© ALA-G :::::: alessandra giannini . Pubblicata il 13 Maggio 2009.
Riflessioni sul luogo di progetto
© ALA-G :::::: alessandra giannini . Pubblicata il 13 Maggio 2009.
Spazi ampi e senza qualità, parcheggi e interi isolati degradati, carenti di servizi e di spazi collettivi. Si tratta di vuoti urbani intrappolati nel tessuto denso della città, che si offrono allo sguardo del progettista quali risorsa e potenziale, spazi dilatati ora non-pensati e tras-curati che potrebbero divenire luoghi per la collettività, nuove centralità a servizio dell’intera città. E’ urgente per queste aree il ripensamento e la progettazione di luoghi collettivi, aperti e fruibili a tutti, ma disegnati nei loro contorni, definiti negli accessi e nei percorsi che ad essi conducono, dotati di servizi e di spazi verdi, concentrazione di valori che ricostituiscano identità, creino centralità, siano spazi per l’abitare dell’uomo1. I processi di degrado2 divengono occasione per la crescita e la riqualificazione urbana3: contesti frammentati apparentemente ingestibili offrono le suggestioni per la comprensione e la risoluzione del nodo: non l’imposizione di una soluzione univoca ed imposta, ma l’interrogarsi sull’urgenza di tali spazi, su quali siano gli elementi fondativi e rigenerativi, su come dare risposte integrate: rispondere a più voci coordinate ad un problema sfaccettato. Lavorare alle diverse scale di intervento (urbana, di quartiere, architettonica, del dettaglio) e ai diversi ambiti, considerarli nel progetto dell’architettura, che resta ciò che ci compete e per cui ci è chiesto di intervenire. Il progetto sull’esistente non persegue dunque l’autonomia di una figura finita, ma stabilisce continue relazioni spaziali e rimandi temporali e simbolici, recupera elementi eterogenei, svelando i segni di quelle figure ora assenti ma che appartengono alla memoria del luogo.
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Tempi della Città _ Tempi dello stare e dell’andare
© ALA-G :::::: alessandra giannini . Pubblicata il 13 Maggio 2009.
Si parla (oggi) sempre meno un linguaggio temporale. Il passato non viene più pensato come una fonte a cui attingere per arricchire il presente, allo stesso modo in cui il presente non si nutre più di prospettive future. Siamo ripiegati nel presente, nell’immagine, vale a dire nello spazio3. Il territorio è una superficie con uno spessore legato al tempo, un deposito di materiale stratificato nel quale individuare tracce nascoste o scomparse, tracce a tratti visibili o tracce ancora non ben riconoscibili, in modo che il paesaggio possa essere materiale di indagine scientifica per il recupero di quei segni a cui ancorare le trasformazioni future. L’intenzione progettuale di connettere e riqualificare gli spazi dell’intera area prende corpo all’interno di alcuni “sistemi-rete”, che attraversano gli spazi ed i tempi, secondo percorsi di differente natura – reali e virtuali – e li strutturano come luoghi carichi di qualità e senso:
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_ I tempi della città (memoria e progetto) Il tempo della vita, quello vissuto dagli individui concreti, è essenzialmente qualitativo. Il tempo vissuto è denso di significato, ha sempre un sapore particolare per il soggetto. Nell’esperienza di vita questo tempo psicologico, una dimensione peculiare della spiritualità, è soggettivo e non separabile dalla memoria del passato e dall’anticipazione del futuro. Per il singolo individuo esso è sempre una durata. E durata vuol dire che l’io vive il presente con la memoria del passato e l’anticipazione del futuro. La scienza, spazializzando il tempo, lo snatura; inaspettatamente però la pittura (e con essa l’architettura) si rivela in grado di ribaltare questo rapporto: attraverso una deformazione delle immagini spaziali essa inventa l’effetto visivo di un tempo vivo.4
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_ I tempi dello stare e dell’andare (percorrenza) “Sono state le molteplici “velocità” delle società del mondo, i desideri che esse risvegliano, i flussi migratori che scatenano, a far nascere questa bella idea dello stare insieme, di fare comunità, utopia di urbanità che vuole opporsi alla disgregazione del legame sociale, e aspira a fondare nuove società. Pensiero trasversale, più geografico che storico, spaziale quanto temporale, creatore e visionario, poiché il progetto della società deve sostituirsi alla fatalità della storia” .5
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Sono Ritmi urbani e battiti urbani, quelli che il progetto si propone di osservare e potenziare, in modo da restituire alla città una qualità architettonica e di spazio pubblico (dunque anche sociale) che comprenda la varietà che le è già propria. I tempi della fruizione dello spazio collettivo (quelli rapidi della percorrenza quotidiana, in auto o su mezzi alternativi, quelli più lenti del pedone, quelli “fermi” di chi sosta e si concede un riposo) i tempi della vita, le stagioni dell’esistenza ma anche dell’anno solare (quelli variabili del bambino che gioca corre osserva, quelli calmi o timorosi dell’anziano, quelli impazienti dei giovani; il ritmo della calura d’estate e quello del freddo invernale). I tempi della storia che su ogni città si sovrappongono e si confondono (il passato con le sue tracce, il presente che domanda risposte concrete e di qualità, il futuro incerto verso cui le aspettative sono proiettate; e ancora i vari momenti del passato che riaffiorano dal suolo e dalla memoria del cittadino e dei luoghi urbani).
