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Teheran, Iran - Concorso - Marzo 2009
vulmaro zoffi
Designing in Teheran
project B
Progetto partecipante del concorso: Designing in Teheran (project B)
Teheran
Pubblicato il 13 Giugno 2009

“Designing[…] is the only possible way […] to express oneself within society, the only way to communicate” Franco Albini

By entrusting architecture with the task to communicate the universal message of peace, the main purpose of this project is to leave a constructive message behind as opposed to the destructive one typical of repression. The ingenious geometric compositions of Islamic decorative art can be seen as mirroring the philosophical idea of a world organised following rational laws and intentions which can be identified and pursued by means of symbolic analogies: just as a crystal prism breaks light up into its constituent spectral colours, architecture can draw an edifying, higher-level reality through its “shapes”: peace.

The casing of the building consists of a structural mesh with a hexagonal warp, where each hexagon has a 2.5-meter apothem reminding of a beehive, a symbol of human industriousness. Each cell on the south and west façades contains typical, decorative shapes inspired to Islamic, hexagon-shaped geometric compositions which make up the façade structure. Following a bottom-up order and progressively opening up to voids over solids, three different patterns alternate, thus leaving the top floor – designed for residential uses – the largest possible void surface to ensure wide views from the balconies overlooking the city. The glass surface of the building is recessed compared with the external structure of the façade. The volume of this pieced building is tapered on the south front to meet the requirement for different gross areas, as established in the notice of competitions. Shape and function match and are harmonised by an internal distribution system designed to ensure the highest possible flexibility in managing internal functions: if necessary, each executive floor can be subdivided into one, two, three or four offices having a completely independent entrances and toilet facilities. Each technical unit includes two lift compartments, emergency staircases, technical rooms and toilet facilities. The green area outside the building covers 20% of the whole site and seeps into the building from the east side of the building, where the narrowing of floors on the third and sixth floors creates ribbon terraces which can become roof terraces. The sunlight is screened through sliding panels reminding of mashrabiyas, creating an internal casing and used to subdivide internal space. The outer surface is covered with laminated glass decorated with a microdotted film which is white on the inside and coloured on the outside, for the colours of the various floors to be visible from the rest of the city. Levels for commercial use or for executive offices are identified by different colours: red, orange, yellow, green, blue, indigo and violet, the fundamental colours forming the spectrum of light, a symbol of peace. This building thus becomes an icon of a type of architecture “that can arouse involvement” and wants to convey – and actually does so – an edifying message in a place where hopes for a sustainable peace seem to be lost.


“La progettazione [...] unico modo possibile [...] di esprimersi nella società, l’unico modo di comunicare”. Franco Albini

Affidando all’architettura il compito di comunicare il messaggio universale della pace, con questo progetto si è voluto lasciare un segno costruttivo in opposizione al lascito distruttivo che appartiene alla repressione. Le ingegnose composizioni geometriche dell’arte ornamentale islamica possono essere considerate i riflessi di una concezione filosofica di un mondo ordinato secondo leggi razionali ed intenti che l’uomo può perseguire e riconoscere anche attraverso analogie simboliche: come il prisma di cristallo scompone nelle sue componenti visibili la luce bianca, così l’architettura, attraverso le sue “forme”, può mostrare il disegno di una realtà edificante di grado più elevato: la pace.

L’involucro dell’edificio è costituito da una maglia strutturale a trama esagonale (apotema 2,5 m) che rimanda alla metafora dell’alveare, come simbolo dell’operosità dell’uomo. Le singole celle nelle facciate sud ed ovest racchiudono tipiche figure ornamentali tratte dalle composizioni geometriche islamiche a matrice esagonale, ancorate alla struttura di facciata. Ordinate dal basso verso l’alto secondo una progressiva dilatazione dei vuoti sui pieni, tre diversi pattern si succedono in modo da lasciare all’ultimo livello, avente funzione residenziale, la massima porzione di superficie forata per consentire ampie vedute dai terrazzi panoramici verso la città (essendo il fronte vetrato degli appartamenti arretrato rispetto alla sagoma esterna della facciata). Il volume dell’edificio tassellato è rastremato nel fronte sud per seguire le richieste delle diverse superfici lorde imposte dal bando di concorso. Forma e funzione corrispondono, armonizzate dal sistema distributivo interno che è stato strutturato per perseguire la massima flessibilità nella gestione delle funzioni interne: ogni singolo piano direzionale è suddivisibile se necessario in uno, due, tre o quattro uffici, aventi accessi e servizi completamente indipendenti. Ciascuno dei 2 blocchi tecnici raggruppa una coppia di vani ascensore, scale d’emergenza, servizi e vani tecnici. L’area verde presente nel lotto esternamente all’edificio (20% dell’area del sito), penetra all’interno del volume nel lato est dove il restringimento dei solai al terzo e sesto piano genera dei terrazzi a nastro attrezzabili a verde. La luce solare è schermata da un involucro costituito internamente da pannelli scorrevoli tipo mashrabiya (usati anche per suddividere gli spazi interni) ed esternamente da vetro laminato decorato da pellicola micropuntinata (colorata verso l’esterno e bianca all’interno) in modo che dalla città si percepiscano i diversi colori dei vari piani. Ciascun livello destinato a commerciale ed uffici direzionali è identificato da un colore diverso: rosso, arancione, giallo, verde, blu, indaco e viola; i colori fondamentali che compongono lo spettro del visibile e dell’arcobaleno, simbolo di pace. Un edificio-icona, per un’architettura che vuol’essere “capace di sollecitare partecipazione” e che vuole proporre, e propone, un messaggio edificante proprio laddove sembra perdersi ogni speranza di costruzione di una pace sostenibile.

163. Oh fosse a noi dato trovare infine un asilo di pace! / Oh, questo lungo andare, avesse, in fondo, una Mèta! / Oh fosse, dopo cento e mill’anni, dal cuor della terra / Oh fosse a noi data speranza di sorgere a nuovo com’erba!

Omar Khayyâm (1048-1123ca.), da Robâ’iyyât (trad. A. Bausani)

Capogruppo
vulmaro zoffi
Immagini (6)
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