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Teheran, Iran

Designing in Teheran

Building B
Frederic Barogi, Claudio Ballestracci, Andrea Cavagna

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L’obiettivo principale del progetto è stato quello di imprimere una forte riconoscibilità formale all’edificio attraverso un processo compositivo che tenti uno stretto collegamento tra l’identità culturale della città di Teheran, o più in generale dell’Iran, con le ragioni commerciali e comunicative della committenza. Il lavoro si è pertanto rivolto nell’individuazione di alcuni tratti comuni tra questi due mondi, all’apparenza così distanti, che fossero uniti da quel sottile filo di lana che, partendo dalla tradizione del tappeto persiano, si legasse ai primi maglioni Benetton nel tentativo di suggerire un ideale punto di contatto e di ricucitura tra loro. Una sorta di racconto progettuale che iniziasse con la frase: “c’era un tempo un filo di lana che la creatività umana trasformò in straordinari oggetti che riunirono le distanze tra i popoli.” Ed è da questo presupposto che si è voluto sviluppare un progetto concepito come lo snocciolamento di un Tasbih rivolto alla riconciliazione. Il profondo radicamento dell’edificio al luogo viene sottolineato dall’utilizzo del travertino Negar Iraniano come materiale per il rivestimento dei pavimenti, delle murature e degli stessi elementi d’arredo ad indicare una energia dirompente e creativa del suolo iraniano capace di generare nuovi scenari. Anche la trama dei tappeti persiani, così come alcune loro decorazioni, rimandano visivamente al tessuto urbano dove sorgerà l’edificio. Un edificio il cui impianto planimetrico nasce dall’incontro delle due direttrici principali del tessuto urbano di Teheran lungo le due sponde del Vali Asr Avenue che disegnano l’articolazione della pianta dei differenti livelli che costituiscono la volumetria strutturale dell’edificio stesso. Livelli concepiti come giardini pensili islamici costituiti da filari di alberi d’agrumi, voliere di pavoni (ucelli sacri alla tradizione islamica) e serre vetrate. I piani, infatti, non sono altro se non agrumeti che contengono i volumi vetrati dei negozi, degli uffici e degli appartamenti attraversati verticalmente da voliere di pavoni concepite come pozzi interni di luce. La dominanza del colore verde degli elementi vegetali ed il colorato piumaggio dei pavoni rirmandano tanto alla riconoscibilità del marchio di fabbrica Benetton ed al concetto universale del United Colours of Benetton quanto alla sacralità del giardino islamico. L’articolata volumetria dell’edificio viene ricomposta attraverso la realizzazione di una pelle esterna in lamiera d’alluminio forata su cui viene stampata l’effige di un frammento di lana visto al microscopio che conferisce all’edificio un effetto di smaterializzazione e trasparenza. Un edificio che per immagine e funzione si caratterizza per il suo forte impatto visivo ma che vuole dialogare con il contesto in maniera sottile ed emotiva, dove funzione e comunicazione, desiderio ed estetica possano manifestarsi e compiersi.

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