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La strategia di progetto Il progetto urbano ha il compito e l’ambizione di strutturare l’intervento di riqualificazione degli spazi della città attraverso il disegno. Questo è lo strumento che possiamo utilizzare per comunicare le intenzioni progettuali e per attuare le idee originarie. E’ proprio questo che rende riconoscibile l’intervento sull’area in oggetto, senza imporsi quale scelta calata dall’alto ed imposta uniformemente su tutto il tessuto urbano (per altro mutevole e variegato, per il quale è necessaria di volta in volta un tipo di risposta specifica e mirata), ma proponendosi come filo rosso, sottile trait d’union sotteso a tutti gli spazi, in quanto appartenenti non soltanto ad un unico contesto urbano (la città di Mestre) ma ad un unico progetto di riqualificazione. Al cittadino è consentito il ritrovamento di alcuni segnali: il trattamento della pavimentazione, l’uso differenziato ma ricorrente dei verdi, gli elementi di arredo (sedute, illuminazione, contenitori dei rifiuti, …), la segnaletica; sono questi in grado di orientarlo nel percorso, di qualsiasi tipo esso sia, e di trasmettergli una identità finalmente chiara, non per questo forzata. Il disegno complessivo dell’intera area prende forma come un corpo, costituito da uno scheletro duro, forte, quello dell’asse principale nord-sud, che può reggere le varie “vertebre”, sono le trasversali all’asse, rami secondari che da questo si inoltrano nella città fino ai vari quartieri e agli isolati più nascosti. Come il corpo, retto dalla struttura ossea forte ma a sua volta costituito di altre e diverse parti, di più tessuti, di singole cellule e pigmenti, di organi e liquidi; così la città si regge su di un disegno forte e strutturante (vedi gli schemi relativi) dal quale si dipartono spazi, via, piazze, case, luoghi sempre diversi e minori che trovano qui una serie di connessioni. Una forma emerge dall’esistente e viene potenziata dal progetto. Su di essa, elemento forte e strutturante, è possibile poggiare gli operatori e gli elementi necessari per la vita urbana senza ricadere nella condizione di precarietà e di degrado originario e tuttavia senza imporre soluzioni statiche e limitanti. Si è stabilita una strategia sinergica del sistema città-paesaggio-progetto comune e chiara, che non fa del progetto una risposta definitiva ma anzitutto l’attivazione di un processo in fieri e sperimentale: la stessa condizione di frammentarietà, tipica e problematica delle figure storicamente generate dal rapporto città-campagna, diviene principio di relazione che si sostiene su una trama di episodi locali specifici. I cosiddetti segni minimi, elementi base alla scala minuta, definiscono un principio di misura che emerge dalla definizione di luoghi specifici d’interesse, dal disegno dei percorsi lenti sul territorio, alla scelta accurata delle linee d’acqua, dei filari degli alberi, delle vie incluse e secondarie tre le corti, e di tutti quei segni che emergendo dal suolo o dall’architettura esistente, ne trasmettono la memoria e l’identità. E’ garantito un alto grado di libertà, sempre la possibilità di scelta entro una serie di spazi riconducibili alla stessa matrice, alla stessa radice: _ diversi livelli di percorsi: asse principale, vie trasversali, percorsi minimi inclusi, le vie d’acqua recuperate; _ nuovi spazi “vuoti” tematizzati: spazi verdi, spazi di servizio, parchi urbani o rurali, piazze di diverse dimensioni, slarghi di sosta o per il gioco; _ diversi mezzi di trasporto: treno ecologico (sistema alternativo di mobilità urbana), bicicletta, auto, piedi; _ luoghi costruiti, ovvero le architetture, cosiddetti prodotti notevoli, elementi di riconoscimento e segnale, ma anche spazi dove collocare una serie di attività (commercio, servizio, informazione e cultura, ricreazione e svago, …) nuovi ma anche di recupero (si tratta di edifici di pregio o comunque individuati per la posizione o la disposizione strategica);
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Densità di avvenimenti nello spazio urbano
