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Teheran, Iran

Fragile world

Designing in Teheran (project A)

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In a fragile world inhabited by slender and solipsistic people, in search of an endless horizon, by now only a mirage of the analogical real, the new frontier only appears in a virtual or digital form. The analogical horizon appears as concluded, finished, no more expandable, so without any mystery or interest, for the ones aspiring to the new frontier the real is only the opportunity to celebrate the condition of a transforming and collapsed world. Like the faceless protagonists in Friedrich’s paintings, the digital virtuality is considered a new world where to live by assuming other identities, the reality is left behind, concrete, tangible but finished, the new horizon is delimited by the power of calculation. Like ipnagogic images just before waking up, when life’s meaning doesn’t appear so dark and everything assumes understandable forms, even the reality appears as it is, that is to say the place of celebration, of building up architectures to celebrate what we are. No more favourite place where to build, everything can be built everywhere, no more favourite architectures to give meaning to, everything needs a meaning. The celebration of a world, which after all revealed itself as a huge crash, accidentally falls on Teheran in a form of a broken architecture just like something, avoiding any control, could fall on an accidental place. The south façade represents an unusual skin, like a broken glass, and it’s formed by panels composed of aluminium and plastic materials. Mounted on steel cables and fixed on a spacer frame directly anchored to the building structure, these panels can be manufactured in a composite called Alpolic used for protection structures, billboards, and acoustic covering. Behind that skin the building with a vertical development is characterised by a sequence of opaque and transparent bands so as to emphasize the alternate stratification and to dissimulate the height. The plan is organised all around a central green courtyard, open on the western side to allow the correct natural lighting in all the floors above ground. On the mezzanine: the floor with the shops, with pedestrian access from the south west corner, inviting the wayfarer to enter and visit a new place of the city.

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In un mondo fragile abitato da individui diafani e solipsistici, alla ricerca di un orizzonte infinito, oramai solo un miraggio del reale analogico, la nuova frontiera appare solo sotto forma virtuale o digitale. L’orizzonte analogico si presenta concluso, finito, non più espandibile, quindi privo di mistero oltre che d’interesse, per chi ambisca alla nuova frontiera il reale costituisce solo l’occasione per celebrare la condizione di un mondo mutante e collassato. Come i protagonisti senza volto nei quadri di Friedrich, si guarda alla virtualità digitale come ad un nuovo mondo in cui vivere, assumendo altre identità, la realtà resta alle spalle, concreta tangibile ma finita, il nuovo orizzonte è delimitato dalla potenza di calcolo. Come immagini ipnagogiche che precedono il risveglio, quando la vita appare non così oscura nel suo significato e tutto assume forme comprensibili, anche la realtà ci appare per ciò che è, ossia il luogo della celebrazione, costruire architettura per celebrare ciò che siamo. Non esiste più un luogo prediletto dove costruire, tutto è costruibile ovunque, non esistono più architetture predilette cui dare senso, tutto necessita di un senso. La celebrazione di un mondo che si è manifestato in ultima istanza con un immenso schianto, cade casualmente su Teheran sotto forma di un’architettura infranta, così come cadrebbe in un punto casuale qualcosa che sfugga al controllo. Un’inusuale pelle, dall’aspetto di un vetro infranto, costituisce la facciata sud ed è formato da pannelli composti d’alluminio e materie plastiche. Montati su cavi d’acciaio e fissati su un telaio distanziatore direttamente ancorato alla struttura dell’edificio, questi pannelli possono essere fabbricati in un composito chiamato Alpolic usato per strutture protettive, per cartelloni pubblicitari così come per rivestimenti acustici. Dietro questa pelle si sviluppa in altezza l’edificio, con una successione di fasce opache e trasparenti di spessore differente per enfatizzare l’alterna stratificazione e dissimulare l’altezza. La planimetria è organizzata attorno ad una corte centrale verde, aperta sul lato ovest per consentire la corretta illuminazione naturale a tutti i piani fuori terra. Rialzato rispetto al piano stradale il piano terra dei negozi, con accesso pedonale dall’angolo sud ovest, invita il viandante ad entrare e visitare un nuovo luogo della città.

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Ered

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