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Agrigento (AG), Italia

Valorizzazione del waterfront di San Leone, Agrigento (2a fase)

Francesco Taormina, Natale Allegra, Filippo Cerrini, Alessandro Ciaccio, Manlio Marchetta (urbanistica), Ida Failli (urbanistica), Domenico Fontana (urbanistica), Giuseppe Tore Frulio (urbanistica), Pier Luigi Aminti (tecnica marittima), Vittorio Nicolosi (geometria strade), Luigi Palizzolo (strutture), Ivan Torretta (impianti)

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il territorio

Il progetto affronta la riqualificazione del fronte a mare di San Leone riconducendone gli aspetti alle dimensioni e all’uso proprio del suo territorio, e stimola una serie di iniziative di grande portata, capaci di approfondire razionalmente l’entità sociale dei servizi necessari a tale riqualificazione al di fuori della frantumazione indifferenziata con cui essi si svolgono usualmente, per favorirne il ruolo strumentale alla riorganizzazione urbana. Ne deriva una serie di opportunità per la proposta: - quella di definire una trama di vasta area, ordinata, architettonicamente delimitabile e ecologicamente sostenibile, entro la quale precisare il sistema morfologico del lungomare di San Leone come una successione spaziale che ne precisi i differenti livelli di antropizzazione, dove risulti chiaro il modo oppositivo in cui si mostrano le relazioni tra insediamento umano e la manifesta indeterminatezza di quello naturale; - quella di pensare ai servizi come a una sequenza di spazi aperti e chiusi con intervalli, per gli uni e per gli altri, in cui l’uomo possa dare il proprio contributo formativo all’uso e alla organizzazione degli stessi spazi; - quella, infine, di attribuire ai singoli servizi, oltre al significato sociale e economico di attività consapevoli della attuale fase di declino e della sua gestione, anche l’espressione di collegamento con il passato rappresentato dalla presenza archeologica della Valle dei Templi, che potrebbe affermare il nuovo intervento nella sensibile dimensione del suo paesaggio e sostenerne la misura simbolica. In risposta alle opportunità delineate, la prima immagine che la proposta progettuale intende offrire è quella di un lungomare delimitato, in corrispondenza della passeggiata che fronteggia la struttura urbana originaria, da due alti – rispetto all’edilizia corrente – e lunghi edifici destinati a ospitare le funzioni più rappresentative dell’intervento (sale riunioni, biblioteca, eventuali uffici pubblici e privati) assecondando una disposizione interna che ne apre i volumi verso mare con logge sopraelevate, cannocchiali dimensionati alla scala territoriale. Il carattere monolitico di questi edifici, piuttosto chiusi all’esterno grazie all’utilizzo di patii e tuttavia sospesi sul piano della passeggiata, li assimila a moderni propilei di ingresso alla Valle dei Templi da mare: quello all’estremità est, in particolare, è direzionato in rapporto al Tempio della Concordia secondo un asse la cui rotazione determina anche la collocazione dell’altro. Pure simili, gli edifici rispondono alle esigenze della loro posizione. Il volume previsto a ridosso dell’area portuale, in ragione anche del sostanziale incremento degli approdi, ha il compito di definirne l’ingresso precisando il carattere delle piazze antistanti in sostituzione dell’attuale e informe slargo, con la parziale chiusura della loro visuale verso il fronte discontinuo dell’edilizia retrostante; sul retro sono inoltre disposti gli accessi veicolari al porto, in prossimità del piccolo cantiere e della nuova elipista, l’ingresso ai parcheggi a raso e a quelli interrati al di sotto delle piazze, nonché l’area di arrivo e sosta dei pullman turistici e dei bus-navetta. L’edificio opposto chiude il tratto della passeggiata a più diretto contatto con il mare: una fondamentale scelta di progetto è stata quella di separare la stessa passeggiata dall’area di più vasto ampliamento della costa (quella, per inciso, che oggi ospita anche l’elipista) tramite un canale che, come nel recente passato, configuri un più diretto rapporto tra città e acqua. Ne è derivato il disegno di un’isola conformato secondo le necessità di difesa della costa e attento all’accumulo dei sedimenti marini; l’isola, colmata con il materiale di risulta degli scavi per il canale e i parcheggi interrati, è collegata alla terraferma con un leggero ponte metallico, in asse con l’unica strada di attraversamento tra il lungomare e viale dei Pini, e accoglie l’area cinema-arena proiettandone la figura in un vero e proprio teatro marittimo, dotato di servizi propri e aperto a est sul bacino che anticipa il piccolo porto del canale, destinato a integrare il porto esistente con l’ormeggio per gli sport acquatici. Al di sotto della platea del teatro marittimo trovano posto i servizi per la ristorazione attualmente affacciati su piazzale Aster, che potranno così godere di uno spazio più ampio e definito, parzialmente coperto all’esterno e opportunamente separato dalla zona residenziale. La sospensione degli edifici-propilei dal suolo e l’aspetto del teatro come concrezione dell’isola permettono di intrecciare la trama dei percorsi, liberi e dunque sicuri, con quella del giardino allungato tra gli stessi edifici: si tratta di un giardino di specie vegetali mediterranee resistenti ai venti marini e poco esigenti, più largo rispetto all’attuale per la ridotta configurazione della sede stradale, a una carreggiata e dotata di pista ciclabile, e per la possibile espansione del verde sul fronte opposto della stessa strada, dove una lunga striscia di aiuole limiterà nella sua