola), sede del futuro Ce.Te.S., al centro di uno scenario in trasformazione che darà nei prossimi anni sicuramente interessanti sviluppi.

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Pianta principale

L’inserimento nel tessuto. I pezzi, le pezze.

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Schemi compositivi

Si è scelto di lavorare all’interno della complessità dell’esistente operando su più piani con l’obiettivo ambizioso di individuare una rilettura morfologica del complesso degli edifici esistenti. La trama edilizia è in questa parte della città ma anche nel lotto in questione inesistente. Gli edifici sono giustapposti con logiche funzionali e utilitaristiche. Gli spazi esterni sono ambiti di risulta che devono aspirare a diventare gli spazi esterni dell’architettura. Ricucitura/cambio di calibro degli edifici Gli edifici avevano come detto scala, qualità, tipologia, stato di conservazione e orientamento sul suolo diversi. Si trattava di proporzionarli, di trovare apparentamenti tratti comuni conservando come una ricchezza la loro differenziazione, ma trovando criteri ordinatori che ne definissero le regole di aggregazione. Si è optato per lievi cesure che li rendessero figure lineari di scala paragonabile, anche quando si trattava di figure binate. I nuovi edifici sono stecche lineari dello stesso calibro di quelli esistenti. Il Movimento Gli edifici sono collegati da una linea di percorso-collegamento che si muove a guizzi, sincopata (ancora i movimenti di Arlecchino!) attraversandoli e riconnettendoli tutti. La posizione a terra dei nuovi edifici mira a generare cannocchiali prospettici aperti sullo Stretto di Messina, ma cosa più importante la collocazione dei nuovi edifici entra per così dire in risonanza con quelli esistenti determinando una oscillazione, un movimento quasi rotatorio che è uno dei principali segni ordinatori del progetto. Movimento tanto più importante perché sfrutta i segni esistenti cercando di mutarne il significato invece di sovrapporne di nuovi.

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Copertina

Il connettivo interno.

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Fotoinserimento

Passato l’ingresso pedonale posto come detto sulla via nazionale si sale leggermente verso la torre multicolore, lasciandola sulla sinistra, e si arriva al primo livello del nuovo edificio B che contiene l’ingresso vero e proprio e il sistema informativo che orienta i visitatori e gli utilizzatori all’interno del sistema. Il piano basso dell’edificio B è raccordato nelle sue diverse parti da uno spazio distributivo dall’andamento vagamente zig zagante che permette la sosta e l’incontro. Da qui si possono raggiungere le aree della biblioteca, emeroteca, bar, mensa, e uffici amministrativi. Si arriva inoltre alle scale e agli ascensori che portano al primo piano delle tre stecche. A questa quota si raggiunge il secondo livello del sistema distributivo che, questa volta all’aperto, tiene insieme non solo le tre stecche dell’edificio B ma, mediante una passerella, permette di arrivare alla parte di istruzione/produzione posta nei settori C e D. Una serie di passerelle e ponti pavimentati in legno realizza una piacevole promenade che, in una fitta sequenza di esterni ed interni, permette di attraversare in modo più o meno libero l’intera struttura. E’ proprio la sequenza e la stratificazione degli spazi, da collettivi a semocollettivi a privati che caratterizza fortemente il proporsi di questo particolare centro di produzione televisiva ai visitatori e al pubbllco. Si immagina infatti che esistano diversi livelli di permeabilità consentiti in modo diverso ai visitatori, agli studenti e quindi a chi frequenta il centro per lavorarci. L’ingresso potrebbe essere debolmente filtrato in modo da consentire al maggior numero di persone possibile di usufruire della mensa, del bar, della biblioteca e del giardino a valle della via Nazionale. Salendo al piano primo solo gli studenti e gli operatori saranno ammessi al sistema connettivo superiore. L’accesso alle strutture poste nei padiglioni C e D sarebbe riservato ai soli operatori per le parti al piano terra e come già detto a operatori e studenti arrivando dal connettivo del primo piano.

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Veduta d'insieme

Gli edifici.

