© Progetti Perugia laboratorio di architettura . Pubblicata il 04 Giugno 2009.
RELAZIONE INTRODUTTIVA
© Progetti Perugia laboratorio di architettura . Pubblicata il 04 Giugno 2009.
………………”è piena d’infinite ragioni che non furono mai in isperienza…” Leonardo
© Progetti Perugia laboratorio di architettura . Pubblicata il 04 Giugno 2009.
Forse da qui potremmo iniziare il cammino che ci ha portato a definire e a sottoporre la nostra proposta per l’erigenda chiesa di S. Giovenale sita in località Case Basse nel Comune di Nocera Umbra. E’ difficile spiegare il percorso che un uomo, prima ancora dell’architetto può e, a mio parere, deve fare prima di arrivare a poter definire un “spazio sacro”: la Chiesa. Egli, infatti, è inevitabilmente, e direi incosciamente, condizionato, nel suo incedere quotidiano dal suo “dna illuminista” (l’uomo al centro dell’universo, la ragione!) che lo porta altrettanto inevitabilmente ad impersonificare “l’homo faber”. Per prima cosa, aldilà di una doverosa “conta di dimensioni”, dovrà cercare di entrare in contatto con il soprannaturale attraverso l’analisi, lo studio di contenuti, forme, significati, che in certi passi, sicuramente i più alti, superano e trascendono la sua natura. E’ proprio questo tentativo di spogliarsi, di rimuovere pregiudizi rappresenta un modo di porsi nuovo, affascinante, sicuramente rivelatore e certamente gratificante anche se faticoso. Ma il contraccolpo è forte: come riuscire e soprattutto come conciliare le due anime fino a tradurre tutto ciò in qualcosa di concreto, tangibile? Che sia, resti e si consolidi nell’immaginario collettivo? Già “dopo tutto” siamo chiamati a rappresentare e poi a trasmettere e diffondere l’immagine del Dio prima e del Cristo fatto uomo poi: “l’espressione del sacro” come ama definirlo il Cardinale Ruini. Un compito difficile, oneroso quasi da far tremare i polsi fortemente introspettivo e assolutamente coinvolgente come del resto rappresenta tutto ciò che attiene l’anima così apparentemente, o forse solo più facilmente e direi semplicisticamente definita, così imperscrutabile ! (Galilei docet). E allora come e da dove, soprattutto, iniziare? Potremmo dire, a giusta ragione (!) ”Dall’ambiente interno?”. Non è una mia convinzione e certamente non verrà per questo contrabbandata ma è talmente vera e peraltro fortemente condivisibile che giova ricordare chi l’ha enunciata : il Cardinale Martini! La simbologia degli spazi intesa come “forme architettoniche si deve percepire con gli occhi e con il respiro, non bisogna spiegarla ti deve lasciare a bocca aperta!” E’ da e all’interno che noi dobbiamo trovare facilità di parola, respiro, luminosità, i colori che parlano (la gioia); la gerarchia ordinata dei vari ministeri, ma anche opposizione tra “la verticalità spirituale (ascensione) e la piattezza carnale o la caduta”, nonchè favorire lo svolgimento dei riti e l’attiva partecipazione di tutto il popolo. Termini come “forma” nella sua massima espressione, intesa come “contenuto”, sono in simbiosi in quanto liturgia di simboli e significati teologici; armonia come bontà, unità, verità (del pensiero e delle cose tra loro); estetica come emozione e fantasia concorrono ad identificare, a vario titolo, e realizzare integrità, proporzione, chiarezza in una parola “lo svelamento”, come lo definisce Carlo Chenis, segretario della Pontificia Commissione dei Beni Culturali della Chiesa, in un’ottica di durabilità fisica da tramandare nei secoli futuri come “l’espressione del Sacro”. Siamo chiamati a costruire un modello ridotto dell’universo schematizzato secondo le sue linee principali, in modo da rappresentare l’essenza del messaggio antropocosmico affidato da Dio alla sua creatura. Reciprocamente, l’anima che cerca di raggiungere il suo Dio non puo’ che rifare la stessa strada dalla quale è scesa fino ad essa. La chiesa cosmica diventa la strada maestra che, attraverso grandi piani immaginari, presta allo spirito il supporto adeguato per una vera ascensione spirituale. In definitiva ciò di cui lo spirito ha bisogno, ciò che cerca nella sua chiesa, è un insieme di simboli forti, dinamici, capaci di condurlo fino ai confini dell’assoluto! Ed allora ecco la sua rapprentazione solida, chiara, efficace nell’ essenzialità del volume e nei materiali che lo definiscono (acqua, mattoni, pietra, legno, veri e propri “genius loci”); dalla copertura imprevedibile, “ tesa , trasparente (morbida) come i cieli“ (San Massimo Confessore sec.VII); dalla luce che, schermata, la percorre, la scandisce lungo l’asse porta-ingresso (“del gregge” ma anche come senso della soglia come “limite”) fino al presbiterio dove troverà posto un meraviglioso crocefisso del quattrocento. La scelta della tipologia a “pianta basicale” in un unico corpo di fabbrica è stata dettata da un’esigenza di chiara lettura e comprensione volumetrico-formale, nonché da considerazioni di tipo economico-strutturali, distributive ( funzionalità nei percorsi interni ). Si può altresì percepire l’esplorazione e la messa a punto architettonica dell’ edificio sacro, cariche di partecipazione affettiva oltre che di razionalità costruttiva: si viene coinvolti nel dinamismo di una vita, la stessa vita di una comunità cristiana che trasmette il proprio credo di generazione in generazione ma anche dall’equilibrio ambientale ed insediativo a volte spontaneo e poco ragionato. C’è volontà di radicamento, e quindi di riconoscibilità, di rispetto dell’identità della propria storia e della sua temporalità espressa anche dalla vita di un’architettura del XXI secolo che cerca di raggiungere l’ordine funzionale e il suo trascendimento, tramite “ Sacre Scritture “ e sobria composizione.
© Progetti Perugia laboratorio di architettura . Pubblicata il 04 Giugno 2009.
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