© LATO . Pubblicata il 07 Aprile 2009.
Il progetto parte da una meditazione sui luoghi in cui si compì il Mistero della Visitazione, l’incontro cioè tra la Vergine “teofora” e la cugina Elisabetta che porta in grembo Giovanni, il più grande tra gli uomini perché purificato dal peccato già nel ventre della madre. Il sito di Ain Karim, dove secondo la tradizione avvenne l’incontro – e dove nacque lo stesso Giovanni – è in origine una casa rurale sulla zona montuosa a nord di Gerusalemme, e come tutte le case rurali dell’epoca è composta in parte da un edificato ed in parte da un’area scavata direttamente nella roccia. E’ proprio meditando su Ain Karim che si è concretizzata l’idea di un ambiente liturgico che richiamasse, anche spazialmente, il momento della Visitazione. L’idea-guida è stata quella di un luogo “scavato”, ottenuto direttamente dalla roccia, e nella sensibilità contemporanea un luogo scavato fa pensare più ad una cava che ad una grotta. Nell’ambiente di cava le immense stanze scavate nella pietra, scandite dal ritmo regolare dei tagli di estrazione che dalle alte pareti verticali scendono sul pavimento e si proiettano sul soffitto, creano un paesaggio di grande effetto metaforico in cui si perde il senso delle proporzioni e il tempo si ferma; quel paesaggio, fatto di penombra e di immensi volumi possiede, spesso più di tante nostre chiese, un’aura sacra. Il progetto nasce dall’interpretazione architettonica dei significati di questo luogo e dalla volontà di creare in quello che è un quartiere residenziale in continua espansione, un nuovo centro parrocchiale che si configuri come punto di riferimento, fisico e ideale per l’intero quartiere. Il progetto organizza il nuovo complesso parrocchiale assecondando quello che è l’orientamento del lotto e disponendo gli ambienti laici del complesso parallelamente ai due assi principali dell’area. Solo la chiesa, distinguendosi dagli altri edifici del progetto, ruota rispetto alla maglia ordinatrice e si volta verso la città esprimendo, nel suo “piegarsi” il suo senso di apertura e di accoglienza. La facciata obliqua delimita il sagrato, sopraelevato rispetto al livello stradale, spazio della sosta e dell’incontro, ma anche spazio pubblico “laico”, luogo della comunità in cui si realizza lo scambio tra uguali, al di fuori del momento liturgico e sacramentale. Due portali, dalle dimensioni volutamente monumentali, danno accesso al nartece caratterizzato da quattro pilastri cavi, leggibili anche dall’esterno, simboli delle quattro figure evangeliche protagoniste della Visitazione e memoria dei grandi pilastri che sorreggono il soffitto della cava; il nartece recupera il suo antico significato di ingresso, di luogo di penitenza e di preparazione alla celebrazione; su i primi due pilastri saranno alloggiate le acquasantiere, gli altri due, aperti verso l’aula liturgica, ospiteranno la penitenzieria; dei quattro pilastri quello posto verso la strada principale e il centro abitato ruota, si erge e si trasforma in campanile. Dalla zona d’ombra del nartece si accede sulla sinistra alla cappella feriale, a pianta quadrata, con accesso sia dall’aula che dall’esterno e destinata alla celebrazione eucaristica per un numero limitato di fedeli; la cappella ospita al suo interno il fonte battesimale e, vicino ad esso, due vasche per il battesimo degli adulti. La cappella feriale viene così trasformata in una sorta di battistero “separato” dall’aula principale, a cui tuttavia resta strettamente collegato, anche visivamente, attraverso un ampio passaggio che corre sul fianco sinistro dell’edificio e porta fino alla cappella del Santissimo Sacramento ed all’altare maggiore; il corridoio è scandito da quattordici pilastri sui quali saranno posizionate le stazioni della Via Crucis. La forma trapezoidale dell’aula, come pure la scansione dello spazio ottenuta da sottili feritoie di luce tra i setti murari, orientano l’assemblea verso l’altare e lo spazio presbiteriale; quest’ultimo, sopraelevato rispetto al piano dell’aula e collocato su una pedana, favorisce la visibilità dell’azione liturgica e esalta la centralità dello spazio sacro. Sul presbiterio, a sinistra dell’altare, trova spazio l’ambone. A destra dell’altare verrà collocato un Crocifisso, di linee semplici ed essenziali. A sinistra dell’altare maggiore, di fronte alla cappella del Santissimo Sacramento, può trovare opportuna collocazione il coro e l’organo, per consentire la celebrazione ed il canto secondo le vigenti norme liturgiche. Le pareti interne ed esterne della chiesa saranno rivestite da lastre di un unico materiale – la pietra di Lecce (o altra pietra calcarea similare) – e lo stesso avverrà per le pavimentazioni, nella ricerca di quell’immagine monolitica, di una chiesa che nasca “dalla pietra e nella pietra”. Il disassamento delle pareti esterne evoca i tagli di estrazione della cava. Le aule, la canonica e il salone parrocchiale, disposti quasi come un recinto intorno all’edificio sacro, realizzano tra le due masse edificate alcuni spazi aperti ma “protetti”, da dedicarsi alle attività ed alla vita sociale della parrocchia, ma anche alla meditazione spirituale, alla preghiera ed all’azione liturgica.
© LATO . Pubblicata il 07 Aprile 2009.
© LATO . Pubblicata il 07 Aprile 2009.
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