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Milano (MI), Italia

R.T.A.

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L’occasione di un’area industriale dismessa, per elaborare un progetto in grado di confrontare i nuovi modi dell’abitare con la necessità di riqualificare un frammento urbano, a ridosso del centro di Milano. I processi di trasformazione ora in atto, dimostrano che non è sempre possibile conservare i contenitori industriali convertendoli esclusivamente in spazi espositivi o museali, e rivelano la necessità di attuare trasformazioni che, paradossalmente, siano in grado di conservare il luogo e la storia. L’integrità storica, quindi, non può essere sempre considerata un valore se non viene operata attraverso un processo di riqualificazione e la lettura del luogo e delle sue potenzialità trasformative in relazione alla città. Trasformare quindi, per conservare rintracciando nel sito le necessità di modi d’uso adatti. Dati, questi, da integrare con il permanere, nei maggiori centri urbani, di una cronica mancanza di spazio, di superfici edificabili in modo estensivo per cui la residenza collettiva appare come specchio riconosciuto di un quadro di esigenze rinnovate. Le aree interessate sono, quindi, quelle connesse con la deindustrializzazione di comparti produttivi, costretti all’interno di un tessuto residenziale che si auto costruisce.

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Il progetto diventa terreno di confronto tra il tema dell’utilizzo dei comparti produttivi con l’idea della residenza collettiva e in questo caso di tipo turistico-alberghiero: le variabili che costituiscono i presupposti vengono, al contempo, comandate da un’ idea unificante, capace di tenere insieme la grande e piccola scala, il dettaglio e la dimensione urbana. Il risultato è un edificio con un preponderante carattere urbano, una soluzione articolata che non rinnega un’idea di base di tipo unitario, e articola una sequenza di elementi leggibili ad ogni scala: una sorta di punto di equilibrio tra grande e piccolo che si confrontano nello spazio quotidiano. La dimensione dell’intervento si rapporta, necessariamente, all’immediato contesto della città, composto da spazi e volumi in rapida aggregazione, mutevoli come esigenze di mercato, e sottolinea la vocazione prettamente urbana dell’isolato. Un ambito definito da macro elementi che si confrontano per dimensione, valore storico e ambientale: i due assi di penetrazione di viale Monza a via Palmanova, il tracciato del naviglio della Martesana, le cortine edilizie della fine del XIX sec. E l’inizio del XX sec., i contenitori industriali, gli episodi degli ultimi quaranta anni a l’area verde del parco della Martesana.

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I vincoli definiti dalla normativa urbanistica richiedevano l’arretramento del fronte edificato rispetto agli assi viabilistici e la realizzazione della volumetria, suddivisa in corpi di fabbrica differenti e indipendenti: la posizione del manufatto all’interno del lotto ha individuato, quindi, un’ area di confine destinata a posti auto e spazi di manovra, subordinata ad un vincolo di asservimento ad uso pubblico. Cinque blocchi si snodano sul fronte di via Rancati, collegati al suolo tramite un basamento che accoglie luoghi significativi per le funzioni afferenti all’R.T.A. con possibilità di utilizzo anche all’esterno. La morfologia dell’edificio si articola in una sequenza di volumi che, per loro natura, determinano una successione di spazi aperti a valenza differente: il portico al piano terra distribuisce le attività complementari e mette in relazione i collegamenti verticali con il sistema distributivo orizzontale, la copertura della piastra è completata da un giardino pensile usufruibile dalle unità abitative del primo piano, il giardini interno è uno spazio chiuso che ospita un piccolo impianto natatorio e si propone in continuità con le superfici coperte. L’edificio, in generale, è caratterizzato da un linguaggio architettonico che sottolinea la presenza massiva dell’intervento: il basamento alto 6 metri dalla quota della strada, definisce l’attacco a terra da cui si sviluppano i quattro blocchi. Il corpo a est è invece impostato a quota strada tramite uno spazio porticato, si articola per sette piani oltre i quali è alloggiato un attico che ospita un’unità abitativa di dimensioni differenti rispetto alle altre. Il fronte sud dei quattro corpi che poggiano sulla piastra dei servizi, è completato da balconi in aggetto che si snodano per tutta la lunghezza del fabbricato e sono chiusi da ante scorrevoli frangisole; il fronte nord è trattato con elementi in aggetto di tipo puntuale. Il rivestimento di tutti e cinque i blocchi è realizzato con piastrelle di clinker vetrificato, in contrasto con il trattamento superficiale del basamento eseguito con blocchi splittati fresati di forma quadrata. I piani attici sono caratterizzati da una morfologia differente rispetto al resto dell’edificio e il contrasto è sottolineato da un rivestimento realizzato con fogli di rame preinverdito.

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Ered

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