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Khartoum, Sudan

Centro Di Cardiochirurgia Salam Di Emergency

Un'utopia realizzata

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foto: www.marcelbon.com

Operare in una area in gran parte desertica reduce da una ventennale e sanguinosa guerra civile qual’è il nord del Sudan ha imposto l’assunzione di criteri d’azione innovativi sia dal punto di vista tecnico/pratico che teorico/ideale, obbligando a una riflessione profonda sui princìpi etici che stanno alla base della progettazione architettonica.

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foto: www.marcelbon.com

Tutto questo ha significato mettere in risonanza l’identità culturale e sociale del territorio in cui abbiamo operato, con il suo genius loci e con le problematiche tecniche connesse alla realizzazione di un centro di cardiochirurgia, ma ha significato, soprattutto, ribadire, attraverso l’architettura, l’idea che i Diritti (e in particolare il Diritto alla salute) debbano essere un patrimonio comune senza distinzioni di razza, sesso, religione, ceto sociale.

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foto: www.marcelbon.com

È stata una sorta di cantiere medioevale dove il costruito è stato il frutto dell’apporto pratico ed ideale di tutti i componenti del gruppo sia esterni che interni al progetto; un processo partecipativo che ha avuto come baricentro il tentativo di re-inventare un’“architettura solidale”, empatica, etica ma soprattutto “bella” o come la definisce Gino Strada: “scandalosamente bella”!

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foto: www.marcelbon.com

Dove lo scandalo sta nell’essere questa un’architettura profondamente radicata nella geografia culturale e sociale del Sudan ma anche in quella forma di utopia che è la rivendicazione dei Diritti.

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foto: www.marcelbon.com

Abbiamo creduto che, in un paese in cui la sofferenza, l’abbandono, la guerra, la violenza sono strutturali al vivere quotidiano, un luogo accogliente e “scandalosamente bello” assumesse un significato emblematico, un messaggio capace di indicare una possibile alternativa alla miseria, alla distruzione e all’abbandono: non solo un segno di speranza ma un’utopia concreta!

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foto: www.marcelbon.com

Così il progetto ha iniziato a prende forma su tre linee guida fondamentali:

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- L’idea di spazio cavo e di sistema insediativo a padiglione;

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foto: www.marcelbon.com

- La scelta della migliore tecnologia possibile e sostenibile per questo paese;

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foto: www.marcelbon.com

- La ricerca di un linguaggio etico per quest’architettura.

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foto: www.marcelbon.com

L’ospedale si è sviluppato intorno al vuoto occupato fisicamente ed idealmente da due enormi alberi di mango situati al centro dell’area di intervento (un appezzamento di terreno sulle rive del Nilo a circa 20 chilometri da Khartoum), uno spazio simbolico a partire da cui si sono generate tutte le direttrici di sviluppo insediativo dell’edificio.

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foto: www.marcelbon.com

Conformemente al sistema tipologico tradizionale si è optato per una conformazione cava dello spazio capace di creare angoli, prospettive, sensazioni sempre diverse e mai monotone. La corte dell’ospedale ha generato un mondo a sé, una separazione ideale tra microcosmo interno- delimitato, protetto e protettivo dominato dalla figura simbolica degli alberi, il macrocosmo esterno- ostile, desertico da cui trovare protezione.

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foto: www.marcelbon.com

Per gli edifici dell’ospedale, posizionati ad “abbracciare” la corte, si è optato per una tipologia a padiglione che, grazie al limitato impatto dato dalla ridotta altezza degli immobili, ispirasse ai pazienti ma anche al personale ospedaliero un forte senso domestico.

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foto: www.marcelbon.com

Un’idea di domestico confermata in molte scelte di dettaglio tendenti a mitigare l’effetto ospedaliero; una filosofia di spazio accogliente dove il paziente, quasi sempre poverissimo, potesse percepire di non essere soltanto “oggetto di cura” ma anche “soggetto” cui garantire quel rispetto che troppo spesso gli è negato.

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foto: www.marcelbon.com

Cercando di fugare quel senso di spaesamento ed allontanamento che spesso generano gli spazi ospedalieri si è tentato di costruire spazi di degenza e lavoro che potessero creare prossimità tra le persone e lo spazio, ricercando quel senso protettivo e domestico che a nostro avviso sta alla base di una buona progettazione ospedaliera.

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Sarà difficile stabilire le ricadute sociali e culturali che il progetto potrà avere nei vari ambiti sanitari sia livello locale che internazionale.

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Sicuramente l’intenzione di Emergency di perseguire l’idea di un progetto “esemplare” che, oltre a rispondere alle impellenti esigenze sanitarie del Sudan e dei paesi limitrofi, corrispondesse alle proprie idealità costituirà un interessante precedente per far crescere la coscienza all’interno del dibattito sui temi della sanità gratuita intesa come DIRITTO FONDAMENTALE anche nei “cosidetti” paesi in via di sviluppo

La particolare cura nelle scelte operate sinora, pensiamo, sia stata la concreta premessa per il raggiungimento degli obiettivi di questo progetto non solo dal punto di vista architettonico ma anche ideale.

In sintesi la potremmo definire: un’utopia realizzata.

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