Il Corriere della sera
Roma - Giudizio (quasi) unanime: "È bellissima" Molti architetti presenti all'inaugurazione "sposano" il progetto
di Edoardo Sassi
Alla fine l’Ara (sine) Pacis, accontenta un po’ tutti. A parte i militanti di An e gli ambientalisti di Italia Nostra, uniti e divisi (gli uni schierati dalla parte di via Ripetta, gli altri piazzati con volantini nelle vicinanze del ponte sul Tevere), pronti a urlare contro «la pompa di benzina» o «l’autentica mostruosità». Per (quasi) tutti gli altri, circa 400 persone intervenute alla «pre-inaugurazione» dell’opera, la teca di Meier è «bellissima». Anzi, «stupenda», come la definisce l’archeologa Anna Mura Sommella, direttrice dei Musei Capitolini. Giudizio di parte, per una dirigente del Campidoglio? «No», assicura lei. «Anzi, le confesso che avevo non poche perplessità e preoccupazioni».
«Giudizio sospeso fino alla fine dell’opera – commenta Renato Nicolini, architetto ed ex assessore capitolino alla Cultura – ma per quel che vedo mi pare un gran bel lavoro. Di valore. Una cosa intelligente è stata quella di aver mantenuto sul fianco la scritta in latino. Divertente la citazione in travertino. Insomma, ora che finalmente si può vedere parte del progetto realizzato, credo che tutte le polemiche possano tacere» .
Tacciano le polemiche. Il tanto vituperato Meier alla fine ha dunque lasciato «un segno in cui si vede la mano dell’architetto internazionale»: anche Alessandro Anselmi, illustre collega del progettista americano, promuove la grane teca, i seicento metri quadri di vetrate, il gioco di trasparenze, il muro in travertino e tutto il resto: «Certo – aggiunge – un giudizio definitivo si potrà dare solo alla fine».
Ma il buon giorno, si vede dal mattino, dice il proverbio. E gli architetti presenti ieri all’inaugurazione concordano, sfumature a parte, sulla qualità della nuova sistemazione dell’Ara. Giorgio Ciucci, presidente dell’Accademia nazionale di San Luca: «Si è ricostituita, e già si vede, una continuità con via Ripetta. Ottima l’idea delle colonne, quasi una citazione direi… che dialoga con le vicine colonne della piazza. Anche io mi esprimerò solo alla fine, ma credo già di poter affermare che si tratta di un intervento di qualità. Spettacolare il muro in travertino, montato benissimo, grande precisione nei giunti tra un blocco e l’altro… Per principio, oltretutto, sono tra quelli favorevoli a interventi contemporanei di qualità anche nel centro storico. E ho sempre detto che quel che si è demolito era una cosa modesta, attribuita a Morpurgo, ma che di Morpurgo non era».
Tutti pazzi per Meier, dunque? Non proprio. Qualcuno (lievemente) perplesso c’è. Vittorio Emiliani, ad esempio, presidente del Comitato per la Bellezza: «Lavoro interessante – dice – ma un po’ soverchiante». Poi spiega: «Mi è molto piaciuto il grande contenitore in vetro. Meno il muro in travertino, non tanto in sé, quanto nel rapporto sbagliato che stabilisce con le due facciate delle chiese adiacenti».
Opinione che vai, giudizio che trovi: negativo, stavolta. quello di Giano Accame, ex direttore del «Secolo d’Italia» e intellettuale di riferimento per An. «Polemiche politiche a parte», premette garbatamente, «ma davvero non mi sembra un granché: un’officina, un gazometro, un effetto fabbrica… Molto interessante mi pare invece il progetto futuro di pedonalizzazione. Non tutto comunque, tra ciò che vedo, mi pare da buttare. L’area vetrata è la cosa migliore. Quelle colonne però, me lo lasci dire, sono di una bruttezza inimmaginabile».
Tra le tovaglie e i fiori bianchi per il buffet (studiato omaggio al colore simbolo delle architetture di Meier) sfilano intanto mezzo Campidoglio e vari volti noti. La «pre-festa» è finita. Appuntamento per il 21 marzo 2006, ad opera completata.
→ Vai all'articoloProgettisti menzionati