© IODICEARCHITETTI . Pubblicata il 27 Aprile 2009.
L’edificio di progetto è collocato nella parte più prossima al centro cittadino, esso cerca un rapporto propositivo sia con la città storica che con il fiume-parco. Il piano terra è posto a quota sufficientemente sollevata da quella delle acque del fiume, una elegante piastra ne diventa piano di copertura e grazie ad una gradinata scende verso il fiume. Tale artificio è stato posto in essere per arginare le inondazioni possibili di questo luogo, infatti è stato previsto un canale sotterraneo di raccolta delle acque in eccesso per mantenere il livello massimo delle acque ad una quota prestabilita. Tale gradinata diventa straordinaria occasione di luogo a stare, luogo di scambio fra persone e territorio circostante. Sul lato opposto, verso il parco di progetto una leggera quanto naturale modifica dell’orografia del suolo crea le condizioni per accedere dal parco direttamente sulla piastra di copertura del piano terra che si presenta come estremo limite del parco verso la città. Un volume puro affiora su tale piastra quasi fosse qui all’opera una energia tellurica, tale volume si presenta con una volontà definita in maniera netta; è una roccia con volontà cubica. La percezione dell’edificio da distanze diverse definisce piani di lettura sovrapposti, proprio come un testo letterario. Una vibrazione superficiale di luce, materia e ombre si alterna in modo differente durante le ore del giorno. Incisioni di luce percepite a distanza trasformano il vuoto in un’ombra che parla di sottrazioni di massa in un paramento ad opera della luce. Si è voluti realizzare un’architettura fortemente radicata, basata sulle peculiarità culturali e ambientali che segnano la memoria del luogo. Il segno inizialmente tellurico assume in sé il significato di un contenuto senza perdere la sua originaria forza generatrice. Il tutto ci rimanda all’immagine di una nave che sta per affondare nelle acque profonde di chissà quale mare lontano. Dentro tale volume apparentemente in bilico è stato ricavato l’auditorium – sala conferenza per 500 posti a sedere, nonché uno straordinario risto-bar posto nella parte più alta capace di favorire la percezione del territorio circostante, cogliendo la possibilità di “vivere” il tetto stesso della sala. Al risto-bar si può accedere o dalla sala o direttamente dall’esterno con un sistema di accessi del tutto indipendente per consentire una possibilità di utilizzo nonché di gestione del tutto indipendente dal resto dell’organismo. Al piano terra posto a +1.00m è organizzato l’ingresso principale, quindi la biglietteria nonché un nucleo di uffici a servizio dell’intera struttura e una straordinaria galleria espositiva organizzata liberamente. Al piano interrato trovano posto tutti i servizi necessari e una sala danza organizzata con una sapiente quando inattesa sorgente di luce naturale che scende come una cascata dalla copertura dell’edificio. Chi arriva dalla città si troverà coperto e protetto da uno spazio ancora esterno ottenuto da un sistema di rotazione degli stessi organismi edificati. Tale spazio esterno aperto ma coperto ci piace anche immaginarlo come una sorta di piazza coperta; l’edificio dunque oltre a garantire le necessarie funzioni previste, deve essere considerato anche un luogo di vita collettiva unico e raffinato. Viene proposto un organismo architettonico che non esaurisce il suo compito nell’espletamento della sua funzione, ma apre alla contemplazione della meraviglia contenuta nella materia stessa e in geometriche semplicità colloquianti con le magie della luce e delle ombre. È stato adoperato un processo di riduzione progressivo. Eliminando tutta quella parte di sensazionale, spesso volgare, manifestazione dell’effimero, si è focalizzato l’attenzione su qualcosa di più importante e ormai spesso dimenticato: il valore dello spazio, della luce, dell’aria, della terra, della materia, dell’acqua.
© IODICEARCHITETTI . Pubblicata il 27 Aprile 2009.
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