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Monreale (PA), Italia

Parco della cultura a Monreale

Concorso internazionale di progettazione

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Analisi e studio dell’area Lo studio delle radici storiche della città di Monreale, la conoscenza del territorio e delle sue opere d’arte nonché la possibilità di accedere, ai cosiddetti “terrazzi del Duomo” per godere della magnifica vista panoramica che spazia sull’intera valle della Conca d’Oro, divengono il punto di avvio della presente proposta che parte dal concetto di “integrazione sensibile” tra i vari ambiti nei quali si vuole intervenire. Il filo conduttore rimane la storia e la superiorità visiva del Duomo di Monreale ma al tempo stesso l’ambiente circostante che fu “Mons Regalis” arricchito di nuove funzioni, tecnologicamente avanzato e dotato di tutto quanto necessario per una vivibile, comoda e sostenibile realtà urbana.

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Filosofia dell’intervento: “Vivere è passare da uno spazio all’altro cercando di non farsi troppo male” Il tema della riqualificazione, viene spesso concepito come valorizzazione della “conservazione”: questa condizione d’immodificabilità del luogo, rende paradossalmente insanabile il degrado di alcune sue parti, costringendole a rappresentare solo se stesse senza approfondire il tema del “modificare” per mantenere continuità nella sequenza del tempo. La città nel ritmo delle sue forme, nelle trame dei suoi tracciati ci offre le immagini, le percezioni visive di un contesto territoriale, di un “luogo”, proprietà distintive dei singoli luoghi, quelle che individuano e trasformano un “situs” generico in un “locus” esclusivo da cui deriva un’impronta definita del carattere ambientale che viene riconosciuta come “atmosfera”, riconoscibile e palpabile, un’aura che lo connota e lo rende unico e irripetibile dagli altri. La filosofia del progetto proposto, rielabora le riflessioni sul concetto di “luogo” inteso come ambito distintivo di un insieme più vasto di “luoghi” vivibili che possono contrastare con il concetto del “non-luogo” spesso esistente nelle nostre città. Partendo dal Duomo e riconoscendo ad esso il ruolo di protagonista assoluto, l’intervento si sviluppa prevalentemente underground. “Sottosuolo” è termine che appartiene ad una partizione verticale dello spazio morale dove il suolo su cui poggiamo i piedi funge da linea mediana, una soglia più o meno sottile, più o meno permeabile a seconda dei casi. Sin dall’antichità la città, prodotto umano per eccellenza, suggerisce metafore antropologiche. La piazza è il cuore, le strade sono le arterie, le mura la corazza, la fortezza il cervello del sistema difensivo e le porte allegoria del libero arbitrio. L’intervento per il “Parco della Cultura” vuole essere dunque un “luogo di luoghi” underground, collegato all’elemento principe attraverso una rete di collegamenti “viscerali”, riuscendo però a godere della “luce del Sole”. Intorno ad esso, il grande polmone di verde sviluppato secondo la naturale forma armonica delle curve di livello, dove, attraverso percorsi protetti ed accessibili a tutti, come da una terrazza, sarà possibile ammirare la Conca d’Oro, usufruire dell’”Hortus” e dei luoghi di aggregazione e socializzazione. La visione notturna, resa possibile attraverso la esaltazione delle realtà naturalistiche mediante l’utilizzo di illuminazioni architetturali a Led, contribuirà a rendere il luogo riconoscibile e suggestivo.

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L’attenzione per il Verde. Le essenze arboree oltre che a rappresentare l’importanza del “verde”, connotano la storia di un territorio. Cogliendo l’invito del grande “Ficus magnifoliensis” nelle vicinanze del Duomo a non dimenticare le coltivazioni “storiche” della Conca d’Oro e ripartendo dall’Hortus Catholicus di Francisco Cupani del 1696, l’intervento proposto intende riprendere le essenze arboree che la storia e la tradizione ha assegnato al “Mons Regalis”ovvero le “Sanacore” e le “Ariddu di core”. Nella cornice di piante ornamentali e fiori dagli innumerevoli colori e dai profumi “equalizzati” nell’insieme, come lo zafferano, la lavanda, il corbezzolo, la ginestra ed altri, oltre alle palmacee, alle piante grasse, alle magnolie, si darà grande riguardo anche ad ulivi, agrumi, gelsi, nespoli, fichi e naturalmente ai susini di cui la letteratura del tempo riporta più di dieci varietà “nei giardini intorno a Palermo”. Tale scelta ha una triplice valenza: restituire alla città quel valore aggiunto dalla tradizione agricolturale che si sta disperdendo, preservare specie arboree storicamente riconosciute quali identificative del territorio ed infine, contribuire a recuperare la tradizione delle susine “incartate” delle bancarelle dei mercati di Ballarò e della Vuccirìa, attraverso un “marchio” possa identificare la provenienza, la qualità e la tradizione ricavandone anche un reddito. L’idea che proposta è quella di “involucro aperto” come “un portale” sulle anteprime della città, della musica, dell’arte, della cultura in generale, ma al tempo stesso metaforicamente chiuso come una scatola per conservare gli eventi più importanti e che, con la sua vocazione alla vita di relazione tra la storia, l’innovazione e la natura del Parco, lo rendono un posto straordinario, dove tutti i sensi vengono coinvolti e dove il ritmo delle stagioni è più evidente. Di fronte al tempo che tutto trasforma, compito del progettista è quello di regolare le trasformazioni, secondo nuove scelte progettuali legate anche ai nuovi usi, che però non devono essere distruttivi, o strumentali, ma strettamente legati al fatto che ogni elemento, è letto come risorsa collettiva e diffusa, che può essere trasmessa al futuro solo attraverso un uso filologicamente e rispettosamente corretto del passato.

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Leco

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