© Paolo Mestriner - studioazero . Pubblicata il 27 Marzo 2011.
Premesse sociali, urbane, territoriali e funzionali bene pensare ad uno spazio in cui gli studenti si scambino i saperi, dove i confini fra le materie siano fluidi[…]
© Paolo Mestriner - studioazero . Pubblicata il 14 Maggio 2009.
Il progetto per il Campus di Quartu Sant’Elena considera come punti iniziali gli aspetti che concorrono a formare il paesaggio visto nelle molteplici espressioni: sociali, territoriali, urbane e ambientali. Il punto di partenza nasce dal credere che la percezione del sé sia intimamente legata all’ambiente che la coltiva. Per questo il progetto ricerca una qualità degli spazi, qualità intesa come giusto rapporto tra edificato, vuoti e percorsi.
© Paolo Mestriner - studioazero . Pubblicata il 14 Maggio 2009.
Le richieste del Documento di Indirizzo Progettuale non solo formulano in modo chiaro e preciso le esigenze funzionali, ma cosa più importante, focalizzano l’importanza di un rapporto osmotico tra i diversi attori che compongono la “cittadella scolastica”. È proprio in questa relazione “tra” che questa proposta progettuale si inserisce essendo convinti dell’alto valore dello spazio aperto nella configurazione tipologica del campus. Non saranno dunque gli edifici, attuali e futuri, ma ciò che “sta tra di loro” a determinare la qualità [forza] del nuovo Campus di Istituti Superiori di Quartu Sant’Elena.
© Paolo Mestriner - studioazero . Pubblicata il 14 Maggio 2009.
Per raggiungere questo obiettivo sono state fatte alcune scelte alla luce anche della realtà che abbiamo trovato: il disporsi dei volumi esistenti in modo funzionale a sé stessi ed alla strada provinciale 95 senza prestare attenzione alla relazione che si determinava tra loro. Anche la disposizione dei parcheggi ha seguito questa logica con un risultato frammentario degli stessi. Il progetto sceglie di non rinunciare all’obiettivo del bando di far assumere al Campus un nuovo ruolo sociale trasformando gli spazi aperti in vero e proprio tessuto connettivo del progetto. Crediamo che gli strumenti per ottenere ciò siano due : la circolazione continua anulare lungo tutto il perimetro del campus, unendo fra loro spazi comuni e sportivi ora visti come entità autonome la massimizzazione degli spazi aperti concentrando l’edificato nella minor superficie di suolo possibile L’impianto generale
© Paolo Mestriner - studioazero . Pubblicata il 14 Maggio 2009.
Al contrario degli edifici esistenti, i nuovi volumi seguiranno una dislocazione che mira a dilatare gli spazi aperti, tale dilatazione produce una chiarezza funzionale e spaziale che distribuisce e ordina i flussi in entrata e uscita. Attraverso il posizionamento di un grande parcheggio a raso posto sulla giacitura del precedente ma portato ad una quota inferiore ci si pone l’obiettivo di “far attraversare” lo spazio pubblico. I percorsi quindi come itinerari, veri e propri cammini, dove la percezione dei fattori ambientali sollecita gli studenti ad un’osservazione e quindi un’appropriazione sensoriale, intima, della natura del luogo. Le essenze arboree e erbacee pioniere, il suolo, il cielo e le mutazioni della luce. I flussi di traffico più intensi si fermeranno prima del campus e diverranno flussi pedonali. Questo concetto del portare l’ambiente, in tutte le sue accezioni materiche, all’interno del progetto ritornerà poi anche a livello architettonico. Il grande parcheggio
© Paolo Mestriner - studioazero . Pubblicata il 14 Maggio 2009.
Il parcheggio, dimensionato per contenere 164 posti auto, assumerà l’importante ruolo di “smistatore” di flussi, conterrà contemporaneamente i veicoli pubblici e quelli privati degli studenti, sia auto che cicli e motocicli. Il corsello, opportunamente dimensionato, fungerà da spazio di rotazione per i bus urbani facendo diventare il nuovo muro una pensilina. In questo modo si soddisfa la richiesta di ordinare i flussi in entrata e in uscita scolastica. Un’attenta piantumazione di verde orizzontale e verticale renderà il parcheggio un vero e proprio spazio verde [parco]. Un numero minore di parcheggi, la parte restante rispetto al calcolo come richiesta del DIP (1 m2 su ogni 20 m3 di costruzione), viene posto al di là della s.p. 95 (30 posti auto) ed in prossimità dello stradello (46 posti auto) che divide il Liceo Brotzu dall’Istituto Tecnico Industriale Giuia. Tali parcheggi accoglieranno gli stalli per i diversamente abili e per il personale, docente e non docente, del Liceo Scientifico Brotzu e del nuovo Liceo Artistico che si propone di intitolare a “Costantino Nivola”.