larghezza i gazebo di bar e ristoranti. In corrispondenza delle piazze antistanti il porto, il giardino proseguirà inclinato fino a ricongiungersi al piano dei parcheggi interrati sotto le stesse piazze, motivo non solo della conclusione della sua sequenza vegetale ma dispositivo per permettere un diverso utilizzo dell’area di sosta (episodicamente: mostre, mercato o altro) e evitarne così la segregazione. Piccoli servizi quali luoghi di sosta e chioschi, biglietterie e ambienti di attesa per i mezzi pubblici, locali per la capitaneria di porto o per i circoli nautici, fino ai servizi per una balneazione resa possibile dagli effetti del naturale ripascimento del lido a fianco del porto, saranno liberamente disposti all’interno di un accogliente portico metallico. I moduli ripetuti del portico sono stati dislocati in vari punti della passeggiata come elementi di un arredo consapevole della organizzazione complessiva dello spazio pubblico, arricchito dalla varietà del disegno delle pavimentazioni e da una illuminazione diffusa. Il lungomare urbano, di cui saranno preservati i filari di palme come aspetto consolidato della sua immagine, si innesterà così in un sistema a verde più esteso e diversamente caratterizzato, dal bosco della Maddalusa, con la foce del fiume San Leonardo e il suo percorso nella Valle dei Templi, fino all’area dunale: con interventi di ricostituzione naturale delle dune e del bosco e, in particolare, con la possibilità di definire spazi adeguati alla balneazione che non incidano sui delicati caratteri delle aree e della loro vegetazione. Una osservazione più attenta alle caratteristiche geomorfologiche e naturalistiche del fiume ne sconsiglia del tutto la navigabilità: la continua modifica della foce, soprattutto il suo dislivello di circa 10 metri nel punto in cui l’invaso si biforca in Akragas e Hypsas, rendono ineffettuabile qualsiasi collegamento fluviale. La navigazione richiederebbe opere di scavo e consolidamento delle sponde dannose per l’equilibrio idrogeologico e dell’ecosistema specifico, oltretutto estrememente costose; anche interventi come la rimozione di argini e briglie in calcestruzzo, per quanto auspicabili ai fini della rinaturalizzazione delle sezione fluviale, appaiono al momento non realisticamente proponibili sulla base degli studi disponibili, che andrebbero adeguatamente approfonditi con ulteriori indagini. Nel caso delle dune, si è prevista la rimozione delle attuali barriere frangiflutti per favorire interventi di ripascimento che possano ricostituire la spiaggia emersa. Soprapassi, come pontili terrestri, scavalcano le stesse dune fino alla nuova spiaggia in continuità con i tracciati che innervano la pineta disposta a monte di viale delle Dune, anch’esso opportunamente ridotto di sezione, intersecandone i percorsi pedonali e ciclabili; la pineta, tessuto connettivo dell’edilizia sparsa, potrà accogliere vari servizi ricreativi e specie quelli destinati alle attività sportive, che vi saranno spostate dal giardino pubblico del lungomare. Il tutto, tenendo conto di almeno tre aspetti che, concorrendo in modo unitario alla risoluzione dei problemi posti dal Concorso, saranno di seguito dettagliatamente illustrati anticipando la descrizione puntuale degli interventi previsti: - quello relativo alla complessiva mobilità urbana, dalla nuova organizzazione stradale alla disposizione di parcheggi e luoghi di sosta, fino alla incentivazione dei mezzi pubblici di trasporto, che permetta una pedonalizzazione diffusa e la realizzazione di piste ciclabili quale condizione indispensabile alla riqualificazione dell’intero spazio cittadino; - quello della salvaguardia delle coste, senza la quale non solo appare del tutto inutile qualsiasi previsione di organizzazione degli spazi portuali e del loro incremento, ma dalla quale dipendono il rinnovato rapporto città-mare e l’utilizzazione delle spiagge a fini ricreativi; - quello, in ultimo, di una vera e propria messa in rete di tutto il sistema naturale, rivalutato, nelle differenze dei diversi ambiti paesaggistici, nella sua capacità di connettere le varie presenze insediative con la Valle dei Templi e con la stessa Agrigento.

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viabilità e parcheggi

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veduta zenitale del plastico

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il mare, l'abitato e il porto

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il giardino a mare

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i servizi e il teatro

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l'isola del teatro marittimo 1

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l'isola del teatro marittimo 2

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i "propilei" e i templi

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il teatro marittimo 1

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il teatro marittimo 2

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il teatro marittimo 3

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la scena sull'acqua

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i servizi e il teatro 1

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i servizi e il teatro 2

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affaccio a mare

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il giardino e i parcheggi interrati

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il lungomare e i suoi sistemi

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passaggi sulle dune

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