La Repubblica
Napoli: La febbre della creatività minaccia il centro storico
Un articolo di Nicola Pagliara su La Repubblica:
’’Nell´aria aleggia da un paio d´anni un fantasma carico di tensioni e di fenomeni estetici incalcolabili. Si parla a ruota libera di “creatività” intesa come speranza nella capacità divinatoria della specie umana. Immolata sull´altare della “creatività” si sono svolti convegni e dibattiti fino (per ora) alla recente Biennale di Venezia.
In cosa dovrebbe caratterizzarsi la creatività. Suppongo dai risultati che vengono mostrati come il prodotto di sofisticate bizzarrie che poco o niente hanno a che fare con l´Architettura, l´arte in generale, intesa come qualità estetica delle funzioni indispensabili alla vita. Creatività perciò può essere riservata al buon Dio, che come si sa, dal nulla mise in scena l´universo, con tutti i suoi fascinosi caratteri. La più modesta creatività umana sarà meglio definirla ricerca del nuovo, all´interno di un filone culturale teso a chiamare “novità” in una continuità costellata da piccoli risultati che hanno consentito di trasformare strumenti primitivi in oggetti funzionali e perfino di ottima qualità estetica.
La nascita recente del “design” ha accelerato questo aspetto, rincorrendo di volta in volta l´evoluzione funzionale o il puro effetto sublime della forma. Come è potuto accadere tutto questo e quale ricaduta può avere sulla nuova politica dell´Architettura e dell´urbanistica? Andiamo per gradi. Gli oggetti e la loro forma si sono “evoluti” e non creati, a secondo delle necessità umane, attraverso un meccanismo estremamente interessante del nostro cervello. La memoria è uno strumento fondamentale della nostra crescita culturale: ricordando che si sono configurati così il mito e le storie a esso connesse…..’‘
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