© Paolo Mestriner - studioazero . Pubblicata il 14 Maggio 2009.
Attraverso l’interazione con gli spazi aperti esistenti si viene a formare un percorso primario che conduce ai diversi corpi scolastici, un anello virtuale che collega le attrezzature sportive poste a perimetro del Campus. Dilatandosi forma dei parterre, spazi verdi differenziati che accolgono i fruitori del Campus. Si formerà quindi una circolarità con il parcheggio come punto di partenza che potrà servire anche all’utente esterno che utilizzerà il campus e le strutture sportive al di fuori degli orari scolastici. Questa circolarità sarà marcata dalla presenza di un verde, orizzontale e verticale di essenze autoctone necessaria per il risparmio delle risorse idriche e per caratterizzare l’area con macchie e profumi propri del paesaggio sardo. Per consentire la circolarità si propone il posizionamento di un sottopasso (realizzabile con spingitubo) al confine est tra l’ITC e l’ITI. Il ponte
© Paolo Mestriner - studioazero . Pubblicata il 14 Maggio 2009.
Dal parcheggio principale si accede a due percorsi: uno serve l’Istituto Primo Levi, l’altro porta alla quota del ponte concepito come un’infrastruttura, un muro di contenimento che via via diventa pensilina coperta, scala di accesso, passaggio pedonale come richiesto dal D.I.P. e che avrà l’importante compito di collegare la due “sponde” del Campus e portare quindi al nuovo edificio. L’accesso attraverso lo spazio pubblico La scelta di caratterizzare lo spazio aperto come fulcro del nuovo intervento ci ha spinti a formare un bacino centrale, verde, attraversabile da più direzioni, cuore del nuovo assetto del campus, regolatore dei luoghi dello stare dove le persone si sentano nella condizione di libertà di appropriarsene, sedendosi, sdraiandosi, concorrendo a formare le attività spontanee che determinano gli avvenimenti propri della qualità di qualsiasi parco pubblico L’edificio
© Paolo Mestriner - studioazero . Pubblicata il 14 Maggio 2009.
Prima di tutto è necessario porre chiarezza tra le funzioni attuali e future del Liceo Brotzu e del nuovo Liceo artistico. La proposta del DIP, pur basandosi su di una richiesta programmatica, rischia di complicare le relazioni spaziali, distributive e funzionali che si determinano nella mescolanza di due strutture. La proposta progettuale affronta questo tema partendo dal presupposto di separare il più possibile le due funzioni, pur in una logica di flessibilità e di aumento della sinergia, richiesta dai documenti concorsuali. Il nuovo liceo si posizionerà nella parte posta a sud dei lotti destinati all’edificato e contrassegnati dalle lettere A, A1 e B. Questo “sedersi” distante innesta nel campus un sottosistema urbano che punta a dilatare lo spazio antistante. Si propone di destinare l’edificio del Liceo Brotzu alto quattro piani alle sole aule per le attività ordinate (aule principalmente) e demolire l’edificio basso per riproporzionare il rapporto tra i pieni e i vuoti. Si formerebbe così un impianto urbano chiaro e in grado di comunicare ai visitatori i percorsi da intraprendere. La mancata demolizione non pregiudica la proposta, il progetto continuerebbe comunque a funzionare anche se ciò non avvenisse posizionando le funzioni nuove a nord e a sud dell’edificio esistente. In sostituzione si propone un corpo incassato nel terreno che contiene per una parte le funzioni di ampliamento al liceo scientifico e nella testa a sud la parte del programma che può essere considerata comune. Lo sfruttamento ottimale di tale soluzione prevede che il corpo semi interrato sia destinato esclusivamente ad attività che possono servire in modo alternato il liceo scientifico e il liceo artistico. Ecco allora il formarsi di percorsi e ambiti verdi a quote diverse che scandiscono lo spazio aperto e introducono al nuovo volume concepito come un monolite orizzontale, adagiato sul terreno.
© Paolo Mestriner - studioazero . Pubblicata il 14 Maggio 2009.