“Osservare il mutare degli elementi che compongono la città e il territorio diviene una finestra dalla quale leggerne le trasformazioni e mettere in relazione lo scenario fisico alle società che l’hanno abitato.6 Il bando di concorso richiede una “riqualificazione urbana di un’area del Centro della Città di Mestre, Venezia” ri-connettendo le aree del centro “ attualmente poco qualificato da elementi formali e strutturali”7 Gli spazi delimititati dal bando di concorso della città di Mestre sono frammentari e slegati, mancano di cratteri identitari e di nessi relazionali che li ricompongano in un disegno ed iun percorso unitario. A tali spazi mancano i caratteri tipici dello spazio pubblico e necessitano di un progetto che li riunisca in uno spazio ad alta densità di avvenimenti. “La configurazione dello spazio pubblico richiede, come primo requisito, la densificazione e il ragguppamento dell’edificazione che lo conforma”.8 Lo spazio pubblico urbano definisce nuovi materiali e nuove figure dello spazio. Il progetto si propone di collegare le due stazioni riqualificandone l’asse di connessione. L’asse viene coinvolto da una “serie di soluzioni atte a valorizzare l’identità dei luoghi”9 ripensando anche gli elementi architettonici presenti sull’asse, tra cui la creazione di una nuova stazione e di edifici torre residenziali con piano terra adibito a commercio. Percorrendo l’asse che collega le due stazioni, il cittadino può usufruire di una serie di spazi e di vie che da questo partono, a seconda delle esigenze e dei tempi disponibili, o semplicemente percorrerlo in rapidità per raggiungere la meta prefissata. Gli avvenimenti urbani che connotano il percorso che collega la Stazione di Mestre con la nuova Stazione sono molteplici, ripetuti ritmicamene lungo il percorso. A partire dal piazzale della Stazione fino alla futura fermata S.F.M.R.
La città inversa
Il progetto di riqualificazione delle aree urbane tra le due stazioni a Mestre lavora sugli spazi aperti, lavora in negativo sui vuori della città. Il processo di urbanizzazione cambia il ruolo del luogo di insediamento facendolo passare da sfondo a figura e per di piu’ una figura definita dal vuoto.”10 Il vuoto in questo caso è un vuoto-pieno di avvenimenti non il vuoto di Democrito ma il ma giapponese, “in giapponese la parola ma è un concetto che incorpora lo spazio e il tempo, in termini strettamente spaziali; è la distanza naturale tra due o piu’ cose che si trovano in continuità”.11 Il vuoto è la distanza tra le cose, un intervallo tra gli elementi, la distanza riconduce al concetto di una prossemica urbana. La vicinanza crea diverse relazioni urbane, una vicinanza intima una vicinanza di relazione ed una vicinanza pubblica. La possibilità di perdorrere la città con dieversi tempi di mobilità lenta permette di vivere diversamente il tempo della città. La pavimentazione connota metericamente il percorso uniformandolo in termini sintattici e linguistici. Il verde si introduce nel tessuto urbano in diverse forme ricomponendo un tessuto alternativo. L’ itinerario lento si svolge nei sitemi del verde e dello spazio aperto, nel percorso sono presenti diversi tipi di verde urbano, è declinato in parco, giardino, area giochi verde, terzo paesaggio12, area rurale inculsa, orto urbano. Il percorso è pedonale, ciclabile, e su treno ecologico, e lavora alle differenti velocità di percorrenza (il tempo dello stare e il tempo dell’andare), che conduce dalla Stazione storica al nuovo progetto di nodo intermodale, attraversando la città storica, quella modarna e contemporanea, fino a toccare il tessuto rurale circostante (i tempi della città). Si intende creare un filo rosso di continuità sulle aree in declino, cogliere l’occasione di una traccia che è al contempo segno naturale e segno storico, non solo via per introdurre ai luoghi, ideali per accogliere i processi attivati, ma anche elemento – concreto e simbolico – da cui partire per ridefinirne forma e carattere. La scelta di spostare il progetto della nuova stazione in un area secca e di lasciare l’area naturalistica in cui era stata prevista incontaminata e interessata solo da percorsi pedonali. La futura fermata S.F.M.R. è quidi decentrata in una area piu’ facilmente accessibile dall’automobile. Allo stesso tempo viene definita una stazione passante che consenta un attraversamento pedonale anche alle aree agricole e incolte. La città si svolge tra densità e rarefazione e negli elementi residui agricoli inclusi nel tessuto sono i percorsi minimi a consentire la fruibilità dell’area. Anche l’elemento naturale dell’acqua partecipa del percorso, le acque, a cielo aperto o coperte, originano e costituiscono Venezia e l’intera area oggetto di studio; seguirne il corso e recuperarne il percorso significa fare un viaggio dentro la città, la sua storia passata e futura. “I piani di lettura sono molteplici: quello simbolico, quello tecnico-scientifico, quello socio-antropologico: la forma, i valori, le tecniche, i tempi della città e dei suoi abitanti si mostrano in costante rapporto con l’Acqua; il racconto storico si intreccia ad un racconto contemporaneo, frutto di un’osservazione antropologica tesa a restituire la vitale e multiforme presenza delle acque nell’esperienza degli abitanti della metropoli contemporanea”13
Legami.
