Il Sole 24 Ore
Trenta progetti per raccontare ai giovani gli eroi di pace
Un articolo di Giorgio Santilli
«Non è più tempo di statue-monumento, della vittoria alata o delle mamme che tengono tra le braccia il figlio morto. È tempo di passare piuttosto alle biblioteche-monumento o al centro studi-monumento. Non dobbiamo celebrare più solo il ricordo di un sacrificio ma chiamare a raccolta gli altri, soprattutto i più giovani, per dire loro: datevi da fare anche voi per costruire le condizioni di democrazia e di sicurezza per un mondo migliore».
Alberto Ficuciello, 69 anni, generale che ha coordinato la presenza italiana in molte delle missioni internazionali di pace e padre di Massimo, morto a 25 anni nell’attentato di Nassiriya del 12 novembre 2003, condivide in pieno l’idea di un monumento ai caduti italiani nelle missioni internazionali di pace, lanciata dal Sole 24 Ore dopo l’attentato di Kabul del 17 settembre scorso, in cui morirono sei paracadutisti della Folgore.
Il Sole 24 Ore presenterà le 30 idee martedì prossimo alla Camera dei deputati, alla presenza del presidente Fini, del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, del ministro della Difesa, Ignazio La Russa, del presidente dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, e del vicesegretario del Pd, Enrico Letta.
Il concorso informale di architettura – in attesa che ce ne sia uno formale lanciato dal ministero della Difesa e dal comune di Roma – è servito a disseminare l’idea del monumento, a raggiungere decine di studi che a loro volta hanno contattato centinaia di persone. L’idea del memoriale ai caduti è tornata indietro ogni volta arricchita, articolata nei suoi significati, approfondita, vista da un angolo visuale nuovo.
Hanno dato un contributo grandi architetti stranieri come l’americano Daniel Libeskind, lo svizzero Mario Botta con la piazza meridiana, il francese Rudy Ricciotti con il suo paracadutista nel blocco di cristallo, i giovani inglesi Carmody e Groarke già autori del memoriale alle vittime della strage di Londra del 7 luglio 2005.
Una valanga d’idee è arrivata da tre generazioni di architetti italiani. I più anziani, i 60-70enni Portoghesi, Bellini, Monestiroli, Purini e Anselmi, così come gli artisti Arnaldo Pomodoro, Garutti e Isgrò hanno raccontato il dolore della guerra spesso vissuta personalmente. Nelle loro proposte prevale ancora la forza del simbolo. Anche quando rigetta «tutte le guerre», come fa Anselmi.
Delle vecchie simbologie tentano di liberarsi gli architetti 40-50enni. Aderiscono con cautela, a volte con sospetto, all’idea del monumento, ma ne sono fortemente stimolati. Rimettono in discussione pezzi della loro esistenza. «Sono stato moderatamente pacifista in gioventù», dice Cino Zucchi, ed è spesso con questo retaggio che fanno i conti. In lui, come in Francesco Garofalo, Gianluca Peluffo (5+1AA), Mario Cucinella, Mosè Ricci, Alessandra Segantini (C+S), Vincenzo Corvino e Giovanni Multari, la sfida è «la rottura del canone».
→ Vai all'articoloProgettisti menzionati
Monestiroli Architetti Associati
Arnaldo Pomodoro
Alberto Garutti
Filippo Isgrò