Il corpo dell’edificio risponde in maniera spaziale e distributiva alla relazione con i flussi generati dallo spazio aperto. Non solo in merito alla posizione, ma anche fungendo da perno, rimando, della percorrenza circolare del campus. Ecco allora che l’adagiarsi morbido sul terreno produce un abbassamento della quota del primo livello. È questo lieve interramento che tiene insieme i punti di partenza e che, come vedremo poi, cerca di soddisfare alcune ragioni eco-sostenibili del progetto con soluzioni tecniche che puntano a considerare l’intero edificio come macchina eco-sostenibile, di luce e di aria. Il nuovo Liceo artistico vuole determinare un’atmosfera spaziale dinamica tramite la relazione che si stabilisce tra lo spazio incontrato e la rappresentazione creativa.
© Paolo Mestriner - studioazero . Pubblicata il 14 Maggio 2009.
Offrire agli studenti un corpo architettonico didattico che mette in mostra differenti qualità. Un edificio simbolico, rappresentativo, al contempo monolitico da fuori e incoraggiante da dentro. Per questo abbiamo scelto un rivestimento cangiante e orientato a declinare la scala del grigio, ispirato ai colori del basalto, pietra tipica della Sardegna. A questo fuori massiccio fa da contrappunto un interno dove il colore predominante abbassa il tono del grigio sino ad arrivare al bianco. Con “luci incolori e colorazioni di bassa saturazione.” È in questo continuo rapporto tra il fuori e il dentro che l’edificio sagoma i propri caratteri. Anche nella definizione dei prospetti dove le aperture si distinguono in statiche e dinamiche a seconda dell’utilizzo degli spazi.
© Paolo Mestriner - studioazero . Pubblicata il 14 Maggio 2009.
Le prime, di grande formato, per le aule (dove gli studenti stanno seduti), le seconde di dimensione variabile, comunque inferiori alle precedenti, interagiscono con i fruitori negli spazi (come i corridoi e i laboratori) dove i flussi e le funzioni consentono e auspicano un movimento, sia fisico che intellettuale. La costruzione mette in relazione così il dentro e il fuori. Il corpo architettonico sarà un’immagine forte, simbolica, con l’obiettivo di caratterizzare il campus e diventarne l’emblema. Una facciata apparentemente dura che cela un interno, un animo gentile, amichevole.
© Paolo Mestriner - studioazero . Pubblicata il 14 Maggio 2009.
Declinare questo concetto dall’urbano all’architettonico è uno degli obiettivi, formando un unicum tra gli itinerari esterni e quelli interni. Offrire la possibilità agli studenti di occupare in maniera spontanea lo spazio attraverso una scala generosa. Gli spazi di circolazione dell’edificio saranno trattati come luoghi di incontro e riunioni. I passaggi, come si trattasse di uno spazio aperto, saranno trattati come qualcosa di più che meri spazi di collegamento. Diverranno spazi di occupazione. Si vuole estendere visualmente e spazialmente lo spazio pubblico dentro l’edificio. Uno spazio architettonico che aiuta l’autodeterminarsi dello studente. Il dimensionamento degli spazi rispetta e approfondisce i dettami del D.I.P. alla luce del D.M. del 1975 e delle successive integrazioni a livello regionale e nazionale configurando un organigramma funzionale e distributivo.
© Paolo Mestriner - studioazero . Pubblicata il 14 Maggio 2009.
Relazione col paesaggio prossimo e lontano Il paesaggio fortemente urbanizzato intorno all’area di progetto è uno dei più interessanti comparti ambientali “umidi” italiani. Il parco del Molentargius è un sistema naturale di estrema valenza ecosistemica. Sebbene la pressione antropica abbia certamente ridotto le peculiarità ambientali dell’area intorno al bacino delle ex saline, il sito conserva ancora delle nicchie ecologiche di rara bellezza costituite da interessanti associazioni vegetali e dalla presenza di avifauna che ha trovato nel Bellarosa Minore le condizioni ideali per la nidificazione.
© Paolo Mestriner - studioazero . Pubblicata il 14 Maggio 2009.
Il Campus si trova in un contesto periurbano al limite tra città e campagna agricola instabile (in quanto investita da un lento processo di trasformazione territoriale che ne minaccia la qualità ambientale e paesaggistica) ma che beneficia dei fattori di qualità grazie alla prossimità a sud dello Stagno di Quartu e a nord del Lago di Simbrizzi. Un sistema ambientale di enorme valore che per noi diventa la cifra del progetto per la riorganizzazione dell’area del Campus. Principi generali
© Paolo Mestriner - studioazero . Pubblicata il 14 Maggio 2009.