Una città multipolare si distingue non solo per il carattere di nessun polo ma per cio’ che sta tra i poli14 Gli Itinerari a quota zero diventano l’ossatura portante del progetto di riqualificazione urbana. I collegamenti urbani sono pensati per un tempo della percorrenza lenta, a piedi, in bicicletta e su un trasporto urbano a basso consumo.Se “la ferrovia è la sola lanterna magica della natura”15 il trasporto lento divien e una lanterna magica urbana, permette di attraversare la città e di gettare uno sguardo mobile sulle sequenze urbane. Allo stesso tempo le fermate dell’ecotram diventano dei punti focali e caratteristici del nuovo percorso. Il percorso definisce nuove figure e materiali urbani. Il percorso ridefinisce nuove centralità urbane alle diverse scale. Sono elementi a quota zero sia duri e artificiali, sono piani orizzontali destinati a attività ed usi diversi ed eterogenei come lo stare, il passeggiare, l’andare in bicletta, giorcare incontrare gli alti, o infine piccoli paesaggi interculsi. La stazione diviene una soglia tra il percoso ad alta velocità della ferrovia ed il nuovo percoso lento. La nuova stazione è un attraversamento che collega il rurale intercluso con il tessuto residenziale, mentre le aree verdi dequalificate si riconfigurano come puntuali recinti inclusi nel tessuto urbano e connessi da un percorso comune. Il progetto “Legami” riconnette gli spazi di Mestre e stabilisce anche nuove relazioni tra gli abitanti. Un legame sia fisico spaziale che emotivo realzionale: una riconsiderazione della prossemica urbana. 6 Ibidem 7 da Iwanani dictionary of Ancient Terms in Fernado Espuelas, Il Vuoto, p.87 8 Gilles Clement, Manifesto del terzo paesaggio 9 HYPERLINK “http://www.libreriauniversitaria.it/libri-autore_lembi+pietro- 10 pietro_lembi.htm” HYPERLINK “http://www.libreriauniversitaria.it/libri- 11 autore_lembi+pietro-pietro_lembi.htm” HYPERLINK 12 “http://www.libreriauniversitaria.it/libri-autore_lembi+pietro-pietro_lembi.htm” 13 L embi Pietro, Il fiume sommerso. Milano, le acque, gli abitanti, ed. 14/15/16 “http://www.libreriauniversitaria.it/libri-editore_Jaca+Book-jaca_book.htm” 17 M. Heidegger, Costruire abitare pensare – in Saggi e discorsi, ed. Mursia, Milano 1976 “Il concetto di degrado non investe solo l’aspetto fisico e gli elementi materiali, ma anche e soprattutto i significati, gli usi, la perdita di una tradizione interpretativa, rispetto a cui degrada la comprensione di molti significati e l’apprezzamento dei singoli elementi, soggetti a perdere o mutare il loro senso”. F. Spirito, I termini del progetto urbano – Selezione antologica dell’esperienza italiana (1919-1991), Officina edizioni, Roma 1993 18 B. Secchi Paola Viganò, cotributo al Plan directeur du site de l’Aèrooport Intenational de Geneve 19 Cit. di Paul de Kock in Paul Virilio, Estetica della sparizione.
1 Pierre Donadieu, Campagne urbane. Una nuova proposta di paesaggio della città
2 Paola Viganò, La città elementare
3 Testo del bando di concorso
4 Fernando Espuelas, Il vuoto, p.45
5 Testo del bando di concorso
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