Il programma funzionale contenuto nel DPP chiaramente stabiliva per ciascun edificio come doveva svilupparsi il dettaglio previsto per ciascuna funzione. Il settore D contiene la parte hard della produzione con veri e propri studios nella parte bassa, facilmente accessibili dai mezzi, con il sistema della regia e dei camerini posti nella parte alta e nella zona intermedia originariamente occupata dall’edificio E. Qui, al primo livello sono posizionati anche dei piccoli salotti, punti di incontro tra la regia, gli operatori e gli attori, luoghi per la discussione ma anche l’apprendimento con la possibilità di fare interagire, proprio in questo punto, gli studenti con la produzione reale. Questo primo livello non a caso si trova alla quota del primo livello del settore B e del settore C dove si trovano per l’appunto le aule. Al piano terra del settore E trovano posto anche i laboratori di scenografia e la falegnameria favoriti dalla contiguità con la zona di carico e scarico coperta. L’edificio D contiene opportunamente miscelati la didattica e la post produzione sviluppando anche in questo caso il concetto basilare che la formazione, per essere efficace, debba intersecarsi pesantemente con l’attività operativa reale. Per cui in questo settore avviene questo tipo di mix che si completa con quanto avviene all’interno dell’edificio B dove la sinergia si evidenzia con l’approfondimento delle fonti e la ricerca: biblioteca, emeroteca, sale proiezione e naturalmente aule. Propaggine estrema del complesso la stecca che, al primo piano, è occupata dagli uffici amministrativi, in parte presenti anche al piede della prima delle tre. La parte di svago è rappresentata dalla mensa, dal bar, dai giardini, dal connettivo in legno. Ognuno di questi punto è attrezzato per ricevere incontri informali, lezioni all’aperto, lavoro al computer tramite il sistema wifi presente in tutto il complesso.

La torre.

Vero segno di riconoscimento dell’intero complesso, la torre contiene tanti elementi con funzioni ed usi estremamente diversi che insieme concorrono a determinarne la particolare forma. La torre comprenderà le apparecchiature per la trasmissione del segnale televisivo, un corpo scale e ascensore/montacarichi che permettono di raggiungere facilmente tutti i livelli intermedi dove opportuni ripiani permettono di collocare gli apparati o semplicemente di sbirciare il panorama. La torre è un enorme radiatore che permette di raffreddare l’aria degli alti strati per alimentare il sistema dei condotti di raffreddamento che, in estate, portano in modo naturale aria fresca all’interno dei singoli edifici. La torre è un luogo per comprendere il territorio visitarlo ed esplorarlo con lo sguardo. Si potrà salire lungo la scala interna, sbirciare, sempre solo parzialmente, il paesaggio che si svelerà lentamente per piccole parti. Dai ripiani non si avrà mai la possibilità di avere visioni di porzioni intere ma sempre e solo parziali, laterali, verso il cielo o porzioni di mare o collina. Solo in sommità, dopo la faticosa ascesa di tutti i 45 metri, si potrà ricomporre il puzzle e dominare l’orizzonte. A quel punto si potrà prendere l’ascensore per una comoda discesa. La torre è il luogo dei colori, con suoi pannelli metallici e di ceramica, con il lucido e l’opaco, con il pieno e la trasparenza, rifiuta l’immagine hi tech fine a se stessa di molti di questi manufatti per polverizzarsi nell’aria in una girandola di piani. L’esplosione dei colori è la sintesi di tutti i contenuti che questo progetto cerca di raccontare: la trasmissione televisiva sublimazione dell’immagine; lo splendido blu del mare, lo sconfinato azzurro del cielo, il profondo verde delle colline, la policromia dei fiori e l’arancio profumato; i pixel che diventano Arlecchino; Arlecchino che diventa tessuto, ombra e geometria, trama magnifica della maestria islamica e mediterranea

I materiali.

I materiali riproducono il dualismo (e le contraddizioni) del progetto I prospetti saranno intonacati con pigmentazioni terrose, opache a grana ruvida, facendo da contraltare alle reti di pixel. Queste saranno invece insieme alla torre una delle parti preziose dell’edificio. Cavi di acciaio diagonali reggeranno con appositi ragni materiali diversi non solo per il colore: fibrocemento, lamiera smaltata, vetro, moduli di tessuto plastico. Ove necessario sosterranno pannelli fotovoltaici. La struttura e le ringhiere della copertura del percorso pubblico principale saranno in acciaio zincato, mentre la pavimetazione del livello superiore saà in doghe di legno lamellare. Ancora una volta l’accostamento è tra materiali ricchi ed altri solidi ma più economici. Il suolo sarà alternativamente in calcestruzzo architettonico rinforzato (tipo chromofibre), non solo robusto ma particolarmente adatto all’inserimento in contesti naturalistici e di pregio (mattonata di assisi, palazzo pitti). Le restanti aree, ove non verdi saranno in terra stabilizzata per perseguire sempre una certa naturalità del terreno e un corretto inserimento ambientale.

Pavilion

Europaconcorsi cura il servizio di informazione sui bandi di progettazione e la realizzazione del servizio albo-on-line delle seguenti associazioni professionali:

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Collegio Ingegneri della Toscana, Collegio dei Periti Industriali di Grosseto, Federazione agronomi e forestali della Lombardia, Dipartimento S.S.A.R. Università "G. D'Annunzio", Collegio Geometri Reggio Calabria, Consiglio Nazionale dei Geologi, InArSind Sindacato Nazionale Ingegneri e Architetti, Ordine Ingegneri e Architetti di San Marino, Collegio dei Periti Industriali di Siena, Associazione Laureati Iuav