Un principio semplice sostiene l’idea del progetto: realizzare un sistema di spazi di relazione e connessione tra le vari parti del Campus, con l’idea di un luogo che esprima e esalti la ricchezza ambientale attraverso la realizzazione del “Parco del Campus”, che configuri uno spazio pubblico di alta qualità, confortevole, sicuro, interessante nei suoi contenuti scientifici e didattici, vivo e attrattivo nelle sue attività, quanto accogliente per la riflessione e il riposo. Il progetto, interpretando questi diversi dati, individua due obiettivi principali:
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_DIALOGARE CON IL PAESAGGIO. Preservare e restituire con maggiore chiarezza i caratteri di un sito di notevole valore paesaggistico con una sintassi precisa degli elementi primari tipici del paesaggio locale; offrire un grande di spazio aperto e organizzato definito da articolazioni e sequenze di parterre vegetali (orizzontali) e di masse arboree (verticali); _RICONFIGURARE UN PAESAGGIO IMPERFETTO. Realizzare una sinergia tra i vari elementi del Campus attraverso un disegno dello spazio libero che trasformi l’attuale disaggregazione delle aree, di pertinenza dei singoli istituti, in un comparto unico e riconoscibile come il “Parco del Campus”. Il parco sarà una collezione di micro-paesaggi, tipici dell’area nella forma di un museo naturale e didattico della ricca complessità botanica, con un’ampia collezione di essenze endemiche e ornamentali. Il Progetto degli spazi aperti
© Paolo Mestriner - studioazero . Pubblicata il 14 Maggio 2009.
Gli attuali spazi aperti del campus, perimetrati da un rigido e complesso sistema di recinzioni, non permettono una connessione tra le parti, che appaiono come delle enclave di stretta e rigida appartenenza ai singoli istituti, con l’aggravio dell’attraversamento carrabile (Strada Comunale Pitz’E Serra) che separa la zona nord e sul del complesso. La riorganizzazione funzionale dell’area ha come obiettivo la connessione pedonale e la completa fruizione dell’area senza barriere, secondo una strategia generale che articola diversi elementi di un mosaico che ribadisce la volontà di realizzare un contesto spaziale unitario. Gli elementi del progetto sono: _ La passeggiata _ I parterre (mosaico orizzontale) _ La vegetazione _ L’acqua (raccolta e fitodepurazione) La Passeggiata
© Paolo Mestriner - studioazero . Pubblicata il 14 Maggio 2009.
La passeggiata anulare, oltre a permettere la connessione tra gli istituti, realizza un fil-rouge connettivo fisico e visuale all’interno del parco. Un nastro continuo di 2,40 si dipana come una trama narrativa, articolando le diverse parti del paesaggio, garantendo non solo la possibilità di attraversamento sicuro e continuo ma al tempo stesso mettendo in evidenza le parti nevralgiche dell’intero complesso. Il percorso nella sua lunghezza (circa 1000 metri) organizza un insieme di spazi per la sosta e il riposo (micro-spazi pubblici) che si impongono nel parco come gioielli di una collana. I Parterre L’ampia superficie libera del Campus permette di organizzare un mosaico orizzontale di parterre che si dispongono sull’area, distinguendo per aree tematiche, ambiti e funzioni. Partendo dall’obiettivo generale di ridurre il più possibile le aree impermeabili esistenti verso una ipotesi di riequilibrio ambientale, il progetto prevede la demolizione di ampie superfici asfaltate, attualmente destinate per lo più a parcheggi e aree di manovra, al fine di ripristinare un migliore rapporto tra aree permeabili ed impermeabili e, conseguentemente, di ridurre l’alterazione microclimatica dovuta alla propagazione di calore emesso. Tale riduzione delle superfici impermeabili contribuirà a rendere più evidente e consapevole la “scelta di campo ecologica” della futura gestione del Campus.
© Paolo Mestriner - studioazero . Pubblicata il 14 Maggio 2009.
I parterre, essenzialmente costituiti da una sequenza di aree attualmente interstiziali e abbandonate, entreranno a far parte di un sistema microclimatico compatibile e capace di incidere positivamente nella realizzazione di un mosaico ambientale attento alle questioni di coerenza ambientale e allo stesso tempo capace di attivare gerarchia di luoghi (sosta, incontro, sportivi) che articolandosi in una sequenza dinamica diventino elementi di presidio e di orientamento dei fruitori. La vegetazione La struttura vegetale rappresenta un intervento soft, nel rispetto delle previsioni funzionali, capace di dialogare con le vocazioni del luogo e di garantire una qualità paesaggistica che, senza traumi, realizzi una continuità e una integrazione “naturale” tra parco e città. Un parco che in tutte le sue parti sia facile e a basso livello di manutenzione, costituito da tre ordini vegetali: il pratone, le siepi e gli alberi. I gruppi di alberi esistenti (come richiesto dal bando) saranno mantenuti. Per il resto della vegetazione esistente, in quanto realizzata secondo principi di spontaneità e soprattutto di decoro, verrà rimossa (reimpiantata in luoghi da concordare) per lasciare spazio al nuovo sistema vegetale di progetto. _ Il pratone (a bassa manutenzione). Luogo ideale aperto e flessibile, che si identifica con l’immagine della campagna, in cui esercitare varie attività (sport, sosta, riposo). Un campo indiviso, un piano articolato secondo i dislivelli esistenti e di progetto che ricopre tutta la superficie permeabile, viene seminato con varietà vegetali spontanee. Il pratone è costituito da una serie vegetale di piante erbacce normalmente spontanee che garantiscono durante arco delle stagioni una continua variazione di colori (Oxalix pes-caprae, Bellis perennis, Pisum sativum, Triticum villosum, Papaver rhoeas, Centaurium erithraea, Phagnalon rupestre, Prasium majus, Myrtus communis, Lonicera implexa, Lavandula Stoechas, Helicrisium microphilla, Cistus incanus, Crocus sativus). _ Le siepi. Sul pratone è disposta, secondo una direttrice nord sud, una struttura (unico elemento regolare) di siepi che organizza lo spazio secondo stanze parallele. Una disposizione che contribuisce a creare ambiti più protetti, piccole “oasi” di riposo e incontro degli studenti.
© Paolo Mestriner - studioazero . Pubblicata il 14 Maggio 2009.
_ Gli alberi _ Museo Botanico (alberi diffusi). Il parco del Campus ospiterà un sistema, in fasce parallele, di alberi che realizzeranno una ricca collezione di specie. Intendiamo introdurre una complessità botanica, con ampie collezioni di essenze sia autoctone che ornamentali, un vero e proprio museo naturale fra parco e giardino di rilevante interesse scientifico e didattico. Prevediamo una ibridazione di pochi esemplari di alberi sempreverdi e caduchi, di diverso colore, altezze, e fioriture. Si propone un’alternanza equilibrata di alberi tra sempreverdi (Quercus coccigea, Quercus palustris, Quercus ilex, Acacia saligna Lindley) e pochi esemplari di sempreverde da fiore (Metrosideros excelsa) che si alternano alle spoglianti (Prunus cerasifera “Pissardii”, Prunus virginiana “Schubert”, Prunus spinosa “Purpurea”) disposti con geometria regolare che si “accendono” progressivamente con intense fioriture. _ Landmark (gruppi compatti). Cinque gruppi di vegetazione compatta (boschetti), tipici dell’areale sardo, di specie diverse (Robinia pseudoacacia, Schinus molle, Quercus suber, Ceratonia siliqua, Morus alba) sono inseriti come elementi di novità vegetale. Cinque zone d’ombra da attraversare che scandiscano delle tappe della passeggiata anulare. Localizzati in prossimità degli ingressi agli edifici sono pensati come dei Landmark vegetali che diventano elementi di riconoscibilità e di orientamento.
© Paolo Mestriner - studioazero . Pubblicata il 14 Maggio 2009.
L’acqua La raccolta delle acque pluviali da riutilizzare nel processo di gestione e manutenzione dell’impianto vegetale, sia esistente che di progetto, appare un obiettivo strategico di primario importanza. Per tanto vista la consistente dimensione delle coperture degli edifici esistenti / progetto (mq 10.482) e la dimensione, tuttavia, consistente delle aree impermeabili si prevede la realizzazione di due vasche di raccolta delle acque meteoriche. Le vasche saranno alimentate da acque precedentemente depurate con specifico trattamento di fito-depurazione. Le vasche di accumulo saranno realizzate in luoghi baricentrici dell’intero complesso scolastico e diventeranno anche dispositivi di mitigazione del calore creando piccoli spazi ad alto valore microclimatico.
© Paolo Mestriner - studioazero . Pubblicata il 14 Maggio 2009.
Ponte pedonale
La struttura del ponte pedonale di collegamento del parcheggio sarà realizzata in acciaio COR-TEN con uno schema struttura ad arco a due cerniere e sarà composta da due travi ad arco laterali, con funzione anche di parapetto, controventate da un struttura inserita nell’impalcato di calpestio. La scelta dell’acciaio COR-TEN (il nome deriva dall’acronimo inglese per elevata resistenza alla corrosione CORrosion resistance ed elevata resistenza meccanica -TENsile strenght-è dettata dai seguenti motivi:
tecnico strutturali: è un acciaio ad elevata resistenza meccanica, fino al 30 % superiore ai normali acciai da cui la riduzione del peso delle strutture ed il risparmio di materiale
manutenzione: è un lega che si autoprotegge dalla corrosione formando un film esterno di colore bruno che garantisce una autoprotezione superficiale da 4 a 8 volte superiore al normale acciaio particolarmente adatto in ambienti marini o costieri e per strutture di non facile accessibilità per la manutenzione come i ponti stradali
© Paolo Mestriner - studioazero . Pubblicata il 14 Maggio 2009.
Edifici La struttura degli edifici è in setti sismoresistenti e pilastri verticali con solai in calcestruzzo armato post-teso con schematizzazione a piastra su appoggi irregolari (a fungo). La struttura verticale segue uno schema classico di setti che garantiscono una notevole rigidezza anche in termini di esercizio; nello specifico l’edificio appoggia su due file laterali di pilastri e setti e un gruppo centrale di pilastri assumendo l’aspetto quasi di un edificio a ponte. Si sono adottate solette in calcestruzzo pieno a cavi inguainati post-tesi per contenere gli spessori per rientrare nelle altezze ammesse e per risparmiare material e trasporti in un ottica di ecosostenibilità. Inoltre la compressione indotta riduce le microfessurazioni del calcestruzzo aumentando le caratteristiche di resistenza alla corrosione delle armature interne, scelta opportuna in zona costiera.
© Paolo Mestriner - studioazero . Pubblicata il 14 Maggio 2009.
© Paolo Mestriner - studioazero . Pubblicata il 14 Maggio 2009.
Europaconcorsi cura il servizio di informazione sui bandi di progettazione e la realizzazione del servizio albo-on-line delle seguenti associazioni professionali:
Ordine Architetti: Agrigento, Alessandria, Ancona, Aosta, Arezzo, Ascoli Piceno, Asti, Avellino, Bari, Belluno, Benevento, Bergamo, Biella, Bologna, Bolzano, Brescia, Brindisi, Caserta, Catania, Catanzaro, Como, Cremona, Cuneo, Fermo, Ferrara, Foggia, Forlì - Cesena, Genova, Gorizia, Grosseto, Imperia, La Spezia, Lecce, Lecco, Livorno, Lodi, Macerata, Mantova, Massa Carrara, Matera, Messina, Milano, Monza, Napoli, Novara, Nuoro, Oristano, Palermo, Pavia, Perugia, Pescara, Piacenza, Pisa, Pistoia, Pordenone, Potenza, Ragusa, Reggio Calabria, Reggio Emilia, Rimini, Salerno, Sassari, Siena, Siracusa, Sondrio, Taranto, Teramo, Terni, Torino, Trapani, Trento, Treviso, Trieste, Udine, Varese, Venezia, Vercelli, Verona, Vibo Valentia, Vicenza
Ordine Ingegneri: Ascoli Piceno, Bari, Cagliari, Foggia, L'Aquila, Lecce, Lecco, Messina, Monza, Padova, Palermo, Pavia, Perugia, Potenza, Prato, Reggio Calabria, Rimini, Salerno, Sassari, Teramo, Torino, Trento, Treviso, Varese, Vercelli, Roma
Collegio Ingegneri della Toscana, Collegio dei Periti Industriali di Grosseto, Federazione agronomi e forestali della Lombardia, Dipartimento S.S.A.R. Università "G. D'Annunzio", Collegio Geometri Reggio Calabria, Consiglio Nazionale dei Geologi, InArSind Sindacato Nazionale Ingegneri e Architetti, Ordine Ingegneri e Architetti di San Marino, Collegio dei Periti Industriali di Siena, Associazione Laureati Iuav
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